Dazebao del Parco Ornitologico di Sicilia

OH – O – HO ! Gabriele Nanfitò !

DAZEBAO DEL PARCO ORNITOLOGICO DI SICILIA

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IL MERLOROSSO D’AVOLA PRESENTA: FISCHI GORGHEGGI E ZIRLII

(Rubrica di botticelle e carote bianche di Sicilia scritta e animata da Gabriele Nanfitò)

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PARLO CON LA SUOCERA PER FARMI SENTIRE DALLA NUORA – Sapevo bene da tempo che la moglie del mio amico Michele ascoltava le telefonate che facevo a sua suocera. Niente di chissà ché perché Benedetta lavorava ai telefoni e si sa come vanno le cose di questo nostro mondo. Se debbo pur dire tutto lo sapevo perché era Benedetta stessa a informare candidamente della sua passione per il biscotto da inzuppare nel rosolio. Aggiungo che avevo anche collaudato la fondatezza della mia supposizione originaria, calcando la mano e le parole in diverse occasioni di confidenze telefoniche tra me e mia sorella, che altro non era che la madre di Michele e la suocera di Benedetta. E ora a sipario aperto che vi dico e confido? Vi rivelo che tutte le mie confidenze con la suocera di Michele erano canovacci predisposti per essere ascoltati, appunto da Benedetta. Parlavo con la suocera ma per essere ascoltato dalla nuora. Cosa state pensando? E va bene ma le prove non ci sono né potreste raccoglierle.

IL CUCÙ DEL FRANCESCANO – Nella città dove vivo e opero vi sono parecchi conventi. Uno di essi, quello dei francescani, si trova nella stessa piazza del mio posto di lavoro. Dal secondo piano, attraverso la vetriata mi capita di allungare lo sguardo e seguire quanto si svolge nell’angolo tra il portone d’uscita-entrata del convento e la porta della tabaccheria adiacente, dove l’andirivieni di avventori è continuo. Ebbene? Alle nove eccoti uscire dal portone del convento il solito frate che mi era capitato di rivedere altre volte ma adesso regge con le due mani qualcosa di strano, un marchingegno su un piccolo trespolo. Incuriosito mi alzo e vado sul balcone. Ma il frate non prosegue come ordinariamente tutte le altre volte. Si è fermato sul lato alla mia sinistra dell’ingresso alla tabaccheria e ha collocato il trespolo davanti al quale adesso si fermano gli avventori del tabaccaio. Si fermano sia quelli che stavano per entrare e si fermano quanti escono dalla tabaccheria, il frate gesticola, ma non capisco, non distinguo. La curiosità mi travolge e scendo in strada, mi avvio e anche io mi aggrego al capannello davanti al trespolo del frate. Ma guarda tu, mi dico, sul trespolo spiccava scolpita la sagoma in legno di un assiolo colorato a vernice rosso ruggine. Il frate aveva in mano un telecomando sul cui unico e spiccante tasto rosso, a ogni dieci secondi circa, premeva… l’assiolo apriva il suo becco d’alluminio e… Cucù-cucù, faceva, con una intonazione che imprimeva a quel breve verso un nonsoché di allegro, un esito ossimoro rispetto al lugubre pianto notturno dell’assiolo.

UN GIOVANE PALERMITANO CONFIDA. “ ’N Paliermu pur’u fumu è stuortu!”.

 

 

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