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Aquilia delle poiane e “la città del fanciullo”

ovvero

UN RODENTE SOSPETTO COME AUTOGOL

Mario Grasso, moderno Aristofane fin dai suo esordi letterario, in questo importante e delizioso suo nuovo libro, ricco di informazioni e deduzioni, oltre a porsi e porre insistenti domande su alcuni foschi misteri della storia locale, rimasti insoluti, e a tessere un geniale e divertente berlingare letterario col proporre l’immagine di una fabulosa nazione acese- città come la romanzesca Ovalovara di Osman Lins, fa rivivere a contrappeso una fascinosa Acireale nei suoi perenni splendori di oro antico e opulenze barocche, coltura del trunzu (Trunzu d’oro) , cotture di sapori e delizie culinarie della eccellente cucineria locale e cultura delle tradizioni, immergendo il tutto nell’atmosfera del governatorato-bengodi di un ridanciano re Carnevale . Ben quaranta immagini fotografiche tra prima parte del libro e Appendice delle attualità e delle attese. (lr)

In libreria dal 2 aprile il libro i cui contenuti pretendono di avere esaurito esplorazioni, per quanto ovviamente approssimativa, su “L’anima e il corpo di Acireale”. Ma l’autore, che a un certo punto del suo esorcizzare qualche estemporaneo stupore, a proposito del ridicolo che può capitare di vivere da spettatori o da protagonisti, afferma che, tuttavia, il fenomeno non ha meno probabilità di quanto se ne può trovare nel bene o nel male del viaggio esistenziale umano.

Egli, l’Autore di Aquilia delle poiane, che non si è peritato di ripescare episodi persino del trapassato remoto (1640. Le ricchezze mobili immobili e in denaro contante) del vescovo Ottavio Branciforte. Oltre a quelli del più recente passato prossimo del vagone con la tesoreria in contanti per i pagamenti giornalieri del necessario  per diverse compagnie di militari e carri armati e auto e autocarri, rapinato nei giorni preludio della ritirata delle truppe della Wehrmact, vagone fermo su binario morto nella stazione di Acireale. Infatti, l’autore che puntualmente interroga e si interroga sull’incendio doloso del Teatro Bellini di Acireale nel 1952, e ha intitolato “Misteri & Foschie” alcuni episodi come altrettanti scheletri nel capiente armadio della città che vanta il mito di Aci e Galatea, non ha poi speso una sola parola per una occasione tutta acese, di bruciante attualità, che è sbocciata proprio ad Acireale nella piena luce, quindi sotto gli occhi di tutti, senza che alcuno abbia avuto un fremito di reazione o di indignazione pubblica.

O, sempre in tema “Città del fanciullo”  di  altro e altri di cui non si sa come dire. Ma, secondo noi questa è la occasione del secolo per Acireale, l’affaire che si chiama Città del Fanciullo e sua gestione finita nelle mani di privati dopo la morte di monsignor Randazzo che ne era stato fondatore, animatore e tessitore di relazioni e prestigio.  Noi abbiano ascoltato mugugnare che potrebbe essere calunnioso, impreciso, falso addirittura. Ragione maggiore perché se ne parli a voce alta, prima di affidare all’evolvere pettegolo di leggende metropolitane prive di verità di fondo. Se fosse come si dice per voce di popolo, altro che titoli e tesori del genere e valore di quelli “fruiti” dai famigli del vescovo Ottavio Branciforte nel 164o o ingente capitale della Wehrmact, rapinato a opera di ignoti! Stavolta il tesoro è una città intera costruita mattone su mattone con denaro pubblico! Come mai tutti tacciono? Vizio naturale degli acesi? Scusa magra. O forse, appunto è davvero tutto in regola e sono frutto di leggende metropolitane anche queste nostre insinuazioni?

Dispiace che nemmeno le poiane roteanti alte sul cielo della Timpa di Acireale si siano accorte, loro che hanno occhi acutissimi. Come mai? È questa la domanda che si pone all’Autore del libro ancor fresco di presenza nelle librerie, a costo che l’Autore possa, o meglio, debba porsela da sé e ammettere che è mancato un capitolo nel volume che dedica una pagina alle divertenti immagini della chioccia e dei pulcini terrorizzati dal volteggiare delle tarpazze.

È dunque vero quanto si legge a pagina 36 sul peggio che non conosce limiti, per dire del ridicolo, ma è anche vero che, più delle gigantesche  evidenze, spesso, la vista coglie le minuzie. Per fortuna c’è quella valvola che va espressa con la locuzione per metà assolutoria: Non è mai troppo tardi.

Ludi Rector