Collezioni & Collezionisti

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È risaputo che esistono Collezioni e collezioni, come del resto Collezionisti e collezionisti.
Il filatelico domenicale, ad esempio, è colui che stacca con acqua bollente francobolli dalla corrispondenza privata per il puro piacere di fregiarsi, perché no, del titolo di collezionista in una più o meno stretta cerchia di amici e parenti. Ci sono poi i numismatici, categoria ben più impegnativa in quanto l’appartenervi prevede un certo tipo di dispendio economico, poiché le monete pregiate non si trovano certo andando in giro per strada o per i parchi, ove invece gli acchiappa farfalle possono, previo acquisto di un economico retino, ambientalisti permettendo, inseguire e catturare i mal capitati lepidotteri di passaggio, al fine di ampliare la propria collezione e magari invitare qualche graziosa signorina a visionarla in casa.
Non me ne vogliano i filatelici più raffinati: è risaputo che alcune carte-valori arrivano a costare cifre stratosferiche, e lo stesso dicasi per tele, sculture e quant’altro di bello e artistico ci sia al mondo.
Che si tratti, quindi, di un investimento minimo, o di ben alt(r)a cifra, la passione per il collezionismo ha comunque un costo.

Si ha notizia da giorni di taluni collezionisti incalliti e non domenicali: sembra ci sia una categoria alla quale tutto è concesso e dovuto in tema di tomi, più o meno rari.
In un’epoca nella quale si vendono pochissimi libri, è interessante constatare che c’era chi in casa ne possedeva ben oltre 20.000: cifre da capogiro! L’acquisizione di questi libri, da parte di privato, non è stata di aiuto a rimpinguare le casse dello Stato, nonostante gli stessi fossero patrimonio dello Stato: gli incunaboli e gli altri antichi tomi in questione non passavano per i consueti canali di vendita, aste, antiquari e librerie, ma si materializzavano in forma di doni, destinati rigorosamente sempre alla stessa persona, che evidentemente poteva vantare un’immensa biblioteca, oltre ad una passione inesauribile per la lettura. Ma l’arricchimento della biblioteca privata portava all’impoverimento di una biblioteca pubblica: trasferimento deprecabile, tant’è che il patrimonio cartaceo è adesso sotto sequestro. I non collezionisti magari non daranno molto peso alla faccenda, perché d’altronde si tratta “solo” di libri. Ma se sapessero che parecchi di questi hanno un valore economico inestimabile, oltre che storico e artistico, probabilmente cambierebbero idea.
Cosa vogliamo che sia un libro, in fin dei conti? Parecchi designer oramai non progettano più librerie come parte di arredo, vale a dire che se si acquisterà un salotto o uno studio, nella maggior parte dei casi non vi sarà concepita la presenza di una libreria. I grandi brand ancora lo fanno, ma i piccoli sempre meno, e poiché la ricchezza spetta a pochi, essendo mal suddivisa (o ben suddivisa secondo il punto di vista di chi ricco è), vorrà dire che il lavoratore medio sarà destinato ad avere una casa senza libreria. C’è da dire, ad onor del vero, che molti lavoratori medi non posseggono un libro, quindi cosa dovrebbero farsene di una libreria? Spazio sprecato, direbbero! E se avessero tra le mani uno di quei preziosi tomi, probabilmente non ne apprezzerebbero il valore, e nel migliore dei casi lo relegherebbero in cantina, se non dentro al bidone del riciclo carta. Che ben vengano allora i Collezionisti, quelli con la C maiuscola, quelli che pur di avere un pezzo pregiato rinunciano ad altro: loro sanno apprezzare il valore delle cose materiali, nel caso di un libro la copertina, la rilegatura, la grammatura della carta, l’odore dell’inchiostro e come questo è stato impresso sulla pagina, alla faccia di uno sterile eBook!
Ma tornando al collezionista incallito, quello dell’infinità di libri di cui sopra, per quale motivo si era dedicato a questa passione? Per puro feticismo o per interesse reale della materia contenuta tra le pagine? Per collezione, investimento o per parziale ricettazione? Leggeva o sapeva leggere? Le ipotesi sono tante e c’è già chi sta approfondendo la questione in altra sede.
In ogni caso, siamo di fronte ad una nuova figura di gestore della Res publica (perché questo era il suo lavoro): un uomo che invece di trascorrere serate di dubbia moralità in divani e sofà, preferiva farlo dietro una scrivania, in compagnia di un libro e di un buon bicchiere di vino!

 

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