Tremenda e inutile pietà

Tremenda e inutile pieta’
per i morti del mediterraneo

 

I
A lume spento
l’antica bellezza si confonde
con nuove trasfigurazioni
ma la luna
non svela incanti di orizzonti
e si costerna per l’inutile dote.
Nessuno risponde
al lamento delle onde
e i colori dei pittori
che in un tempo generoso
diedero volto ad angeli e madonne
hanno smarrito quel contorno di volti
e i mari e i cieli di celeste biancore
sicché, anche la nostra voce
al cospetto della fatica di chi muore
per confidare un sogno,
volge ora al torpore.

II
La luna ha già spento
il suo languore pietoso
e noi pure, così
avvolti in quel cono d’ombra
ci nascondiamo nel tepore di nidi
alti sugli olmi
o tra altre chiome
di tremenda e inutile pietà
lontani dall’occhio solenne
della spina in fronte
che geme.

III
Indefinita memoria
un suono, forse
che torna su ala di vento
intrepido e a soccorso
mentre trasecola l’indolenza
mite del giorno,
ma quando del tutto smuore
il languore dell’anima
cerca il fiore lasciato
tra pagine dimenticate.

IV
E’ una voce di speranza
dall’orizzonte che sconfina
— verso Lampedusa
o altre terre di poemi e leggende —
che chiama
lasciando in dote, a pelo d’acqua
il suo vestitino turchese
che finge ala di farfalla
il cui nome è Tesfaye.

V
E’ pensosa l’acqua che sgorga
dal mascherone della fontana
dell’antico paese siciliano,
un piacere di primavera
a sentirla nel candore
del suono che misura a onde
il bordo muschioso della conchiglia.
La ragazza venuta dall’Africa
con labbra di sete
ristora il suo nome
sporgendo la bellezza del petto innocente
e con occhi luminosi di splendore
accarezza il volto nudo e generoso
del mascherone
e lo bacia in fronte
ove le mani hanno cancellato
i lunghi affanni dei nostri giorni.

VI
Trilli febbrili nell’azzurro delle rondini
del cielo di Lampedusa
ossessivi nel gioco di rincorrersi
nella trasparenza che li confonde
e un suono di voce chiama ancora Tesfaye.
Trilli del tempo dei nidi
sotto le ascelle dei balconi
sui fili delle luminarie
che ricordano amate stagioni
voci di bambini che si rincorrono nel gioco
e delle madri che non li hanno dimenticati,
altre ali di farfalle,
indumenti azzurrini sul pelo dell’acqua
del Mediterraneo.

 

Primavera 2015

www.giovannitorreslatorre.it

 

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