Universalità di Nicolò Mineo

UNIVERSALITÀ DI NICOLÒ MINEO E DEL SUO UNIVERSO ANALITICO DANTESCO

Voi a Catania avete uno dei maggiori studiosi di Dante, distinto tra quanti esegeti nel mondo continuano ad andare fino in fondo e poi ricominciano di nuovo per ripercorrere con lenti d’ingrandimento il poema immortale. Non è facile improvvisare confronti con gli studi di altri noti e altrettanto valorosi dantisti partendo dalle penetranti analisi e dalle variegate angolature dei giudizi critici che da oltre mezzo secolo non smette di riapprofondire e proporre aggiornandoci il catanese professore Nicolò Mineo sul sommo poeta (…)”.

Queste le parole con cui ha reagito il dantista asiatico Abdula Aripov, in risposta al nostro primo presentarci, anni or sono, da catanesi. E non è certo emozione da poco il sentirsi accogliere con un riferimento così precisato in onore di un illustre conterraneo trovandosi in un paese lontanissimo dal nostro, addirittura in altro continente, in Asia centrale. Il pensiero è andato subito a Dante nel cui nome si stava verificando, come per magia, lo stabilirsi automaticamente di un’aura quasi familiare con persone di un mondo improvvisamente divenuto vicino e come amico da sempre nel nome del poeta che, come osserva acutamente Nicolò Mineo nel corso delle risposte all’intervista, pubblicata qui in altre pagine e ottimamente curata da Giulia Sottile, “ci mostra la via”. (*)

Nei giorni dell’incontro con Abdula Aripov non eravamo ancora a conoscenza del progetto che il professore Mineo aveva concordato con i giornalisti dirigenti del quotidiano La Sicilia, progetto che nel momento in cui scriviamo questa nota (7 giugno 2019) continua felicemente a rappresentare una nuova e rivoluzionaria occasione che il geniale e scientificamente infaticabile dantista catanese ha ideato con la complicità di direzione e redazione del benemerito quotidiano etneo: la diffusione della Divina Commedia commentata canto per canto e particolare per particolare nelle pagine culturali del suddetto giornale. Insomma le lezioni dantesche del professore Mineo, pur continuando – puntuali e sorprendentemente ricche e nuove, come qui presto annoteremo – a raggiungere udienza (e attese) dell’universo internazionale degli specialisti e dei cultori del sommo poeta italiano, si sono trasferite dalla cattedra universitaria alle pagine del quotidiano per raggiunge tutte le fasce di lettori, dall’intellettuale al commerciante, dal parrucchiere al portinaio, dal giocatore di calcio alla casalinga.

Commuove, ci si consenta esprimerlo, constatare come nei giorni delle invasioni dei robot, il dantista delle innumerabili esperienze, dalle acute e mai interrotte ricerche, promette (l’uso dell’indicativo è qui d’obbligo al posto del congiuntivo) ai giornalisti interlocutori del suo progetto su un Dante proposto al popolo, che non ripeterà alcunché di quanto lui stesso ha scritto tra libri e opuscoli e riviste specialistiche sul poema immortale, ma che si atterrà a una propria idea, accarezzata da sempre, quella, appunto, di portare la parola profetica di Dante nelle case di tutti!

Prosegue su questo principio il Nicola Mineo dantista che 25enne aveva svolto una “sua” pubblica Lectura Dantis che aveva lasciato sorpreso, ammirato e incuriosito l’intero scelto uditorio, proprio in grazia delle nuove frontiere di ricerche e di analisi critica della Commedia. Il giovanissimo Mineo che con quella pubblica lettura rispondeva elegantemente alla sentenza pronunciata dal suo tutor universitario che gli aveva sconsigliato la tesi di laurea su Dante, adducendo che per comprendere la profondità del Poema bisognava almeno superare l’età di quarant’anni (vedasi nella citata intervista di Giulia Sottile).

Dicevamo prima delle originalissime “lezioni popolari” che dalla cattedra sono adesso (da marzo 2019, ogni venerdì) divenute puntualmente pagine di giornale. Una cadenza settimanale che durerà un paio d’anni e oltre. Ed ecco uno dei sogni del grande dantista Mineo, portare in ogni casa, e circolo e negozio la voce perenne di Dante. Quello che adesso, scrivendo questa nota, abbiamo davanti ai nostri occhi è il paginone con le solite diecimila battute digitali spazi compresi, che sotto il consueto occhiello in rosso “Dante a 700 anni dalla morte” reca oggi per titolo: “Il pellegrino supera lo sbarramento dell’Acheronte” con aggiunta dell’intelligente didascalia di redazione e la consueta immagine: Il primo cerchio dell’Inferno: il mondo del Limbo. Canto V.

Ma ecco a simmetria della iniziativa dei venerdì in edicola con il Dante per tutti, già al quarto mese avanzato di successo, la costante chicca scientifica che il nostro Maestro (e Amico da sempre) propone dal catalogo della Euno Edizioni: “Dante, Inferno I-II: I canti proemiali” (Pagg. 232, euro 15). Non a caso Mineo aveva rassicurato la redazione de La Sicilia sulla totale diversità del suo impegno dantesco-giornalistico settimanale in chiave di fruizione democratica. Qui infatti, nel recente volume, il discorso si apre e si chiude tra gli scaffali più alti della ricerca analitico-critica, storico-filologica, filosofica (e religiosa!) dei due Canti proemiali come didascalizza la sintesi lapidaria della nota editoriale in quarta di copertina del libro, dove la frase finale avverte: Una lettura integrata da una specifica proposta interpretativa riguardante la profezia del Veltro.

Una summa documentaria che per noi, dantisti d’acque dolci, solo a tener conto delle note a pie’ di pagina con le altrettante didascalie riferite alle citazioni lungo il piacevole avvincente modulo espositivo di Nicola Mineo, costituisce uno straordinario trattato scientifico fondamentale sui due Canti “proemiali”. Non ci resta che auspicarci un nuovo volo fino a Samarcanda, nell’Asia Centrale, per aggiornare Abdula Aripov sulle nuove frontiere su cui si conferma il costante primato del dantista etneo, di cui l’intellettuale Aripov si era dichiarato ammiratore.

(Mario Grasso)

 (*) Cfr. qui in “Dieci domande a Nicolò Mineo” a cura di Giulia Sottile.