Arrendersi mai (2)

(Continua dal n. 65/53 di maggio 2015)

CAPITOLO TERZO

Marie, contrariamente a Paul, era già legata a un altro ragazzo, che peraltro l’aveva accompagnata al colloquio e la aspettava impaziente in macchina, perciò non pensava ad altro se non al tanto sospirato posto di lavoro.
<<Buondì e ben arrivata>>, <<Buongiorno a lei, piacere Marie>>, <<Prego, si accomodi di là, arrivo subito>>… <<Allora, mi parli un po’ delle sue referenze, diploma conseguito? Conoscenze riguardanti il P.C.?>> Bla-Bla-Bla <<Ottimo!>>.
Dopo un conciso quanto diretto approccio iniziale, si allontanò da quell’ufficio con un’idea ben chiara di Paul, un uomo d’affare veramente in gamba, capace, vincente e parecchio galante.
La settimana successiva a quell’incontro, iniziò un breve periodo di prova brillantemente superato e Marie, finalmente prese parte a quella squadra! <<E vai, brava Marie!>>.
Più la conoscenza con il datore di lavoro si approfondiva, più Marie prendeva consapevolezza di dover sistemare in modo definitivo la questione con il suo attuale fidanzato, la storia, infatti, era ormai in crisi da circa un anno.
A una ragazza di sani principi e ancorati valori come lei, risultò parecchio doloroso fare la resa dei conti. Nonostante fosse molto legata all’amato, vedeva in lui molti aspetti caratteriali che si contrapponevano con forza al suo modo di essere.
Temeva che un giorno, qualora si fossero sposati, dopo anni di convivenza, non sarebbe stata in grado di sostenere quei difetti divenuti inaccettabili e che inevitabilmente l’avrebbero allontanata da lui per sempre.
Perciò per evitare di imbattersi in questa poco felice realtà, si fece forte e finalmente dopo svariati tentativi antecedenti, stavolta riuscì a troncare la relazione…
<<Amore, spiegami almeno il perché; cosa si sta insidiando fra noi; ti amo sopra ogni cosa da sempre e questo lo sai già, perché mi stai recando tanto dolore. Cosa credi di trovare, lasciandomi>>.
Con molta difficoltà la nostra Marie cercò di esporre le sue ragioni:<<Perdonami, anch’io ti ho voluto bene e ancora oggi te ne voglio ma credo sia arrivato il momento di guardare in faccia la realtà e accettarla; credimi, non penso a cosa o chi troverò in sostituzione, penso soltanto a lasciare qualcuno che purtroppo non può più rendermi felice>> e inoltre <<Il mio cuore è a pezzi tanto quanto il tuo ma non riesco a immaginarmi un futuro con te, non credo sia tu la mia anima gemella, capisci?>>.
Nonostante la ragione suggerì a Marie quella situazione e quelle parole, il cuore ne suggerì altre:<<Puoi però, baciarmi per l’ultima volta, puoi accarezzarmi come hai sempre fatto, con
la stessa dolcezza e con lo stesso rispetto, nonostante tutto?>>.
I due a quel punto, si diedero un addio molto sofferto; si amarono per l’ultima volta come se fosse stata la prima in assoluto.
I loro baci ebbero il gusto amaro delle lacrime, le selvagge carezze avrebbero voluto imprimere il calco delle mani sulla pelle dell’altro, quasi non si capiva il perché di ciò che stesse accadendo…
Nonostante tutto, Marie era certa di aver preso la scelta giusta, anche se inizialmente non vissuta molto bene.
Quel ragazzo d’oro, d’altronde lo conosceva da quando era piccola; insieme con lui, aveva giocato, si era confidata, aveva conosciuto l’amore, aveva provato il primo batticuore e ora dopo tre anni vissuti in simbiosi, sapere di avergli recato un così grande dolore, non era per nulla facile da realizzare.
Proprio per questo, a lavoro non riuscì più a dare il massimo, la sua testolina era da tutt’altra parte e ciò la infastidiva al quanto. In genere non amava rendere poco, era molto diligente e il non riuscire a concentrarsi come avrebbe voluto la turbava parecchio ma si sa, quando si tratta di questioni di cuore, purtroppo spesso la ragione non è la monarca.
Marie, aveva perso l’appetito e per una buona forchetta come lei, c’era veramente da preoccuparsi; a volte tra se e se si chiedeva “Avrò preso la decisione giusta? Mi sento molto combattuta, il cuore sembra portarmi in una direzione ma la ragione da tutt’altra, aiuto che faccio!”.
Fortunatamente il tempo curò la ferita, anche se profonda e ogni nuvola minacciosa svanì nel nulla.
Il dolore, infatti, scemò sempre più lasciando spazio al sorriso spensierato, che finalmente, tornò sulla sua bocca.
Si spogliò lentamente ma completamente di tutto il suo dolore divenendo sempre più, simile a un “ricercatore” smanioso di scavare a fondo per trovare nuovi reperti archeologici. La sua bellezza, la sua giovinezza, la sua introspezione e la fragilità che mostrava in quel periodo poco felice della sua vita, ammaliava sempre più il libero professionista, tanto da spingerlo a mostrare con ostentata timidezza, la forte attrazione che nutriva.

La ragazza accolse benevolmente la corte del giovane. Conoscendolo a fondo, infatti, era riuscita ad apprezzare i pregi che già dall’inizio aveva palpato.

CAPITOLO QUARTO

Tra Paul e Marie, iniziò un coinvolgente e intrigante tira e molla. Paul lanciava l’amo e si nascondeva, Marie lo afferrava e si ritirava, era un continuo fuggi e rifuggi.
Spesso le loro dita si sfioravano grazie a dei documenti passati da una mano all’altra, i loro sguardi silenziosi e fuggitivi spiavano i comportamenti dell’uno piuttosto che dell’altro e la voglia di stare vicini accresceva sempre più.
Marie cominciò a occuparsi in maniera più incisiva del suo look cercando di compiacerlo oltremodo. Anche Paul subì qualche cambiamento. Di norma, infatti, non era molto sdolcinato ma adesso faceva leva su nomignoli e vezzeggiativi ogni volta che le si rivolgeva ed era anche capace di scorgere un suo disagio portandolo, inevitabilmente, a occuparsi di lei ancora con più amorevolezza.
S’inviavano messaggi di forte contenuto ma poco chiari perché celati dietro timidi sorrisi, usavano parole dolci e gesti semplici ma che colpivano, si mostravano insomma nella loro vera natura.
Marie introversa, sognatrice, profonda ed elegante, Paul un gentile e raffinato pragmatico lord.
Sì, proprio così, quell’uomo più grande di lei di vent’anni, era un perfetto gentiluomo. Educato, rispettoso e straordinariamente intelligente. Marie, restava sempre più folgorata da quelle caratteristiche, tra l’altro da piccola sognava di incontrare un uomo interessante, colto e ricco di brio. Senza cadere nei classici cliché, lo aveva trovato, per nulla impazientirsene, era lì ad un passo da lei.
A Marie piaceva molto essere stupita e devo dire che Paul al riguardo, era in grado di sbalordirla sempre.
Non era il classico bell’imbusto, di primo acchito, infatti, non aveva rapito l’interesse, ma il suo “savoir-faire”, diceva molto e raccontava molte più cose di una bellezza limitata all’estetica.
Paul era un uomo maturo, responsabile, molto ambizioso e parecchio sicuro di sé, non si fermava davanti a niente, non si poneva limiti, nulla era in grado di intimidirlo.
Non amava raccontarsi e solo a pochi eletti apriva il suo cuore, anche se in genere era un grande amicone, per loro, infatti, avrebbe fatto di tutto o quasi.
Il feeling tra i due, si strinse sempre più e finalmente dopo una corte sottile e delicata d’ambo le parti, Paul trovò la forza per invitare a cena la sua “piccolina” tanto desiderata.
In un momento d’intesa giocosa, tra un lavoro e l’altro, Paul la afferrò dolcemente a se, la fissò negli occhi e carezzandole il viso, le chiese con molta grazia:
-Piccolina, ti andrebbe di rendermi felice deliziandomi della tua presenza anche al di fuori di queste mura?-.
La dolce sognatrice, imbriacata dal profumo avvolgente di Paul ed emozionatissima per l’invito, all’udire tali parole si commosse e senza alcuna esitazione al quanto inibita, pronunciò
queste parole:
-Io e te, fuori di qua. Sì sarebbe bellissimo…-
Per l’atteso momento, era parecchio agitata, inoltre, timorosa di apparire una ragazza facile, mostrò diversi dubbi anche su cosa indossare; dubbi sciolti, per fortuna, solo dopo cinque passerelle.
Il gusto e la semplicità le consigliarono l’abbigliamento perfetto!
Una gonna nera con una delicata stampa a fiori lunga sino alla caviglia ma con un piccolo spacco che tracciava la gamba destra, una maglia nera con sottili spalline che incorniciavano le sue larghe spalle e un leggero tacco, tanto quanto basta a rendere più femminile una donna.

 

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