Riccardo Martinelli: l’arte della penna sfera, il ritratto e il paesaggio

Riccardo Martinelli, nasce nel 1973 a San Marcello Pistoiese, e fin da piccolissimo manifesta una forte inclinazione per il disegno e l’espressione artistica in genere. Frequenta l’Istituto d’arte P. Petrocchi di Pistoia, poi si trasferisce a Bologna dove si iscrive al DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia di Bologna. Alla fine degli anni novanta si trasferisce a Milano dove inizia a lavorare nel mondo della comunicazione e della grafica acquisendo esperienza soprattutto nell’ambito del web design, del photo editing, interessandosi anche all’ambito dell’illustrazione e del video. In questi anni studia e pratica teatro con particolare interesse per la regia. Durante il 2011/2012 frequenta il corso di figura della scuola del Castello Sforzesco di Milano con il maestro Alberto Rovida. Nel 2014 diventa allievo del maestro incisore Gigi Pedroli, fondatore del Centro dell’Incisione del Naviglio a Milano. A partire dal novembre 2016 inizia ad affiancare all’attività artistica quella didattica tenendo laboratori e workshop sul ritratto, sulla figura dal vero, sul disegno in generale e sull’acquerello. Da ottobre 2019 inizia a insegnare presso la “Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco” di Milano. (Pittura: disegno e tecniche pittoriche, Figura dal vero, Acquerello). La sua ricerca artistica da sempre si lega alla rappresentazione della figura umana, ritratto e nudo. I progetti su cui sta lavorando attualmente esplorano anche la struttura di elementi naturali con fascinazioni nell’ambito dell’informale.  Penna a sfera, acrilico, acquerello, olio e acquaforte sono le tecniche con le quali sta costruendo il proprio linguaggio visivo.
Da una conversazione avuta con l’artista sulle sue opere e la sua attività viene qui riproposta una riflessione sulla sua produzione artistica e il suo lavoro di insegnante di disegno presso la Scuola del Castello Sforzesco di Milano.

Sicuramente la tecnica predominante in cui si riconosce lo stesso artista è proprio l’uso della penna a sfera.
La penna, dolce strumento per creare storie incredibili nel mondo del romanzo e versi indimenticabili in ambito poetico, può diventare l’artificio creatore di mondi visivi svariati.
L’artista Riccardo Martinelli usa questo strumento come una bacchetta magica che crea dal nulla mondi incantati, lasciandosi trasportare dal tratto e dal segno come una falena dalla luce.


Proprio la luce è una delle epifanie che si può notare nella serie dei “Magnifiques” dove l’opera finale è il frutto di una manifestazione del risultato della continua lotta e danza tra il casuale e il voluto.
Partendo da ritratti di volti, l’artista dichiara di essersi lasciato trasportare da una sorta di flusso che al termine della realizzazione del volto del personaggio ritratto ha animato piano piano la scena dando vita ad un paesaggio o una luce improvvisa; ed ecco che persino una semplice lampadina di luce artificiale diventa come una gemma preziosa luminescente su un fondo di tratteggi sapientemente organizzati per creare un appropriata scenografia.
Le opere intitolate” Les magnifiques” sono state esposte nel Giugno del 2017, presso lo spazio Archimede di Milano, come sostiene l’articolo uscito su Milano today: “a un primo sguardo potrebbero apparire come ritratti in abiti d’epoca di ottima fattura, ma sono molto altro. La minuzia con cui è reso ogni particolare non è mai fine a se stessa, ma si fa tramite per un’esplorazione profonda delle espressioni del volto, delle intenzioni e dei sentimenti dei protagonisti. “
Alcuni esempi di queste opere meravigliose sono “Fuggiasca” dove l’artista si è dilettato nella resa dei dettagli dell’abito e allo stesso tempo godere della leggerezza di alcuni elementi come l’animale che sembra quasi plasmato dalla luce e l’inconsistenza della gabbia appesa all’albero dall’aspetto quasi spettrale.
Nell’opera “Ritratto Galloni” il cielo tenebroso viene magicamente animato dalle luci delle stelle che insieme ai cipressi cercano di omaggiare l’opera del grande Van Gogh rendendo la scena perfetta per un romanzo i cui testi in primo piano ne sono forse l’allusione.
La luce come protagonista e simbolo di vita ritorna anche sotto forma di lucciole nell’opera dell’” Incoronata”, dove la protagonista che domina la scena da padrona riceve la sua regalità proprio attraverso il volo delle piccole creature.


La penna a sfera è uno strumento molto leggero e come tale il peso della mano deve essere sapientemente dosato al punto da poter simulare una trama di fili che sembrano avvolgere un viso, ma anche strutturarlo pesantemente come se fosse stato scolpito da una piccola ascia, il tratto è tutto, il tramite tra l’es e super io che si strattonano in un equilibrio continuo la cui rottura porta il predominio dell’uno o dell’altro.
Questo Riccardo Martinelli lo sa bene, avendo studiato presso il maestro Rovida, ricorda gli insegnamenti ricevuti e che lui personalmente ripropone ai suoi allievi, strutturandoli e motivandoli a incrementare esercizi preparatori per allenare la mano ad uno consapevole della penna per non esserne inizialmente dominati ma padroni del gesto affinché ognuno trovi il proprio segno, la propria strada da seguire, sempre con consapevolezza dell’importanza della regola anche nel momento stesso in qui si decide di romperla.
Disegnare con la penna permette per la sua duttilità di poter avere un contatto costante tra il mondo esterno e l’animo d’artista, riuscendo a disegnare in qualunque momento per questo l’artista ci racconta di aver avuto gli spunti più interessanti proprio mentre si trovava per strada, in treno o sulla metropolitana.
L’artista riesce a cogliere l’attimo riuscendo a estrapolare con la penna dei “tranches de vie”.
Lasciarsi trasportate dal viso di una signora ben vestita e pensierosa può così diventare la scintilla per la realizzazione di ritratti dall’alta carica espressiva come “Giselle” che rievoca grandi esempi di storia dell’arte come “L’assenzio” di Degas. Nel ritratto di “Giselle” i pensieri vestono il tratto della penna e la tristezza si mostra dal languore espresso dal contrasto degli occhi scuri, unica nota di vita la bocca che col suo colore rosso ne aumenta il senso di carnalità.
La penna può trasmettere l’intento del disegnatore ed anche emozioni tattili, come la morbidezza della sciarpa che dolcemente avvolge la donna quasi a indicare l’atto umano di voler consolare la persona davanti a sé per proteggerla dalle sue sofferenze.
Il tratto della penna ha una vitalità sua, può diventare ghiribizzo e creare per magia un volto da una macchia, tecnica quasi surrealista che spesso l’artista usa per creare i suoi ritratti a partire dalla casualità di un materiale come l’acquerello, l’acrilico o la china.


In “Ricciolo bis” la penna sembra abbia creato il viso da una danza leggera sul foglio di cui ne vediamo bene il fondo e sembra quasi che vortici, cerchi e segni concentrici abbiano in pochi tratti creato la figura, evidenziandone la freschezza e il brio forse traccia del pensiero che animava in quell’attimo il soggetto ritratto.
Tra i soggetti preferiti dall’artista ci sono anche il nudo e il paesaggio.
Il nudo viene affrontato con svariate tecniche anche miste, seppur la penna è sempre un elemento costante non è l’unico mezzo espressivo scelto dall’artista per dare volume alle figure.
Per i nudi spesso l’artista ha utilizzato vari tipi di tecniche: carboncino, sanguigna, matite a mina dura, pastello secco o creando contaminazioni di tecniche miste di acquerello e penna, acrilico e penna, china e penna; torna sempre la penna come filo conduttore oltre che creatore.
Essendo un insegnante di figura, propone e insegna nei suoi corsi l’importanza dello studio dal vero come molti artisti del passato ricordavano che la scuola migliore per i pittori è “imparare direttamente dalla natura”, pur riconoscendo l’importanza propedeutica dello studio dalle opere dei grandi maestri o la copia come allenamento.
Nei nudi realizzati dall’artista le figure assumono corpo e carne, diventano forme vive animate da sapienti contrasti e lumeggiature. Persino i nudi dormienti acquistano una carica surreale, allusione all’estraniamento dello spettatore al mondo in cui i soggetti si trovano.


Chi li osserva, come voyeur, assiste ad una sorta di sprofondamento dei soggetti nella superficie di un fondo realizzato da un segno concentrico, vorticoso, a volte sembra che i corpi siano immersi in un liquido dove le figure sembrano galleggiare e fluttuare.
I ritratti possono trattare vari soggetti, come abbiamo visto possono essere spunti per mondi altri, o essere essi stessi minimondi.
Un esempio sono i ritratti di bambini dove la penna e l’acquerello fanno a gara tra l’esigenza di trasmettere la forma e di rendere l’innocenza del soggetto ritratto, il primo ne modella dolcemente le forme dalle guance agli occhioni, il secondo avvolge dolcemente la figura o crea livelli di trasparenze che si legano alla nostra memoria come ricordo della propria infanzia, un esempio possiamo vederlo nell’opera “Bambina con la pera”.
Ogni essere ha una sua bellezza e persino il volto di un animale gode della maestria di un artista che oltre ad amare il suo lavoro, ama giocare con le tecniche rendendo anche il volto di un animale opera viva e lo carica di emotività, come nel ritratto col “Ritratto di cane in verde”.
A proposito di tecnica, sicuramente l’artista ha reso suo il connubio più riuscito tra le tecniche artistiche: acquerello e penna per la resa dei paesaggi, uno dei temi molto amati dagli artisti sono i carnet di viaggi e questo espediente rende lo scopo l’apoteosi della resa.  I paesaggi ritratti da Martinelli sono vedute del proprio paese San Marcello Pistoiese, acquerelli che in pochi tratti e velature regalano la tranquillità del luogo e il senso del ricordo con cui si caricano le montagne e le vedute del borgo.
Ultimo tema, come dicono gli inglesi “last but not  least”, è quello degli alberi opere di grandi dimensioni realizzate con vari materiali, come la serie con oro, argento e rame, per sottolineare il pregio del soggetto e lasciarsi ammaliare dall’intreccio dei rami che si stagliano sullo sfondo.
Il groviglio di rami tanto caro all’artista dal reale diventa surreale nei disegni attraverso i tratto della penna e che in questi soggetti invece è reso da contrasti di toni bruni, il nero dei rami, lumeggiature e una forte prevalenza di colori caldi che ricorda la vita e la passione fino all’albero che arde stagliandosi da protagonista nella tela, come ad esempio nelle opere “Albero danzante” e “Ulivo in preghiera”.


Per concludere un altro genere di ritratto, in cui come tutti i ritrattisti si diletta anche Martinelli, ritroviamo i ritratti dei vip che si caricano di altra valenza dato il carattere fortemente espressivo e personale dell’artista, la cui sensibilità travalica ogni artifizio ed oltre a raggiungere il fattore della somiglianza cala a livello umano i personaggi dello spettacolo al punto da non riconoscere soltanto l’attore nel viso, ma la persona “reale” che noi sappiamo vesta sulla scena i panni del cantante, dell’attore e che non sempre riusciamo a vedere.

David Bowie

Pier Paolo Pasolini

Anna Magnani

Alcuni esempi di ritratti di personaggi celebri come Pier Paolo Pasolini, Anna Magnani, David Bowie, Ella Fitzgerard ci appiano più come conoscenti che come divi del cinema, queste e altre meravigliose opere che non ho citato le trovate sul sito dell’artista http://www.riccardomartinelli.it/opere/.
Potremmo definire Riccardo Martinelli “un artista che crea e ritrae l’umano, svelandone la maschera e mostrando l’intimo del soggetto e l’anima di ogni essere ritratto”.

(Ombretta Di Bella)

Mammiano dalla strada nazionale