Un saluto per Luigia Ferro

 

“Da quale punto mi chiami? / … / Quali parabole descrivono i silenzi eternati / già colmi di parole, le migliori dicono: / le non dette.”
Ti ho conosciuta per la prima volta nel corso di una riunione del gruppo CIAI, i nostri sguardi si sono incrociati fugacemente in quella serata affollata. Mi eri rimasta impressa perché spiccavi per la tua “diversità” che in quel contesto era solo “esteriore”: troppi piercing … e i tuoi capelli-medusa biondi raccolti…
Ti ho rivista in seguito, in altra occasione, e quasi non ti avevo riconosciuta: la bella ragazza che eri mi stava davanti nella sua semplicità di donna, tant’è che non ho saputo trattenermi dal dirti – dopo averti anche ascoltata nella tua prorompente vitalità ricca di interessi e “conoscenza” – che così avresti dovuto “riconoscerti” e farti “conoscere”. Hai colto al volo quello che c’era dietro le mie parole, mi hai dato ragione e ci siamo abbracciate. Da quel momento ho avvertito la tua grande sensibilità e ho percepito che eravamo entrate in sintonia.
Ti ho “voluta” con me nel corso della presentazione del libro di una giovane esordiente (Martina Leone) ed ho vivo il ricordo di come tu abbia conquistato e coinvolto in “Con gli occhi del paradiso” (titolo del romanzo d’esordio della Leone) i tanti ragazzi presenti nell’istituto dove si svolgeva l’incontro e i loro docenti….
E qui mi fermo, ma desidero – attraverso le tue stesse “schegge di rame” (pubblicate dalla mia Prova d’Autore ) – immaginare un “tuo” saluto al mondo e a quanti – troppo presto – hai lasciato senza parole.
“Tra le strade sacre della città / lo sgranare volti / come mosaici /è, per me, vita /… / Incrociando i vostri universi / passanti distratti, fratelli, / edifico chiese / libero mondi.
Godo del diverso, / come d’isola esotica potrei, / in respiri atti / a disegnare archi in cielo. / Il fremito scomodo, / il timore del condannarmi a morte / per la parola errata. / Non vi è che Fede / nel decidere un saluto.
Sottile è l’idea come il concetto / non v’è dubbio / non si può dir l’uguale dell’Uomo. / Impasto spesso e misto / di cuore, umori e spirito: / goffo a porsi e a farsi / entro un limite / preposto al limite; / ignorante per natura / del soffio leggero della sfumatura. / È poco più / di un’esplosione di talco / per i mondi, / il nostro dirci dentro o fuori.
Ma soli camminano i poveri Cristi / e non biasimate quindi le mie assenze / che portandovi nel cuore, alla luce / non posso mai perdervi, nemmeno se ridiscendo. // Ballerina, come dito sulle corde, / non che conti se l’ottava è greve o acuta, / all’anima importa l’armonia / e lo stesso fa il mio spirito: danza.
Potrò superare ogni specchio / se, nei riflessi opachi / dei miei nomi sulle vostre bocche, / mi darete una casa. / Potrò ignorare ogni richiamo / se nei ritratti innamorati / dei miei occhi nei vostri / avrò un corpo e un’anima. / Potrò ridere d’ogni crollo / se nella viva morte / dei vostri pensieri o sogni / sarò eterna.”

Ciao, Lu’.

 

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