Nonagenario

Non mostrarti annoiato se
mormoro al tuo orecchio profano
questa parola: nonagenario;
non lasciare che diffidenza
ci colga come fiore dalle radici
scoperte sotto la pioggia battente.
Non essere sprezzante, non lasciamo,
tu e io, che malinconia ci avvolga
come passiflora rampante.
Io sono nato canuto e pieno
di sgomento, sono venuto al mondo
nonagenario, la mia anima è seduta
in disparte su uno strapuntino
da quasi cent’anni. Ma i pensieri
sono come erba, se li porti via
un abbraccio, spariscano
per sempre in un respiro profondo.
Le mie tempie canute bruciano
come catrame fuso; ma tu
non lasciare che morte ci colpisca,
che resipiscenza abbandoni
i nostri sguardi indolenti. Dilaniato
funambolo, lo diresti? e furibondo
d’amore, prediligo la parola
bisbigliata e sovente mi sono colto,
stupendomi, fragile e stizzoso
come scivoloso collo d’utero.

                           Massimiliano Magnano