La morte del baobab e la morte silenziosa del poeta

Lebenswelt di V.S. Gaudio con Sarenco, tra Villa Sorensen e Mambrui [i]

 

Schermata 2017-02-14 alle 10.38.38

│In memoria di Isaia Mabellini, in arte SARENCO (16.4.1945-6.2.2017)│

 

Il telefono non suona.

Non mi arriva da giorni nessuna e-mail

escluso Twitter che dice che devo

espandere la mia azienda.

E’ notte fonda.

Il mare batte l’onda.

Berrei una birra guardando

l’equatore anziché laggiù

in fondo ad ovest il vertice

del Monte Sèllaro, e Venere e la

luna quando sta crescendo

ed è ancora vicina al sole

che sta sotto ed è dall’altra parte

del mondo, non ci sono nuvole

nere che corteggino valli e sirene,

non ho vino di cocco fermentato

per tenere i ladri istituzionali

lontani dal mio tesoro e dal mio mistero.

Non c’è Jackina Fatma che sogna

le velocità contorte dell’Africa

Equatoriale, non dormo più la

notte ma non sto sveglio alla

veranda a guardare il cielo,

ho un telescopio con l’occhio

nero, a guardarci dentro il cielo

sparisce e dimentico Marsiglia e

Parigi e Verona, e anche Milano

per non parlare di Torino e via

Zeffirino Re a Cesena.

A morir giovane, dicevi, si è cari

agli dei, ma gli anni passano

ed eri ancora vivo, la spiaggia

dorata di Che Sale, nel 1989,

non era lontana dal paradiso

e Mercurio alato ti portava

verso l’altipiano.

I coccodrilli del Sabaki

guardavano l’alba foriera

di bestiame, il mondo lontano

era pieno di fotografie,

come adesso su Tumblr

che mi ha appena mandato

la torta con le 4 candeline di “Mia Nonna

dello Zen” e dell’”anonima del gaud”,

dormire e sparire è solo vita,

il morire è altrove, e adesso

te ne stai coi tuoi poeti,

tanto hai partecipato al

taglio del più grande baobab

del mondo sulla strada nazionale

Mombasa-Lamu di Ngomeni,

è morto il baobab, Lo Mze ha detto

forse, lo Sciamano, questo hai detto,

sarebbe arrivato l’indomani, col sole

perpendicolare al tuo cervello scavato

nella sabbia, il boato del mare non copriva

la voce del muezzin che dall’alto della torre

della moschea bianco-verde chiamava

a preghiera i giovani muslim

fumatori di banghi, ed è allora che hai

bevuto di colpo tutta l’acqua del madafu,

hai attraversato di corsa l’arabo dei vicoli,

hai volteggiato sulla savana come un’eagle,

hai colto l’ultimo fiore del papayo,

la sabbia rendeva veloce gli artigli del

vento equatoriale e il tuo cammino,

ti arrivava all’altezza degli occhi, a tre

millimetri dal suolo, quando guardasti

Mambrui dal mare, e il tuo corpo era una

lama di pirite e i miliardi dell’oro

incombevano su armenti e capanne

lontane, non hai visto altro che

la tua morte silenziosa di poeta.

 

│Delta del Saraceno, 7 febbraio 2017│

 

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[i] La Lebenswelt con Sarenco è avvenuta con le sue poesie del 1989 “Villa Sorensen, Malindi”, “La morte del baobab”, “Mambrui”, contenute in: SARENCO, POESIE SCELTE 1961-1990, POETRY IS OVER COLLECTION, Brescia 2015.

Il catalogo dell’ultima grande mostra di Sarenco, a Torino alla Fondazione 107, tra maggio e giugno 2016.

Il catalogo dell’ultima grande mostra di Sarenco, a Torino alla Fondazione 107, tra maggio e giugno 2016.