Annamaria Squadrito, artista epistemologa

Annamaria Squadrito, Il risveglio (2016)

Annamaria Squadrito, Il risveglio (2016)

 

C’è un’artista a Catania che gli stessi catanesi non ancora del tutto conoscono. Si chiama Annamaria Squadrito e disegna i significati della vita che si fa storia e del pensiero che si trasforma in azione. Quello che caratterizza la sua grafica, colorata con tutte le sfumature dell’arcobaleno, è un’aura sommamente popolare al punto da poter sembrare altrettanto sofisticata ed elitaria. Proposta dunque ossimora all’apparenza, al primo impatto. Infatti non s’interporranno dubbi per quanti, risalendo dalla naivité delle rappresentazioni figurali, all’aristocratica finezza delle morali didascaliche che rimbalzano da Seneca a Nietzsche, da Marc’Aurelio a Giovanni Formisano, tanto per citare a caso, si dispongano a cogliere l’evidenza di una singolare personale genialità creativa. La Squadrito potrebbe essere definita l’artista che disegna da epistemologa e ricorra all’uso inventivo del colore coniugando le annotazioni didascaliche con le forme simboliche. Percorrendo la folta galleria di una virtuale sua mostra, quale è quella condensata in un album improvvisato dalla stessa artista, abbiamo potuto stabilire un ricorrere di costanti cromatiche a pendent di altrettanto costanti segni-simbolo. Da tali particolari siamo risaliti a intercettare uno dei teoremi di base della Squadrito, che è l’ansia di comunicare il suo impegno civile, sociale, dedicato ai fenomeni che ora la provocano, ora la appassionano, ora la indignano come per la barbara consuetudine dei botti assordanti dei fuochi d’artificio, quando vengono fatti esplodere come segni di celebrazioni festose nelle feste patronali. Il minimo d’indignazione che si evolve in drammatica rappresentazione, perché la contestazione figurale si volge ai significati orrifici delle guerre, sorgenti ammonitrici di sparso sangue umano che alimentano affluenze a loro volta pilotate dalla protervia umana.

Ma dicevamo dei simboli e tra questi abbiamo potuto accertare la costante presenza del cavallo, in coerente posa statuale, come di potenziale quanto perenne disponibilità. Non discetteremo sui significati molteplici e complessi che la simbologia dell’equino propone, da quella sotterranea a quella della solarità, della forza e del desiderio, nonché della giovinezza e fino alla misteriosa quanto tradizionale potenza di far sorgere acqua di sorgenti che tali si rivelano sotto la pressione del suo zoccolo. La Squadrito non didascalizza alcuni significati ma insiste a proporre il simbolo come interezza polisemica. Evidente però l’auspicio della forza e dell’ausilio, della compagnia e della sodale disponibilità, categorie che rinviano all’aspetto su cui abbiamo insistito prima riferendoci alle didascalie tratte da Seneca o da Nietzsche e altri. Un anelito di solidarietà umana propria nelle presenze della disponibilità offerta dal simbolo dell’amico dell’uomo, pronto al servizio e all’aiuto che condensa i significati basilari degli aneliti a carico del sociale.

Toccante e poderosa la metafora illustrata dalla Squadrito con riferimento alle strofe di “E vui durmiti ancora” di Giovanni Formisano. Ammonimento romantico quanto realistico alla condizione della Sicilia le cui bellezze naturali, corrispondenti ad altre potenziali ricchezze, richiamano persino la sensibilità istintiva dei volatili e dei loro canti, mentre sono effettualmente trascurate dalla ottusa realtà di una politica sonnolenta, pigra, che continua a dormire ignorando il concerto dei richiami che urgono attraverso gli stessi fenomeni inscenati dalla natura.