Una chiacchierata con Nives Levan

UNA CHIACCHIERATA CON LA FRIULANA-CATANESE NIVES LEVAN

TITOLARE DELLA CASA EDITRICE PROVA D’AUTORE

L’occasione a Bagheria della presentazione organizzata dalla BCSicilia del nuovo libro di Mario Grasso Sicilia: luoghi del genio, mi ha propiziato l’incontro con l’editrice del libro stesso, la friulana Nives Levan, da mezzo secolo naturalizzata siciliana di Catania, città dove vive e gestisce da titolare la nota Casa editrice Prova d’Autore.

Ho conosciuto Nives una trentina d’anni fa, in occasione della mia collaborazione con la sua Casa editrice e con il Dipartimento di studi letterari e filologici presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, di cui allora era direttore il professore Nicolò Mineo, che proprio in quegli stessi anni sarebbe stato eletto, per le due tornate canoniche, preside della Facoltà stessa. Sono poi seguite le mie pubblicazioni con Prova d’Autore: Che donna la Sicilia; Pepite di Palermo; Le donne con Gesù e Nel segno dell’Etna. Da queste collaborazioni è maturata l’amicizia con Nives, e le diverse occasioni culturali di ambito letterario, che ne sono seguite, lungo gli anni, fino a questo incontro a palazzo Branciforti di Bagheria il 14 aprile, patrocinato dalla presidenza BC Sicilia di cui è presidente Alfonso Lo Cascio e responsabile per Bagheria la instancabile operatrice di cultura Maria Giammarresi.

L’idea di una intervista all’amica editrice è scaturita anzitutto da una mia curiosità per il programma, annunciato, iniziato e subito annullato, da Prova d’Autore, su un repertorio delle presenze di narratori nel territorio provinciale della città metropolitana di Catania. L’iniziativa aveva preso spunto dal titolo del mio saggio: Nel segno dell’Etna, qui prima citato, una ricerca sulla particolare incisività nella storia della Letteratura italiana dall’Unità d’Italia ai primi decenni del secolo scorso, degli autori etnei, Capuana, Verga, De Roberto, Brancati, Aniante, Ercole Patti, Pasqualino, Villaroel, etc. Prova d’Autore aveva proposto una ricerca a mo’ di inventario di presenze di nuovi narratori nella stessa area etnea, a mo’ di aggiornamento rispetto alla mia pubblicazione edita negli ultimi anni del secolo scorso.

La cancellazione del progetto mi aveva incuriosito sulle ragioni che lo avevano suggerito ed ecco l’inizio dell’intervista con la domanda relativa a un chiarimento che potrà servire d’informazione pubblica oltre a interessare gli addetti ai lavori del territorio provinciale etneo.

D. Dopo l’annuncio del programma di un albo di schede biografico-critiche su tutti gli autori viventi di narrativa presenti e operanti nel territorio etneo limitato dai confini della provincia di Catania, e dopo un paio di prove riuscite, avete deciso di non proseguire con il programma. Come mai?

R. L’entusiasmo col quale era stato varato dal Comitato culturale il progetto intitolato “Nel segno dell’Etna” per una serie di incontri in pubblico con gli scrittori catanesi e dell’intera stessa provincia, abbiamo constatato che non avevo suscitato molte approvazione. Le risposte ambigue scritte e/ o orali di alcuni e la freddezza di altri, ci hanno reso dapprima sorpresi, poi convinti di essere noi in procinto di commettere un errore. La freddezza di chi mugugnava sul rischio di un “elenco del telefono” nel quale “promuovere” al rango di scrittore illustri sconosciuti, che avrebbero fatto scolorare la presenza nell’albo degli scrittori affermati, noti sia per le loro opere che per i consensi di critica nazionale e oltre. La reazione di alcuni – pochi ma buoni, come si suole dire, anche se non proprio di quella serie A di quanti, pur dichiarando di aderire, lo dimostravano adducendo senza ipocrisie che si sarebbero rassegnati a sentirsi declassati a causa della mediocrità del complesso da inserire nell’albo – è stata tranciante, infatti hanno reagito diffidandoci a non includere i loro nomi (proprio così) e con mail di espressione garbate verso l’iniziativa ma sprezzanti verso la formula della inclusione di tutti. Stando così i pareri, pur disponendo di una solida maggioranza che aveva accettato di buon grado la formula, abbiamo ritenuto di evitare il vespaio che si sarebbe potuto manifestare con conseguenze di disunire più di quanto prevedibile e di poter provocare qualche ricorso a vie giudiziarie del genere che noi stessi abbiamo sempre evitato di adire per difenderci da insinuazioni calunniose di malintenzionati.

D. Dunque avevate predisposto una scaletta e individuato un elenco di nomi di scrittori?

R. La formula prevedeva un elenco dei nomi di autori di almeno due opere di narrativa già pubblicate e un incontro presso librerie e sale gentilmente concesse, con la partecipazione di due autori per volta, presentati con relazione analitico critica di qualcuno del nostro Comitato o da una personalità accademica o della critica militante, proposta dagli stessi autori. Le relazioni critico-analitiche con l’aggiunta di una breve cronaca che avrebbe illustrato gli interventi svolti di volta in volta dal pubblico presente per ciascun evento, sarebbero stati pubblicati in volume con saggio introduttivo di una autorità accademica specialista in Storia della Letteratura italiana, entro due mesi dalla fine degli incontri. Il tutto chiaramente specificato senza alcun onere economico da parte degli scrittori. Quando da più d’uno dei convocati ci siamo sentiti proporre di escludere dall’elenco il Tizio e il Filano, se avessimo voluto la sua adesione, abbiamo capito che sarebbe stato meglio rinunciare. A quel punto infatti il progetto ci si è rivelato una nostra maldestra “utopia in Sicilia”. E abbiamo smesso di proseguire. Pazienza. D’altra parte abbiamo di che occuparci e in misura persino esorbitante, anche in contraddizione con i tempi difficili che purtroppo incombono per tutti.

D. La decisione attuale potrà essere modificata e il programma ripreso?

R. Non siamo ghiotti di pietanze riscaldate. I segnali che abbiamo ricevuto ci hanno fatto scoprire l’errore che stavamo commettendo. Non ci manca lavoro cui accudire proprio in questi momenti.

D. Cambiamo registro e parliamo dell’attualità operativa. Quali novità ci darà Prova d’Autore per i prossimi mesi di questo 2019?

R. Di questo argomento parlo volentieri. Come non è altrettanto per le tue domande precedente alle quali ho risposto esponendo la verità dei fatti ma trattenendo, fino a fermarla, la tentazione di farmi sfuggire nomi e rispettive osservazioni. Parlare della produzione editoriale e dei programmi che la accompagnano, mi è gradito e mi offre anche il destro per esprimere compiacimenti. Abbiamo pubblicato nei mesi scorsi, saggi davvero interessanti, il primo è stato quella di Giulia Sottile sulla poesia di Alda Merini, Sul confine”, uno studio fuori coro, una ricerca, quella della Sottile, psicologa e acuta militante di analisi critiche oltre che di scritture creative, che fa il punto sulla poesia della Merini con proposte nuove e solide e aggiunge alle proprie conclusioni una corposa appendice di confronti con pareri inediti sulle scritture della poetessa, pareri in due tre pagine per ciascun contributo inedito di Mario Rondi, Stefano Lanuzza, Tommaso Romano e Cinzia Demi. Insomma una analisi personale nell’intero saggio accompagnata da una agile appendice di confronti sulle diverse problematiche meriniane.

   Altro saggio quello di uno studioso calabrese, Attilio Palermo, intitolato “Il capro espiatorio e Cristo” che è presentato da una puntualissima illuminante analisi di Alessandro Centonze. Un libro che sta riscuotendo successi di critica e di richieste, già recensito su Avvenire e di cui sono in corso eventi di presentazioni in tutta la Penisola.

Altro saggio è quello che ha scritto Mario Grasso: “Sicilia: luoghi del genio”, un viaggio con soste a Bagheria, Chiaramonte Gulfi,  Comiso, Corleone, Lentini, Linguaglossa, Mineo, Modica e Palazzolo Acreide. Una silloge di opinioni e testimonianze con aspetti di una Sicilia che può vantare inconfutabilmente primati artistici da sempre e in tutti i settori, dalla letteratura alle arti figurative, alle scienze, alle speculazioni del pensiero.

Ancora in aprile abbiamo pubblicato il bel romanzo del magistrato Giuseppe Artino Innaria, uno scrittore che da questo brillante esordio, di cui è stata madrina prefatrice Simona Lo Jacono, nota scrittrice siracusana, promette di continuare la tradizione dei grandi narratori siciliani. Il romanzo è intitolato Non ho tempo da perdere ed è caratterizzato da una scrittura spiccatamente letteraria e da contenuti che adombrano l’autoanalisi di un protagonista giunto all’età matura dei bilanci, che si scopre assediato da dubbi su cui disserta tra motivi di pensiero, personaggi, fatti e misfatti della contemporaneità universale.

Maggio ci sta già impegnando a predisporre altre novità tra narrativa (un romanzo dell’esordiente catanese Silvana Pinto “Non ho altRo che me; un poderoso saggio di Martina Passanisi con cui Prova d’Autore inaugura una nuova collana di saggistica intitolata “Scienze umane”. La prefatrice del saggio, il cui titolo è una allusiva didascalia cinematografica Da Psycho a Il Lato positivo (Il cinema come manuale di psicopatologia), la psicoterapeuta Anna La Rosa, dirigente psicologo ASP, definisce metaforicamente l’opera della Passanisi: “Come una guida che di fronte a un monumentale, quanto vasto sito archeologico, indica le opere da visitare, il percorso da compiere verso l’esplorazione della coscienza”. Parere cui fa eco Giulia Sottile, nella sua qualità suddetta di direttrice della nuova collana, annotando in post-fazione: ”…un compendio che fornisce linee guida per chi volesse addentrasi nella conoscenza del cinema e delle tematiche psicologiche per una cultura cinematografica su specifici temi”.

A giugno avremo pronto per la distribuzione un nuovo libro di Francesco Nicolosi Fazio, un’opera sorprendente, una chicca con il recupero delle terminologie dialettali e relative esegesi filologiche degli strumenti dell’edilizia. Una ingente quantità di voci gergo-dialettali che l’ingegnere Nicolosi Fazio ha raccolto e collazionato lungo anni di tenaci ricerche personali, e che adesso con il titolo di STRUMENTI arricchirà il materiale utile agli appassionati, ai cultori, agli studiosi specialisti e principalmente alla salvaguardia della memoria di un mondo già sprofondato negli archivi dell’oblio da cui viene riscattato.

Interessanti novità nelle collezione di Poesia, sono gli altrettanti esordi di un trentenne di Butera, Emanuele Fiore, con Dammi carta e pensae di una diciannovenne di Palma di Montechiaro, Aurora Lombardo con “Stagioni”. Le prefazioni alle due sillogi, entrambe scritte dal nostro direttore letterario, si possono leggere su questo stesso numero di Lunarionuvo di maggio. E oltre alla prefazione due poesie di ciascun autore, ricavate dai suddetti libri in corso di stampa.

D. Questa vostra tendenza a prestare attenzione agli autori di poesia mi sembra che non è mai venuta meno.

R. Sì, le due collane di poesia, continuano a essere pubblicate con particolare successo, e anche come nostro fiore all’occhiello per l’attenzione che rivolgiamo anche agli esordiente di sicuro valore, come dimostrano le sillogi che ho citato prima e che saranno disponibili nei primi giorni del prossimo giugno.

D. Cosa puoi dirmi sulle uscite autunnali e di fine annata editoriale in corso?

R. A settembre pubblicheremo un romanzo. Ma non sono ancora autorizzata a rivelare il nome del suo autore. Pubblicheremo anche due opere di ricerca saggistica e, prima della fine dell’anno, un altro libro di poesia.

Intervista a cura di Laura Rizzo (Bagheria, 14 aprile 2019)