Dalla finestra di Mario Grasso

QUANDO LA LUCE NATURALE VANIFICA GLI EFFIMERI CERI DELLE FIERE DI VANITÀ

ovvero

UN LUMINOSO SAGGIO DI STEFANO LANUZZA IN MEMORIA DI LEONARDO SCIASCIA

Non lo dice sicuramente il titolo né, per quanto esaustivamente, la stringatissima nota editoriale in quarta di copertina, quanto è importante questo libro di Stefano Lanuzza “Scrittori contro – L’opera di Leonardo Sciascia”. Quasi un adeguamento alla laconicità naturale dello scrittore di cui si può e si deve dire che continua a circolare più vivo di quando era in vita, se propendiamo a censire quante occasioni tra convegni e pubblicazioni di memorie e saggi analitico-critici delle opere continuano a fiorire a mo’ di celebrazione nell’anno trentesimo dalla morte. Anche chi scrive questa nota ha proposto il proprio contributo con un “Altro su Sciascia”, titolo che salva l’opera allorché si confronti con altre più eccellenti testimonianze. Un titolo quello del nostro unirci alle celebrazioni per motivi esclusivamente umani. Ma adesso dopo aver letto questo “Scrittori contro” abbiamo scoperto quanto di “Altro” c’è da ricordare per meditare sul significato che si può dare a quanto sopra ripetuto su uno Sciascia più vivo di quando era in vita.

Stefano Lanuzza è a sua volta uno “Scrittore contro”, lo è fin dagli inizi e lungo tutto un rigore di studi e ricerche che non hanno mai fatto piovere sul bagnato, né arato dove altri avevano sarchiato e seminato. Forse i suoi lavori non sono stati accompagnati a misura dei meriti quanto a megafono massmediatico. Ma non esiteremo a insistere sul valore da aggiungere alla presenza in un Paese incline al pecoreccio, della voce limpida di chi grida sottovoce come Lanuzza con i suoi esempi di ricerca e l’acuzie del critico indipendente che testimonia una sentenza inconfutabile: “I critici più acuti ed eccellenti sono anzitutto poeti, come dimostra il modello Montale”. Poeta infatti lo è Lanuzza ma anche per questo aspetto “fuori coro e fuori mafie”.

Questa premessa per confermare il significato pieno da attribuire a quanto per una metà e non più riesce a testimoniare la sobria nota suddetta che intanto illumina invitando dalla quarta di copertina del saggio edito dalla milanese Jouvece (pagg.150 – €.14). La riportiamo interamente:

<< Ora trascurato, ora tenuto in considerazione dalla critica letteraria accademica, Leonardo Sciascia, per sua stessa ammissione, sfugge e vuole sfuggire a ogni etichetta precostituita, ancor più a quella diffusa o risaputa d’intellettuale. “Se qualcuno mi corre dietro chiamandomi intellettuale non mi volto nemmeno”, avverte.

Non intellettuale, ma homme de lettres, artista della parola e scrittore solitario quantunque impegnato, soprattutto con la propria coscienza, il contrario, per Sciascia, della malafede e dell’imbecillità morale.

Questo libro di Stefano Lanuzza è un efficace strumento per avvicinarsi a Sciascia e al suo universo, imparando ad apprezzare, a leggere e a rileggere i suoi capolavori, ma anche un vivo affresco della personalità di Sciascia e della realtà italiana. Non si può avere un’idea precisa dell’Italia dagli anni Cinquanta del Novecento in poi, infatti, senza frequentare l’opera di Sciascia, coscienza laica e critica, libera e antagonista della società italiana: scrittore scomodo, scrittore contro.>>

Orbene, già nell’incipit nel riferimento a qualche disattenzione della critica letteraria accademica c’è e coglie in pieno una delle preferenze di Sciascia, che non muoveva un dito in direzione di accaparramento di consensi da parte di chi tendeva più a etichettarlo che a capirlo. Ma c’è poi nella traccia editoriale buona parte che dimostra la originalità delle conclusioni di Lanuzza che, procedendo con il commento libro per libro dello scrittore di Recalmuto, dedicandovi un illuminante capitolo esegetico che tiene conto di volta il volta e della coerenza dell’Autore e della congerie storica e ambientale, offre al lettore una enciclopedia del caso umano, letterario e politico di Leonardo Sciascia.

Esemplare di Lanuzza è la dimostrazione delle rigorose ricerche condotte per corredare, specialmente la parte conclusiva della sua opera, di un puntuale rinvio a interviste, interventi pubblici e articoli apparsi su quotidiani e rotocalchi, riportandone lacerti che valgono altrettanti libri. E questo seguendo con acribia di procedimento scientifico la cronologia che non tralascia particolari, siano essi quello della morte per suicidio del fratello minore dello scrittore, sia la testimonianza di Leoluca Orlando e il suo giuramento di mantenere segreta una rivelazione che Sciascia gli confida a distanza di pochi giorni dalla morte.

Sia onesto riconoscere che nessuna testimonianza tra quante ne abbiamo consultate e pur tutte di valore e di buon livello, ove si escludano le “fiere di vanità” di un paio di occasioni che tra titolo di accademico e voce di poeta squillano di maldestre esibizioni di messeri muniti di passaporti falsi che il tempo e la stessa attualità dei consapevoli si destina a smascherare. Purtroppo, a volte, come nel caso delle commemorazioni ufficiali pregresse e in corso, insiste la voce dell’infiltrato accreditato al momento delle inclusioni e delle esclusioni circa i nomi da convocare e principalmente di quelli da escludere. Ma anche questo tipo di “ragioni” aveva previsto Sciascia quando spiegava l’incombere di contrappassi nella fortuna, da vivi e postuma di uomini e opere.

Non risulta che l’appartatissimo Stefano Lanuzza sia mai stato invitato a convegni di studio o di commemorazione tra quanti continuano a esserne celebrati tra Racalmuto, Palermo e altrove sotto unica regia. Ma  non sono state mai le ufficialità a consacrare il nome di scrittori o poeti, quanto l’umano sentire che riconosce spontaneamente la luce diversa della verità, come la dimostra questo libro di Stefano Lanuzza “Scrittori contro – l’opera di Leonardo Sciascia”, che evita gli assordanti megafoni dei dulcamara  per dimostrare come in un teorema definitivo e definitorio chi è stato lo scrittore siciliano alla cui memoria non gioveranno gli zeri individuali in cerca di unità numeriche che mascherino la loro essenza d’origine che resterà permanente ma ossimora rispetto al valore autentico del patrimonio letterario, morale e politico aere perennius lasciato da Sciascia.

Mario Grasso