Il giuoco delle chiavi

Il giuoco della chiave si era smarrito nella
successione dei tentativi, o, forse,
nelle ombre dolorose della memoria.

C. E. GADDA: La cognizione del dolore, Parte seconda, I)

 

Luigi e Teresa hanno appena messo piede nel bilocale preso oggi in affitto.
È un piccolo appartamento al piano terra. Fa parte di un edificio di periferia, composto di unità ammobiliate costruite in serie: stesso modulo, stessi arredi, stessi infissi. Tutte dotate di quanto potrà servire per un soggiorno privo di altre spese: biancheria da letto e da bagno, attrezzi, pentolame e vasellame per la tavola e la cucina.
I due hanno chiuso la porta d’ingresso e hanno cominciato a guardarsi intorno. Tutto corrisponde a quando l’hanno visionato in compagnia dell’agente immobiliare. Un particolare attira la loro attenzione: sul tavolo rotondo del tinello spicca un vaso di fiori di campo dai colori vivaci.
«L’agenzia ha voluto darci il benvenuto» osservano con un sorriso di compiacimento i nuovi inquilini.
In un angolo del minuscolo ingresso sostano ancora le loro due valigie, una grande borsa e un paio di scatole con dentro le poche cose che di lì a poco metteranno in ordine.
Improvvisamente Teresa si arresta e tende l’orecchio.
«Sento dei rumori alla porta» sussurra.
Qualcuno vi trafficava dietro. Tentava di infilare una chiave nella toppa.
Il marito accosta l’occhio allo spioncino. Nel tondo appare il volto di una donna.
«Chi è?» chiede Luigi.
«Come, chi è? Chi c’è dentro?» si sente rispondere. E subito dopo: «Perché è chiusa dall’interno?».
«Vuol dire la porta?»
«Sì, la porta!»
«Perché, non doveva
«Mi apra! Subito!»
Luigi esita alquanto ma poi apre e si trova davanti una donna né giovane né anziana, vestita in modo elegante, con in testa un buffo cappellino di paglia.
È spazientita e insieme preoccupata. Guarda sospettosa Luigi e Teresa, e gira lo sguardo nel vano dell’ingresso.
Luigi la squadra a sua volta. Una possibile ladra? La complice di una banda di ladri, mandata in avanscoperta per osservare l’interno dell’appartamento? Non sa che pensare.
«Chi è lei, cosa ci fa in casa mia?» chiede la donna con voce alterata.
«Casa sua?»
«Sì, casa mia. Come vi è entrato?»
«Guardi che si sta sbagliando. Questa non è casa sua.»
«Non è casa mia? Io qui ci abito.»
«Ci abita? E da quanto tempo?»
«Che le importa?»
Luigi corruga la fronte e osserva la donna con una certa apprensione.
«Forse la signora è venuta a far visita a un’altra famiglia e si è sbagliata di pianerottolo» suggerisce Teresa che nel frattempo si è avvicinata.
«Non devo far visita a nessuno» risponde la donna decisa. «Questa è casa mia. Posso descriverla in ogni particolare» insiste.
Luigi si volge istintivamente indietro, come a controllare l’arredamento, e gira in fretta lo sguardo sui pochi locali: il tinello, l’annessa cucina, la stanza da letto comunicante. Niente fuori posto. Niente che possa rivelare l’abituale presenza di qualcuno.
«Posso descrivere ogni particolare» ripete la donna. «E poi… E poi, come mai la mia chiave gira perfettamente nella serratura?».
«Forse non gira come le sembra» dice Teresa.
«Vogliamo provare?» risponde la donna.
Luigi allora toglie dall’interno la propria chiave, lasciando che la donna provi con la sua dall’esterno. Non riuscendoci, si sarebbe convinta di essersi sbagliata.
La donna infila la chiave nella toppa, la fa girare e, sorpresa! fa scattare più volte la serratura, senza alcuna difficoltà.
«Vedete?» dice la donna. «Apre e chiude!».
«Deve esserci una spiegazione» interviene Teresa.
«La spiegazione è che vi siete introdotti abusivamente in mia assenza» replica la donna.
Luigi rimane sovrappensiero.
«Telefono subito all’agenzia immobiliare» dice prendendo il cellulare.
Quindi fa scorrere la rubrica e digita il numero.
La conversazione non dura molto.
Quando spegne il cellulare, Luigi si mette a ridere. Ride e scuote la testa. Scuote la testa e ride.
«Che c’è da ridere?» chiede Teresa incuriosita e allarmata.
«Che c’è? C’è che a sbagliare siamo stati noi» dice Luigi alla moglie. «L’appartamento non è questo, è quello di sopra». Poi, rivolto alla donna: «Ci scusi, sa… Prendiamo subito le nostre cose e ce ne andiamo».
«Ve l’avevo detto, io» esclama la donna con evidente sollievo.
«Sì, però… però, anche la chiave che abbiamo noi ha aperto questa porta».
«Non capisco come… Intanto me la dia, questa chiave devo tenerla io.»
«Non prima di aver provato ad aprire l’appartamento al piano superiore» dice Luigi.
Salgono tutt’e tre al piano di sopra e Luigi infila la sua chiave nella toppa. Sorpresa! La porta si apre e appare l’interno del piccolo appartamento ammobiliato: l’ingresso, il tinello, la cucina, la stanza da letto, il bagno. Il tutto uguale a quello di sopra. Unica differenza, non ci sono i fiori sul tavolo rotondo.
Luigi rimane un attimo in silenzio. «Questa chiave è un passe-partout!» esclama poi. «Si vede che in agenzia…»
«In agenzia, che cosa?» chiede la donna.
«Hanno la possibilità di aprire tutti gli appartamenti che amministrano. A me hanno dato per errore il passe-partout invece della chiave normale.»
«Dovrò far cambiare la mia serratura» osserva allora la donna.
«Toccherà anche a noi cambiarla» aggiunge Luigi.
«Meno male che ce ne siamo accorti» conclude Teresa. «Come vede, cara signora, anche alle chiavi piace giocare.»

***

Dopo essersi scusati ancora con la donna per lo spiacevole equivoco, Luigi e Teresa si ritirano nell’appartamento. Non impiegano molto a sistemare le loro poche cose, ma la giornata è scorsa in fretta e, al termine, un po’ stanchi ma soddisfatti, decidono di cenare fuori di casa. Scendono le scale per raggiungere la più vicina trattoria e quando arrivano al piano inferiore, si arrestano di colpo, meravigliati e incuriositi. Un uomo anziano sta per uscire proprio dall’appartamento da loro erroneamente occupato quel giorno, e una volta uscito chiude la porta a chiave, a doppia mandata.
«Buonasera» lo salutano entrambi.
«Buonasera» risponde l’uomo, che li squadra per un attimo e poi chiede: «Siete i nuovi inquilini di sopra?»
«Sì, siamo venuti oggi… Lei abita qui? Ci scusiamo per stamattina… Si è trattato di un errore…»
«Non capisco. Che errore?»
«Ci siamo già chiariti con la sua signora, stamane.»
«Quale signora?» chiede l’uomo perplesso. «Io vivo qui da solo.»
«Da solo?» ripete Luigi. «Allora, chi era la donna di stamattina?»
«Una donna? Stamattina?»
«Sì, la donna che è venuta ad aprire la porta. Noi eravamo entrati per sbaglio nel suo appartamento. Poi abbiamo capito che la nostra chiave era un passe-partout. Sa, questi appartamenti sono tutti uguali… Chiarito l’equivoco, siamo andati nell’appartamento giusto, quello di sopra.»
«Un momento, per favore» vuol capire l’anziano signore. «Un passe-partout? Che passe-partout?»
«L’agenzia immobiliare ci ha dato una chiave in grado di aprire tutti gli appartamenti del palazzo.»
«Anche il mio?»
«Appunto. È per questo che siamo entrati per errore nel suo.»
«Quindi bisogna risolvere al più presto questo problema del passe-partout» dice l’anziano signore con un forte sospiro.
«Stia tranquillo. Domani andrò in agenzia a chiedere spiegazioni. Ci toccherà cambiare le serrature, se non vogliamo intrusioni di sorta» dice Luigi.
«Mi tenga informato» dice l’anziano signore. «Ma cos’è accaduto precisamente questa mattina?»
«Noi eravamo appena entrati nell’appartamento, quando una donna ha cercato di aprire la porta con la sua chiave dicendo che in quell’appartamento ci abitava lei, insomma che quell’appartamento era il suo.»
«E ovviamente c’è riuscita. Intendo dire, è riuscita ad aprire con la sua chiave.»
«Proprio così. La sua chiave apriva perfettamente la porta.»
«Capisco, capisco» dice l’anziano signore sorridendo e muovendo su e giù la testa. «Conosco quella donna.»
«La conosce?» chiede Teresa.
«Sì e no» afferma l’anziano signore.
«In che senso, sì e no?»
L’anziano signore allarga le braccia: «Nel senso che la conosco di vista, ma non so chi sia.»
«Ah!» esclamano insieme Teresa e Luigi.
«Mi spiego meglio» dice l’anziano signore. «Ogni tanto arriva questa donna e sento che armeggia nella serratura della porta. Io la faccio entrare. Lei si ferma una decina di minuti, gira per le stanze e si guarda intorno, poi va via com’è venuta, senza nemmeno salutare… Ogni volta le chiedo chi sia, con tutto il garbo possibile; ma lei non risponde, tutta assorta nei propri pensieri… Un paio di volte l’ho trovata già in casa. Entrata in mia assenza. Segno che possiede la chiave per aprire.»
«Appunto» conferma Luigi. Poi si domanda: «Ma chi sarà mai? Perché viene qui? Che cosa vorrà?»
«Vorrei saperlo anch’io» risponde l’anziano signore. «Ho chiesto informazioni perfino in Comune e al Comando della Polizia Municipale.»
«Risultato?»
«Nessuno sa nulla. Nessuna donna risponde alla descrizione fatta.»
«E nel palazzo?»
«Ho chiesto in giro. Nessuno l’ha mai vista. Considerate, però, che la maggior parte degli inquilini parte il mattino e torna la sera, per lavoro; e hanno scarsi contatti fra loro.» E aggiunge: «Una volta che la donna era qui, ho telefonato al Comando per dire: “Venite, fate gli accertamenti del caso”, ma quando i vigili sono arrivati, la donna se n’era già andata. In seguito, non ho più chiamato nessuno».
«Quindi, questa donna entra qui senza che qualcuno la noti. Solo noi abbiamo avuto questo privilegio!» ironizza Luigi.
«Ci sarà pure una spiegazione» riflette Teresa.
«Certo, una spiegazione deve esserci. Sono state fatte delle ipotesi. Qualcuno pensa che si tratti di un fantasma… Un fantasma che si materializza in carne e ossa…»
«Questa poi!» esclamano Teresa e Luigi.
«Qualcun altro ha sentito dire che in quest’appartamento abitava una donna che, ancor giovane, è stata ricoverata in una casa di cura per malattie mentali.»
«Questa ipotesi mi sembra più plausibile» afferma Teresa.
«Quindi è possibile che di tanto in tanto sfugga alla sorveglianza e ritorni qui per una reviviscenza di memoria» suggerisce Luigi.
«In ogni caso, è una donna innocua, pacifica» osserva l’anziano signore. «La prima volta che è venuta, ho avuto una certa apprensione. Poi ho visto che non chiede nulla e non fa niente di male. In qualche modo, mi sono abituato alle sue visite… Confesso che a volte mi manca… Gira soltanto per casa come in cerca di qualcosa.»
«Chissà cosa cerca» dice Teresa.
«Eh, sì! Chissà cosa cerca!» ripete l’anziano signore avviandosi verso l’uscita. Poi, congedandosi: «La memoria, a volte, è densa di ombre dolorose».