Intervista a I Buoni Cugini Editori

Sulle opere di Luigi Natoli si continua a studiare ma anche a scoprire manoscritti inediti sia di narrativa sia di teatro. Su quest’ultimo filone attenzione fondamentale ed esclusiva continua a essere dedicata da “I Buoni Cugini Editori” di Palermo con edizioni curatissime e per ogni volume ricche di utili informazioni. Abbiamo auspicato e ottenuto un incontro con Ivo Tiberio Ginevra ed Anna Squatrito anime culturali delle preziose edizioni inaugurate nel 2014 all’insegna insolita de’ “I nostri lettori non sono clienti ma collezionisti”. Le domande che vorremmo proporre sarebbero almeno il triplo di quelle che qui ci limitiamo a rivolgere, convinti di dover tornare ancora per ulteriori informazioni sulla miniera di scritti di uno dei maggiori scrittori italiani di tutti i tempi. (Laura Rizzo)

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D.1. Gentili editori, ci sarà gradita una vostra presentazione della Casa editrice “I Buoni Cugini Editori” a cominciare dalla curiosa affabile denominazione

R.1. Innanzitutto vogliamo ringraziarvi dell’attenzione che ci rivolgete nelle pagine di questa interessantissima rivista culturale. Ci presentiamo subito chiarendo il mistero della nostra curiosa denominazione partendo da lontano, perché è legata alla sua nascita da intendersi come un atto rivoluzionario di resistenza. È il 2010 quando per caso, in biblioteca, consultando un Giornale di Sicilia del 1936 nella pagina sportiva, ci accorgiamo che in appendice è pubblicata una puntata del romanzo di Luigi Natoli con pseudonimo di William Galt, “Fioravante e Rizzeri”. Da sempre appassionati delle opere del grande narratore palermitano, capiamo subito che c’è un errore nella bibliografia ufficiale dello scrittore, perché questo romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice “La Madonnina” come postumo e “con grande dispersione di energie”. Invece, era tutto pubblicato a puntate, in appendice al giornale e lo scrittore, ancora in vita, spesso interveniva nelle stesse pagine con chiarimenti e introduzioni. Leggendo ci balzano subito all’occhio delle profonde differenze con il testo pubblicato da “La Madonnina” e capiamo che è stato manomesso dall’editore, sia nella forma letteraria che nella stessa sostanza (ha diversi tagli apportati per accorciare il testo a danno della stessa storia). Da quel momento, io e mia moglie Anna Squatrito, rosi dal tarlo della manomissione delle opere, iniziamo uno studio sugli originali del Natoli e ci accorgiamo che moltissimi dei suoi romanzi hanno avuto la stessa sorte. Scopriamo anche una gran quantità di opere inedite, di racconti, studi storici e letterari, discorsi per conferenze, opere teatrali e tanto altro. Da quel momento iniziamo a trascrivere fedelmente tutta questa moltitudine di scritti, felici di tali scoperte e decidiamo di metterle a servizio della cultura proponendole a molte case editrici di carattere nazionale. Ma abbiamo una grande delusione perché quasi tutte non conoscono Natoli (infatti, siamo sempre costretti a dire: quello che ha scritto “I Beati Paoli”) e in ogni caso volevano operare dei tagli perché: “è lungo” e peggio ancora, basavano la loro valutazione delle opere solo sulla sinossi delle stesse, snobbando l’importanza di tutto. A questo punto, io e mia moglie ci siamo piuttosto arrabbiati e così abbiamo deciso di fondare la casa editrice “I Buoni Cugini” per pubblicare queste opere sconosciute o dimenticate. La determinazione l’abbiamo presa dopo la lettura del romanzo di Natoli “Braccio di ferro, Le avventure di un carbonaro”, dato che i Carbonari fra loro si chiamavano “Buoni Cugini”, e che il momento politico-culturale della nostra Italia era ed è particolarmente delicato; abbiamo deciso di adottare questa denominazione perché ci è sembrata di resistenza e, in ogni caso, omaggiava il grande Natoli, amante e studioso del risorgimento siciliano.

D.2. Luigi Natoli è riconosciuto tra gli scrittori più importati d’Italia. Di lui però all’epoca di tale classificazione, si puntava a esaltare quella che tuttavia è l’opera narrativa più nota da sempre, I Beati Paoli, A tal proposito non abbiamo notato tra le edizioni dei Buoni Cugini, che proprio I Beati Paoli non sono stati pubblicati, come mai? Forse perché quest’opera notissima, non entra nella linea di trarre dall’oblio le meno conosciute e addirittura le inedite?

R.2. Noi editori ci siamo prefissati di pubblicare tutta l’integrale delle opere di Luigi Natoli, edite ed inedite, e tutte fedelmente trascritte dagli originali o da quelle che sono le sue fonti ufficiali, come le pubblicazioni su Giornale di Sicilia, o quelle della casa editrice “La Gutemberg”, disattendendo ogni altra fonte, in particolare quelle pubblicate da “La Madonnina”. Il compito è particolarmente difficile perché, come detto prima, la produzione di Luigi Natoli è immensa. Solo per dare qualche dato: 28 romanzi – quasi 350 racconti, alcuni molto lunghi – 11 opere teatrali – 9 raccolte di poesie – almeno una cinquantina di opere critiche dedicate alla letteratura e storia italiana – 48 testi scolastici per gli studenti e una notevole quantità di saggi e articoli vari. Noi editori, abbiamo letto quasi tutta questa produzione e ci permettiamo di chiedere a tutti quanti hanno definito “I Beati Paoli” come il suo capolavoro, se mai abbiano letto tutte le sue opere per arrivare a questa affermazione. È indubbio che “I Beati Paoli” sia un gran bel romanzo, ma è altrettanto vero che altri capolavori indiscussi come ad esempio “Alla Guerra!”, (solo perché apparso una volta a puntate in appendice al Giornale di Sicilia e dimenticato perché l’argomento trattato non colpiva l’immaginario popolare), non possano essere qualitativamente superiori. Quello che abbiamo notato è che la qualità di tutti i romanzi di Luigi Natoli è sempre alta e opere meno note come “Gli ultimi saraceni”, “Squarcialupo”, “I cavalieri della Stella” e tante altre, non hanno nulla di meno de “I Beati Paoli”; per questo, per far capire quanto vasta e di primissimo livello è la produzione letteraria del Natoli, abbiamo deciso di pubblicare le gesta della setta palermitana come ultima opera, insieme a “Coriolano della Floresta”. Deve essere chiaro a tutti, seguendo il nostro percorso di pubblicazione, che le opere più note sono belle come le altre, né più né meno. Sono state solo un po’ più fortunate. Se poi vogliamo dirla tutta, Luigi Natoli riteneva “Gli schiavi” la sua opera migliore e per gli editori de “La Gutemberg” la sua migliore era “Calvello il bastardo”. Questa è già una conferma della nostra teoria.

D.3. Perché Luigi Natoli definiva quest’opera poco nota come “Gli schiavi” il suo capolavoro?

R.3. Questo interrogativo ce l’eravamo posto anche noi, ma la risposta l’ha fornita con semplicità la lettura del romanzo, perché lo sforzo profuso dallo scrittore nella ricostruzione minuziosa della vita in Sicilia all’epoca delle seconde guerre servili fu qualcosa di estremamente difficile e Natoli ne era molto orgoglioso. Non scordiamoci che l’opera letteraria è stata pubblicata in appendice al Giornale di Sicilia nel 1931/1932 e con la casa editrice Sonzogno nel 1936; non c’era internet, con tutta la tecnologia del nostro secolo, pertanto la ricerca e lo studio delle fonti fu qualcosa di pazzesco se la rapportiamo al nostro modo contemporaneo di lavorare. Il romanzo è l’insieme preciso (mai didattico) della storia di quel tempo, degli usi e delle tradizioni, della politica, amministrazione e gestione romana del territorio senza trascurarne la lingua latina, la toponomastica, la mitologia e la religione in grado di condizionare la vita prima dell’avvento del cristianesimo. In poche parole “Gli schiavi” è la ricostruzione di un periodo storico siciliano poco conosciuto, della celebrazione degli schiavi come Atenione, che osarono ribellarsi al potere romano, il tutto immerso nell’odore di una terra ancora pura e immacolata come l’amore che lega i due protagonisti del romanzo nelle loro sfortunate vicende.

D.4. E per voi editori, qual è il capolavoro di Luigi Natoli, dato che vi discostate dal comune intendimento che siano “I Beati Paoli”?

R.4. Come ho detto precedentemente gli editori siamo io e mia moglie Anna. Ognuno di noi ha le sue convinzioni, ma entrambi siamo concordi nel ritenere “Alla guerra!” il suo lavoro migliore, perché assurge a una poetica dal respiro universale. Poi, io personalmente, non posso fare a meno di citare “I morti tornano…” piccolo gioiello anticipatore del più cupo “noir” contemporaneo, da far studiare nelle scuole di scrittura del genere, e “Cappa di piombo”, un lavoro teatrale anticipatorio di tutte le tematiche drammaturgiche del secolo scorso.

D.5. Voi avete pubblicato l’integrale, del tutto inedita, del teatro di Luigi Natoli e non solo di quello in lingua della comunicazione nazionale, ma anche in dialetto siciliano. Operazione quest’ultima che agevola un recupero prezioso di vocabolario dialettale.

R.5. Sì, ha pienamente ragione. L’operazione di recupero di queste commedie e drammi teatrali per la maggior parte esistenti solo nei manoscritti (alcuni ai limiti della decifrabilità) è stata particolarmente laboriosa, una vera faticaccia, ma siamo stati ricompensati dalla gioia di questa scoperta del tutto inedita di un Natoli innamorato del teatro e, in particolare, di quello in vernacolo, dove la ricchezza del linguaggio, la sua ricerca espressiva, lo colloca ai massimi livelli dell’opera siciliana dialettale, ma anche, in particolare il dramma “Cappa di piombo”, in quella teatrale italiana. Purtroppo il nostro scrittore cercò invano di mettere in scena queste opere ma, ad eccezione dell’adattamento per teatro de “I Beati Paoli”, non ebbe questa opportunità. Speriamo che oggi qualche compagnia teatrale lo scopra e corra il piacevole rischio di rappresentare le sue opere, soprattutto quelle in dialetto siciliano che sono deliziose per freschezza di linguaggio, piacevolezza per lo sviluppo della trama ed anche allegre, sebbene ricche di morale.

D.6. Forse sarebbe doveroso pensare a un convegno di studi per un rilancio di un’ulteriore valutazione di questo singolare e importante genio della cultura letteraria siciliana. Cosa ne dice?

R.6. Ci abbiamo già pensato e stiamo realizzando delle giornate di studio sull’opera di Luigi Natoli in collaborazione con le Università e alcuni circoli culturali, prendendo lo spunto da un grande concorso letterario che abbiamo indetto sul romanzo storico dedicato proprio a lui.

D.7. Può anticiparci qualche notizia di prossime edizioni legate ad altrettante scoperte?

R.7. Certo con piacere. Per quanto riguarda l’opera di Luigi Natoli abbiamo due pubblicazioni per fine mese: “Palermo al tempo degli Spagnoli (1500-1700)”, un saggio storico del tutto inedito su quanto è stata la dominazione in Sicilia degli spagnoli, e la raccolta integrale delle sue poesie proprio per farlo conoscere a tutti anche per quel valido poeta e storico che è stato. Ma la nostra casa editrice, ovviamente non tratta solo le opere di Luigi Natoli e si occupa anche del recupero di opere e scrittori, in particolare siciliani, caduti nel totale dimenticatoio; infatti, dopo avere recuperato opere di Benedetto Naselli, Gaspare Morfino, G. E. Nuccio ed altri, abbiamo appena editato una “raccolta di Documenti e memorie della rivoluzione siciliana del 1860” (della quale furono curatori Giuseppe Pitrè, Luigi Natoli e Giuseppe Pipitone Federico) e il romanzo del tutto obliato di Vincenzo Linares “Maria e Giorgio o il Cholera in Palermo”. Stiamo cercando di recuperare questa letteratura dimenticata pubblicandola in una nostra collana apposita: “Gli introvabili”. La nostra veste grafica, accattivante e moderna, ci porta a dire che tutti i volumi sono da collezione sia per la qualità che per la proposta letteraria, per questo diciamo che i nostri lettori non sono clienti ma collezionisti della buona cultura. Inoltre, tutte le nostre copertine sono appositamente create dal famoso disegnatore e fumettista Niccolò Pizzorno e riassumono in una immagine l’essenza del romanzo.

Vi ringraziamo per la grande opportunità che ci avete concesso con questa intervista di poter parlare della nostra casa editrice “I Buoni Cugini” e in particolare del nostro amato Luigi Natoli con pseudonimo di William Galt o Maurus.