Caterina Castro. Pronto? Qui, la direttrice del centralino Sip di Acireale.

SignorinaCastro2

Caterina Castro

Caterina, per chi come me, ebbe la fortuna di conoscerla, era una donna interessante, per quei tempi. Di media corporatura, sempre elegante e quasi sempre vestita di grigio, i capelli raccolti in una lunga e fine treccia arrotolati a canestro sulla nuca, un po’ di cipria un po’ di rossetto, un delicato profumo di fiori di fresia, scarpe a punta, come la moda dettava, tacchi a spillo non tanto alti e raffinati orecchini di perle.

I miei ricordi risalgono ad una sessantina di anni orsono, quando lei era già una donna matura, figlia di una distinta famiglia Acese, ”I Castro” allora, possedevano una bella casa con tanto giardino intorno, limitrofa alla mia casa natia in via stazione a Guardia, villetta antica, con alcune decorazioni barocche sulla facciata, la casa, che utilizzavano per le vacanze, aveva un grande giardino, una grande palma che estendeva i suoi rami vicino alle finestre e sul muro di cinta una buganvillea viola e una rosellina rosa rampicante che ricoprivano la rete di recinzione sulla strada, intervallata da un elaborato cancello in ferro battuto, che non veniva mai aperto.

All’interno del giardino piante di ogni genere e soprattutto rose. Il giardiniere” Don Mariddu u pissichittu” Mario Bonanno, un uomo di piccola statura, dai capelli biondi-rossiccio e di grandi capacità, sapeva fare gli innesti delle rose come nessun altro e aveva un buon gusto per il bello, era il giardiniere delle baronessa De Geronimo, anch’essa possidente di una grande villa nei pressi della stazione ferroviaria di Guardia, che utilizzava per la villeggiatura. Don Maru, si curava anche del giardino di Caterina in maniera tale che in ogni stagione c’erano sempre i bei colori della fioritura, ora dei gerani, delle rose, delle buganvillee, delle margherite e delle ortensie.

Sul retro della casa, di tre vani, con il forno a pietra e la cucina in muratura, si estendeva un grande cortile con la cisterna, la pila, una sorta di lavatoio in muratura e il tutto definito da una lunga fioriera con piante di geranio, alternata a sedili. Sul retro dei muretti veniva coltivata la “salamunnia” una sorta di asparago commestibile dal sapore delicato ottimo per preparare squisite frittate. D’estate, in questo magnifico cortile, i nipoti si riunivano e organizzavano delle feste, con addobbi luminosi e con tanta musica, allietando anche noi vicini.

Caterina, viveva, con gli zii, la zia Agata, che gli faceva da madre e lo zio Liborio, zia Agata, donna affettuosa ed emotiva, lo zio Liborio, con una sola gamba, si trascinava su una sedia di “zammara” appositamente costruita per la sua condizione, si dilettava di falegnameria e costruiva piccoli oggetti e qualche tavolino per passatempo, parlava poco, ma sapeva ascoltare tutti.

La Loro abitazione principale era ad Acireale, in via S. Francesco di Paola, dove viveva anche il fratello Antonino, medico pediatra, rinomato in tutto il territorio Acese.

Caterina   e famiglia, arrivavano a Guardia, inaspettatamente in tutte le stagioni e dato che nessuno di Loro guidava l’auto, si facevano accompagnare da “Carmelo” tassista di Guardia, che provvedeva a tutti i loro trasferimenti. Con la mia famiglia avevano un rapporto privilegiato e appena arrivavano a Guardia, Caterina faceva un salto a casa nostra per informarci del Loro arrivo.

Amava venirci a trovare, quasi tutti i giorni dopo pranzo, quando ancora noi eravamo a tavola, ma Lei, come una di famiglia, non disturbava né si sentiva a disagio, anzi era un momento che i miei genitori erano liberi dal lavoro e potevano chiacchierare, si sedeva quasi vicina a me e cominciava a raccontare…

I suoi discorsi e racconti, spaziavano dalle cose più personali, a quelle familiari, a fatti di cronaca politica e altro. Ci raccontava di suo fratello Generale dell’esercito a Roma, che anche Egli, quando veniva a Guardia, ci veniva a trovare assieme a suo figlio Riccardo. Quando Caterina ci raccontò la sua vita da ragazza e   il motivo per cui non si era sposata, rimasi molto colpita e dispiaciuta. Caterina si era fidanzata per ben due volte ed entrambi i fidanzati gli morirono, l’ultimo dei due, morì improvvisamente a piazza Duomo di Acireale, dopodiché, Caterina rinunciò a sposarsi, la sua considerazione era semplice e dettata dalla paura che potesse succedere ancora e anche se con un certo rammarico, accettò la situazione come un segno del destino. La sua condizione di “zitella” come venivano chiamate allora le persone non sposate, non gli conferiva quella acidità di carattere, a volte tipica di chi è solo, vuoi per il suo carattere, aperto e signorile, vuoi perché lavorava come direttrice del centralino Sip di Acireale, allora i collegamenti con le abitazioni private avvenivano tramite centralino, che per Lei rappresentava motivo di orgoglio e di realizzazione professionale e gli creava   contatti con tante   persone.

Caterina, aveva diversi nipoti, tra i quali, il suo grande amore “Franchitto”, Francesco, ragazzo vivace, figlio di suo fratello Antonino, il medico pediatra, sicuramente, perché abitando vicini,   l’aveva visto crescere un po’ come un figlio.

Come dicevo prima, ci raccontava di tutto e di più, interessante e affascinante, per me bambina, che ascoltavo, come si ascoltano le favole e tali mi apparivano, era il capitolo sui nobili Acesi, dai Vico, ai baroni Pennisi di Floristella, sapeva un po’ di tutto, vizi e virtù, sposalizi e amori, un po’ per sentito dire, un po’ perché li conosceva personalmente, ma i suoi racconti erano sempre discreti e privi di pettegolezzi. Ci raccontava   anche di Eleonora Rossi Drago, attrice degli anni cinquanta e sessanta, nota a importanti registi come Michelangelo Antonioni, Luigi Comencini ,Roberto Rossellini e che   aveva avuto un ruolo nel colossal ” La Bibbia” di John Huston   e nel famoso sceneggiato televisivo “La cittadella”. I giornali parlavano spesso anche della sua vita privata e dei suoi amori, tra cui quello con Amedeo Nazzari. Faceva piacere ascoltare tutte queste notizie che venivano dalla città, per chi abita in paese. Mia madre era sempre pronta e disponibile alle sue necessità e per le vendemmie, quando preparava la famosa “mostarda al latte”, di cui era ghiotta, ne preparava un piatto anche per Lei.

Caterina era anche la nostra zia adottiva, mia e di mio fratello Alfio, i suoi regali erano sempre i più belli e mai banali, per i morti ci regalava i dolci; “ossa dei morti” e le”rame di Napoli” della famosa pasticceria ” Condorelli “ di Acireale che ne ricordo ancora il sapore delizioso della “zuccata” del ripieno.

Per pasqua dalla stessa pasticceria, ci portava le uova di marzapane colorate, ripiene di marmellata di zucca e finemente decorate con l’aroma di cannella e chiodi di garofano.

Quando nacqui, mi portò in regalo, un servizio per la pappa in porcellana, decorato con le scene di cappuccetto rosso e il lupo. Da bambina mi piaceva molto pranzare con i piattini delle favole, che ancora custodisco gelosamente tra i miei ricordi.(vedi foto)

I giocattoli che ci regalava, poi erano particolari, mai le solite cose, un anno mi regalò un servizio da caffè, in porcellana, per le bambole, servizio che ancora conservo   che mi fece parecchio felice e con il quale ci giocavo spesso, anche rompendone qualche pezzo…Quando, poi, io e mio fratello diventammo più grandicelli, ci regalava qualche bel pullover di lana.

Caterina, si faceva voler bene e forse la mancanza di una famiglia tutta sua, la rendeva più aperta e disponibile verso gli altri, in effetti Ella riversava affezione, sia ai miei genitori che a noi bambini, tanto da lasciare in me un legame e un ricordo indelebile come per tutte le altre mie vere zie.

L’ultimo regalo che ricevetti, segno del suo immutato affetto e che solo le persone più vicine, di solito si riservano di fare, alla nascita di mia figlia, Graziella, la primogenita, mi inviò a Portogruaro, dove vivevo allora, tramite mia madre, delle scarpette di lana lavorate ai ferri, che aveva realizzato Ella stessa, di cui un paio rosse che ho conservato tra i ricordi di mia figlia.

Caterina, sapeva che quella casa a Guardia sarebbe stata venduta dai suoi eredi, per cui ci annunciò e lasciò detto, come testamento non scritto, che qualora i miei genitori fossero stati interessati all’acquisto di quella casa, gli eredi, avrebbero dovuto applicare uno sconto particolare . E così fu.

La casa fu abbattuta per lasciare spazio ad una imponente costruzione in cemento, così grande, da includere anche il giardino dove i miei genitori, assieme ai miei fratelli, aprirono un supermercato.

Di tutto ciò che fu quella bella casa, quel giardino sempre fiorito e quelle belle persone, non resta traccia, se non nei ricordi di chi ha saputo custodirli.

Print Friendly, PDF & Email