Non mi viene niente

 

(La signora)

C’è una voglia che ti prende quando passi sotto casa de La signora, l’irrefrenabile desiderio di apparire più grigio pennuto di quanto tu non sia. Rallenti il passo così che il tempo aumenti per il coraggio. Da quando giri l’angolo e vedi la finestra saresti a tiro circa un minuto e ventisette secondi ma hai imparato a mettere uno spazio bianco ogni tre passi, conquistando almeno quarantotto secondi. Immagini per tutto il tempo il freddo delle canne d’acciaio che si riflettono sul vetro interno, lì proprio dove tu non puoi vederle. Il rito quotidiano si compie intorno alle quattordici e quarantanove e ti concede un doppione a senso inverso che cerchi di far avvenire alle venti e dieci così da disporre la linea unica delle lancette ad indicare la finestra come segno mai colto di intenzione.

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(piume)

Qualcuno potrebbe capirlo, soprattutto oggi che hai deciso essere Il giorno, basterebbe un invito a rimanere o una parola di troppo sulla porta che aggiungesse qualche grado all’angolo da centottanta che tu vuoi perfetto, se ti trattenessero trenta minuti esatti non sarebbe la stessa cosa, avresti una freccia dimezzata e senza punta e non potresti tollerarlo. Invece nessuno aggiunge nulla al saluto, tutto è talmente celere da farti credere in incitamento e approvazione; sparisci prima dell’inevitabile passaggio all’invidia per le piume nascoste nei jeans che, a questo punto, nei sei certa, tutti hanno intuito.

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(è Il momento, è Il giorno)

Cadenzi i piedi fino all’angolo prescelto, superi quello da novanta in muratura che ti apre la vista dalla casa nell’istante esatto in cui quello da centottanta si forma sul tuo polso. Hai un minuto per far tutto, acceleri con il pugno destro alzato in diagonale sinistra come un comunista straziato dal vento, dopo qualche secondo sei sotto la sua finestra. È Il momento, è Il giorno. Allora lo fai, meglio di come l’avevi immaginato, meglio di come l’avevi sognato, persino meglio di quella volta che l’hai provato davanti allo specchio con indosso il costume. Cominci a tubare.

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(fucile)

Passa poco prima che La signora adempia al suo compito, sorprendendoti in una tenuta che non avevi osato sperare; si affaccia con a vestirla una tuta corallo “Simona Ventura”, i fili di raso le incorniciano il viso mischiandosi alle ciocche di capelli e fornendo la quinta tonalità di rosso. La pancia la mantiene ad una distanza di sicurezza dal bordo ma tu riesci comunque a vedere il rimmel scolato che si mischia al fondotinta, aprendo crepe equidistanti. Trattieni negli occhi quella visione che li fa straripare. Continui a tubare con le lacrime in bocca anche quando lei fa il gesto atteso, l’emozione non ti blocca, anzi, amplifica il volume. La signora si volta e solleva da terra il fucile, appoggia le canne sul davanzale, esita un istante per individuare la direzione. Impugna il grilletto con entrambi gli indici creando uno sfavillio d’argento e d’oro. La aiuti tubando più forte, ti punta e spara. Il rinculo la spinge indietro fino a farla scomparire.

© Julius Neubronner

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