Cronache di una gruccia (2)


– Ein politischer-polemischer-soziologischer Aufsatz –
Sir Ilarius Long

(Continua dal numero 65/53 aprile 2015)

2. [Della Devianza]

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Le società grucciche non sono immuni da episodi devianti, dove per devianti si intendono tutti quegli atteggiamenti che deviano dall’ordinario consentito.

Ovviamente non esiste un sol tipo di società, il chè rende particolarmente difficoltoso intraprendere un, per quanto breve, accenno alle tipologie di deviazione. Nonostante ciò cercheremo di delineare un quadro, di certo imperfetto, di quanto i nostri osservatori hanno avuto la fortuna di carpire durante i periodi di visione diretta.

Dicevamo, esistono varie tipologie di devianze, alcune di assoluto spirito innocuo, altre di pericolosità indubbia, pericolosità in scala che mostreremo mediante esempi pratici aiutandoci con un grafico piramidale, di tipo ascensorio mostrante delitti dalla pericolosità crescente.

 

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L’Agruccinio, nonostante sia individuato tra gli atteggiamenti devianti, è inserito nelle arancioterie, ossia le categorie arancioni di scarsa entità. Consiste, l’Agruccinio, nel difformare, rendendo impossibilitato all’auto portabilità, l’individuo Gruccia. Data però l’innumerevole quantità di Grucce esistenti, per quanto scandalo susciti ogni genere di Agruccinio, specie Agruccidio (Agruccinio di massa) accade spesso che tale reato sia ammantato dall’aura di impunibilità o meglio di punibilità parziale, riducibile con sconti di varia natura, secondo le inezie verbali che i difensori dell’Agruccida sono in grado di produrre.

In particolar modo esistono gravose quantità di Agruccinii impuniti legati al Grucciamento.

Con il termine Grucciamento si intende un tradimento interno, adoperato dai membri onorevoli e onorati della società nei confronti dei consociati.

Si parla di Grucciamento ogni qual volta viene condotta un’inchiesta per inquinamento di prove, agruccinii di stato, secretazioni inopportune, spodestamenti carrieristici, deviazioni da scopo, costruzioni pro riciclaggio, riciclaggio e simili. Il Grucciamento è dunque una categoria estremamente vasta, e proprio per tale vastità, genericamente ignorata, l’abitudine alla sua non considerazione si è diffusa divenendo virale, salvo l’insistenza di sparuti operatori.

Grode è l’atteggiamento di pura venialità comportante la distrazione di fondi, ordinariamente mediante illeciti e raggiri, comportante un esubero di profitti non altrimenti realizzabili. Esistono vari generi di grodi e profitti, dall’economico al generico opportunistico, la diffusione di tale comportamento è tale da risultare mediamente impunito.

Ai vertici della piramide da noi considerata giungono il Grurto e il Grulto. Dicesi Grurto il fenomeno distogliente la proprietà del soggetto X da parte di soggetti altri non legalmente proprietari, semplici detentori, a posteriori dell’elemento oggetto di Grurto.

Tra i Grurti si evidenziano scale di valori, che potremmo individuare in una graduazione, da 1 a 10, ossia da più importante a meno gravoso. Al livello 1 avremo quindi il grurto di mele, salami, bottoni, salviette e al 10 il Grurto armato di immobili, gioellame et similia.

Infine, capostipite di questo nostro breve elenco di reati gruccici ecco il Grulto. Inquietante reato, determinante financo la pena capitale. Con il Grulto, il reo si macchia di offesa impudente nei confronti delle alte cariche statali, offese sardoniche, satireggianti che conducono tal comportamento tra i massimi elementi di deturpazione societaria.

Al di là dei reati si manifestano, è giusto citarlo, nelle Grucce, anche altre devianti tendenze, spesso incitate dal contesto spaziale di giacenza, anche in questo caso rimandiamo allo studio in volume di C.V.E.II. Meliscarius Von Bier, noto conoscitore dell’argomento.

 

3. [Del Trasformismo]

 

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Trasformismo e tranfughismo sono alcuni degli atteggiamenti più diffusi tra le Grucce, si direbbe costume, vezzo, inclinazione.

È uso, dicevamo in incipit, per ogni Gruccia, mutare sembiante, occultarlo, mediante l’impiego di indumenti dalle fogge variegate, indicanti diverse appartenenze, tendenze modalità d’essere, esprit.

Dal rosso al blu, dal blu al rosso in tonalità tendenti alle cromature intermedie e estreme, un’inclinazione al cambiamento che rende fluide le entità coinvolte.

Una fluidità però, che non intacca le chiusure questuanti, ossia chi risulta occluso “squared” non muterà con il passaggio dell’onda, anzi, estremizzerà la propria squadratura rendendo il contrasto tra la parvenza e l’essenza quasi stonante.

Diceva un lunatico saggista:

avere l’occasione di ammirare uno ‘stop’ in pieno deserto permette la comprensione di fenomeni altrimenti estranei all’ordinaria portata. L’equivalente di un rametto d’ulivo brandito da un generale o d’un pubblicitario no-smoking in portacenere. Un’inutilità materiale, contrapposta alla ‘sociologica’ valenza. Un esperimento, potrebbero dire i coraggiosi, un esperimento votato all’indagine dei ‘meccanismi cerebrali’.”

Ebbene, l’osservante, potrà essere soggetto ad un’azione immediata di blocco, plauso, istigata partecipazione. O, con notevole perplessità, potremmo ammettere che lo stesso soggetto, sperimentale cavia, avrebbe la possibilità di dubitare. Dell’indicazione, del contesto, del condizionante e del possibile condizionato.

Pensiamo ad un alimento, per cercare di individuare la provenienza, sarà di certo necessario indagarne l’etichetta eppure, la citata indicazione, non risulterà esaustiva, anzi in certi casi apparirà forviante, dubbia, incompleta. Persino astrusa.

Un po’ come le attribuzioni ‘–iste/isti’ e le individuazioni ‘-ismi’, associate per formale pompa, in sé non esplicative. Abusate, con intenzione classificante, di fatto inconcludenti poiché riduttive, eccessivamente indirizzate verso categorizzazioni ‘definite’ non compatibili con la ‘volatilità umana’.”

Direbbe l’amico saggista.

Attribuzioni legate a individuazioni, dunque, creanti ossimori fattuali, dal comun-ista tendente al social-ismo, al social-ista verso il riform-ismo, il riform-ista con il fasc-ismo, il fasc-ista in “catechismo”, il cattolico con lo ‘ndranghet-ismo o generico “maf-ismo”. Ossimori raggiranti che, motivati da scopi generalisti di “rabbonimento” di massa mutuano variegati tradimenti, tradimenti politici perché tradita risulta la polis stessa.

L’elettore, o il soggetto X, a cui l’-ismo e l’-ista tendenzialmente si rivolgono. Un tradimento che, come direbbe Trotsky[1] è persino diverso dall’individuale, invece dettato da interessi di specie.

Un “tradimento generico” perché tradente l’interesse di uno (o più) specifico genus, a cui viene a mancare la fiducia necessaria per operare “attivismi” in grado di smontare le inerzie, o meglio, costruire ingranaggi efficienti, non annichilenti o depauperanti.

Brand[2], non l’estremista di Ibsen[3], sosteneva l’opportunismo delle statistiche, materialmente fruibili, diremmo, per “l’invogliante utilità”, o capacità indirizzante. Codici dal contenuto teoricamente fisso, in realtà variabile secondo i fini per i quali vengono indirizzati, un linguaggio (andando in iperbole) nonsense capace di variegate interpretazioni.

Un “buffo mistero[4] dall’evidente, non giullaresco, non popolare, grammelot.

Ma, aggiungiamo estendendo la brandiana premessa, un’invogliante “misterica” utilità resa tale (ossia utile) dall’assenza di carattere, di nero contorno, “definitorio”, assenza che gli stessi “-ismi” generano nel momento in cui “l’-ista” di turno opera quel tradimento politico determinante sfiducia nell’uditorio.

Quella sfiducia generante diffidenza, cautela e, al tempo stesso, tendenza dell’individuo, necessitante, verso la ricerca del soggetto “forte” dettante “definizione”.

È, dunque, l’assenza di carattere in soggetti politici in sè “confusi”, ideologicamente, e di conseguenza materialmente, frazionati a spingere il soggetto campione, X, sfiduciato, ad aggregarsi a fazioni “opportunamente” incitate da opportunismi statistici.

A seguire il “desertico stop” o plaudire “bombe pacifiste”. Un’assenza di carattere che, volendo seguire Trotsky, mostra la piena mancanza di una reale preparazione e di una volontà positiva, introdotta all’espansionismo attivo, produttivo.

Una lacuna che, riteniamo in grado di partorire l’ironica difesa della “beffa”, gemella del citato, generale sentimento di sfiducia.

Tono beffardo o sentimento “difensivo”, strumento di offesa verso le contingenze o macchine dagli ingranaggi in folle accelerazione, in realtà statici nella produzione, necessitanti, per questo, preparatorie “oleature”.

Fondamentali per ridurre la prevaricazione sistemica di una struttura chiusa, come metallica rotella dove i denti o “motori elementi” si trovano nella pericolosa condizione di “strumento indotto”, sé-movente per il mantenimento della staticità elitaria di occluse cerchie, dalle cieche promesse o ossimoriche réclame.

{SE BELLA GIU SATORE/ JE NOTRE SO CAFORE/ JE NOTRE SI CAVORE/ JE LA TU LA TI LA TWAH.[5]}

Tornando dunque alle care Grucce ecco che per quanto condividenti la possibilità di abbattere becere indicazioni ci troviamo sbigottiti innanzi la facilità di mantenimento di plurime, e quindi nulle, bandiere portate e portanti, trasformate e trasformanti la Gruccia in non-Gruccia, ossia Gruccia fugante ogni via, percorrente la “tirata” o “tirante”.

Ecco spiegato il perché di un ‘si breve documento, l’osservazione ha stranito gli osservanti obbligando la sospensione e conseguente retro marcia dall’universo gruccico.

Gioiosi di appartenere ad un sistema differente, di dimorare in ere dal discordante arcanum, offriamo dunque i nostri più cari saluti, porgendo innanzi le questioni, raddrizzando gli archi e ringraziando i Generatori primi per il grande dono della Grultorìa.

       Sir Ilarius Long

 

 

 

[1] Lev Trotsky (1879-1940) “Scritti sull’Italia”(Controcorrente, Roma, 1979);

[2] Brand, Deputato polacco partecipante alla III IC;

[3] Henrik Ibsen (1828-1906) poeta, drammaturgo, scrittore, regista teatrale norvegese, opera citata: “Brand” (1865);

[4] l’associazione “buffo mistero” richiama l’opera “Mistero buffo” di Dario Fo;

[5] Titina, canzone in Grammelot presente in “Modern Times”, Charlie Chaplin (1936).

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