Camilo José Cela nel centenario della sua nascita

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BIOGRAFIA

Camilo José Cela nasce a El Padron (l’antica Iria Flavia), in provincia di La Coruna, l’undici maggio del 1916. Suo padre Camilo Cela Fernandez è galiziano e sua madre, Camila Emmanuela Trulock y Bertonini, anglo-italiana. Primogenito della famiglia Cela-Trulock, gli vengono dati ben otto nomi: Camilo, José, Maria, Manuel, Juan, Ramon, Francisco e Javier de Jeronimo. Nel 1925 la famiglia si trasferisce a Madrid e Camilo Cela viene iscritto, nel collegio degli Scolopi de Porlier. Nel 1931 Camilo si ammala di tisi e viene ricoverato al Sanatorio antitubercolotico di Guadarrama dove, durante il forzato periodo di riposo, a cui lo costringe la sua malattia, legge intensamente gli autori classici e il filosofo José Ortega y Gasset, che saranno alla base della sua grande preparazione culturale. Nel 1934, dopo aver terminato gli studi secondari nell’Istituto di San Isidro, si iscrive alla facoltà di Medicina, nell’Università di Alcalà de Henares; però, siccome gli piace assistere da uditore alle lezioni di Letteratura Spagnola Contemporanea, tenute da Pedro Salinas, frequenta la facoltà di lettere di Madrid. Allo scoppio della guerra civile, Camilo Cela si arruola con i franchisti. Combatte, viene ferito e ricoverato in ospedale a Logrono, quindi si ritira definitivamente. Nel 1938 a ventuno anni si offre come delatore al regime franchista. Terminata la guerra civile, si dedica al giornalismo e comincia a scrivere il suo primo romanzo dal titolo “La familia de Pascual Duarte”, pubblicato nel 1942. Incoraggiato dall’esito molto positivo del suo primo componimento narrativo, Camilo abbandona gli studi universitari e si dedica da allora in poi, totalmente alla letteratura. Nel 1944 Cela sposa Maria del Rosario Conde Picaeva, con la quale due anni dopo ha il figlio Camilo José Cela Conde. Il 1946 è l’anno, in cui la censura boccia il suo più famoso romanzo “La colmena”, che Cela fa pubblicare nel 1951 a Buenos Aires. La sua fama è in continua ascesa e cresce il numero di lauree honoris causa, che gli vengono date da vari atenei nazionali e stranieri. Nel febbraio del 1957 Camilo Cela diventa membro della Reale Accademia Spagnola. Nel 1977, dopo la morte di Franco e la conseguente caduta dei franchisti, Cela viene nominato senatore dal re Juan Carlos, per il periodo di transizione verso la democrazia, cioè fino al 1979, anno in cui nella Spagna postfranchista vengono indette le nuove elezioni generali. Egli partecipa attivamente alla revisione che il Senato effettua sul testo costituzionale, elaborato nel Congresso dei Deputati, avendo come compito peculiare quello di definire la lingua ufficiale dello Stato spagnolo come “castigliano-spagnolo”. Nel decennio degli anni ’80, Cela riceve grandi riconoscimenti per l’eccellenza della sua opera letteraria, come il premio nazionale di Letteratura “Il principe delle Asturie”, così motivato: “per l’eccellente qualità letteraria della sua abbondante e universalmente conosciuta opera”, o come il premio Nobel per la Letteratura nel 1989, che l’Accademia svedese gli conferisce: “per la sua ricca ed intensa prosa,che mostra una visione fortemente critica della realtà umana”. Questo evidentemente gli dà la consacrazione internazionale, di cui ora gode. Nel 1994 gli viene conferito il premio “Planeta” per il romanzo “La cruz de San Andrés, che gli crea il fastidio di un’accusa di plagio. Ne 1996 finalmente gli viene assegnato il premio “Cervantes”, considerato come il Nobel della Letteratura in Spagna, che Cela l’aveva desiderato tanto. Muore a Madrid il 17 gennaio del 2002, all’età di 85 anni. Mino Vignolo, corrispondente da Madrid del Corriere della Sera, il 18 gennaio del 2002, pubblica un articolo dal titolo “Addio a Camilo Cela, Nobel politicamente scorretto, nel cui sottotitolo “Censore per conto del regime franchista, accusato di plagio, dandy eccentrico, scrittore geniale”, c’è il compendio di quello che lo scrittore è stato.

PROFILO CULTURALE

INFLUSSI FILOSOFICI: KRAUSISMO, NIETZSCHE, UNAMUNO, ORTEGA Y GASSET

Nella formazione filosofico-culturale di Camilo Cela spiccano: un iniziale krausismo e le influenze di Nietzsche, di Unamuno e di Ortega y Gasset. Il krausismo, la filosofia del postkantiano Krause, discepolo di Fichte e di Schelling, rielaborata ed adattata alle esigenze della Spagna da Julian Sanz del Rio, influenza per lo meno tre generazioni di intellettuali spagnoli, sicuramente Unamuno, Ortega y Gasset e quindi Camilo Cela. Ineccepibile è il giudizio della Rosa Rossi sul krausismo: “ Non sta nel suo hegelismo di destra o nel suo utopismo astratto la forza del krausismo in Spagna bensì nel fare della cultura lo strumento e della Università il centro della rigenerazione della società: e cioè stimolare l’intellettuale alla presa di coscienza della sua responsabilità e alla lotta contro ogni dilettantismo, ogni arcaico disprezzo per la scienza”. Se iniziale è l’influenza del krausismo, continua e duratura è quella di Nietzsce. Cela, infatti, considera come suo catechismo “ L’aurora” di Nietzsche, dove dice che “ trova sempre la soluzione dei suoi problemi spirituali”. Cela condivide pure il tentativo nietzschiano di sgretolamento del Cristianesimo, che rappresenta la presa di posizione di Nietzsche contro il socialismo. Il filosofo tedesco, infatti, vede già implicita nei valori del Cristianesimo la prima affermazione di uguaglianza, poi imposta con tanta forza dall’ideale socialista. Gli sporadici attacchi contro la Chiesa, come quando Cela irride sui vari miracoli e sulle relative offerte in denaro, sono espressione del suo camuffato anticlericalismo, ma soprattutto svelano l’influenza di Unamuno che, nel voler svuotare la religione cristiana di ogni dommatismo, si era accanito contro l’élite dei sacerdoti, che hanno egemonizzato il dogma ed offeso l’autentico messaggio cristiano. Cela accetta anche il capovolgimento nietzschiano dei valori della morale kantiana, per cui ritiene ogni errore, la conseguenza della degenerazione degli istinti e della disgregazione della volontà e vede nella demistificazione dell’etica borghese l’effetto dell’accettazione dell’hegeliano “principio di contraddizione” come “ il motore del mondo”. Abbastanza marcata è la lezione di Ortega y Gasset su Cela, che riguarda per lo più l’aspetto ideologico e sociologico. Ortega y Gasset, anch’esso molto sensibile alla filosofia di Nietzsche, riesce a collocare il pensiero filosofico spagnolo – la Spagna non produce grandi filosofi nell’età moderna – ai livelli europei, se non addirittura internazionali. Lo sviluppo della sua filosofia, per nulla metodica, è ampio. Infatti, Ortega dal “raziovitalismo” degli anni ’20, giunge allo storicismo dei ’40, passando però attraverso i ravvedimenti degli anni ’30. La sua fase più decisamente vitalistica, che si colloca negli anni ‘20, è quella che affascina Cela, anche perché Ortega si avvale di una linea marcatamente elitaria. Il filosofo fonda, anche se in modo astratto, “ la teoria della missione delle elités nei confronti delle masse e del ricambio di generazioni all’interno della classe dominante come biologica garanzia di dinamicità”. La sua visione aristocratica della storia e della civiltà attrae Camilo Cela, soprattutto per le motivazioni addotte e per le soluzioni proposte. Infatti, in “Espana invertebrata”, Ortega y Gasset sostiene che la Spagna manca di spina dorsale, perché scarseggia di “minorias selectas”, cioè di industriali, commercianti e tecnici. Da questa analisi orteghiana esce rafforzata l’idea della formazione delle elités, in tempi di civiltà di massa, che è il concetto cardine del suo saggio “La rebelion de las masas”. Ulteriori influenze tra Ortega e Cela si trovano nell’opera “ La deshumanizacion del arte”, con cui il filosofo intende definire il processo di deformazione della creazione artistica, che coincide, per certi aspetti, con la tecnica tremendista celiana.

RIECHEGGIAMENTI LETTERARI:

IL GENERE PICARESCO, PIO BAROJA, VALLE-INCLAN

Nella sua multiforme attività letteraria, che presenta una grande varietà di generi, che vanno dalle poesie ai romanzi, dai racconti ai libri di viaggio, dalle opere erotiche al teatro, è immenso e complesso il background celiano, che concorre a formare, attraverso influenze anche indirette e di natura remota, la sua personalità culturale, a cominciare dal suo primo capolavoro “ La familia de Pascual Duarte”, in cui Cela riprende il filone picaresco, segnando la rinascita del romanzo spagnolo di stampo realista. In questo modo si contrappone alla letteratura edificante e tronfia del franchismo. Cela, infatti, sceglie il protagonista tra i derelitti della società, trasformandolo nel “ portavoce delle angosce esistenziali del suo tempo”. In questa prima opera si manifesta già il cosiddetto tremendismo, il tipico stile di Cela, contraddistinto da una particolare durezza nell’esposizione tematica e da un uso linguistico aspro e rozzo. Spesso il termine “tremendismo”, inventato dal critico spagnolo Zubiarre, viene usato come modo per amplificare la gravità della realtà, allo scopo di suscitare l’idea di un’incombente catastrofe. Da parte dei critici si è messa anche in evidenza la relazione di continuità del tremendismo di Cela con una lunga tradizione, che si riallaccia alla poesia satirica del secolo XV, alla “Celestina”, alla picaresca, a Francisco de Quevedo, in particolar modo, a Pio Baroja e a Ramon de Valle-Inclan. Cela, dopo essersi rifiutato varie volte di accettare la paternità del tremendismo, finalmente si rassegna ad ammetterlo, spiegandolo come “ la sanguinaria caricatura della realtà”. Cela elabora il romanzo secondo il dettato di Baroja, della cui grande lezione è erede, se considera la narrativa come un genere letterario mutevole, in cui si tollera ogni tipo di stravaganza e di libertà. Cela disegna un romanzo, la cui impalcatura deve restare nascosta e non abbracciare espressamente alcuna tesi. Quest’idea di Cela coincide anche con la tesi estetica di Unamuno, per quanto riguarda la narrativa. Infatti in un articolo della rivista barcellonese “Destino”, intitolato “Estetica de la novela en Miguel de Unamuno”, Cela dice: “ il romanzo, nessuno deve dimenticarlo, ha come ultimo e più importante fine il divertimento del lettore, il suo svago, giammai la dimostrazione di una tesi anche estetica”. Cela beve profondamente alle fonti narrative di Baroja, che vede nel romanzo “ il fiume nel quale guardare il fluire della vita”, ma viene influenzato pure dal marcato individualismo pessimista e dalla visione negativa del mondo. Infatti lo stesso Cela, parlando dell’accentuato pessimismo delle sue opere, dice: “ Il mondo e lo spettacolo della vita non fanno sentire troppo ottimisti di fronte all’uomo e alle sue reazioni… Bisogna essere molto ingenui o molto santi per vedere con ottimismo l’uomo, questo lupo che, a differenza del lupo, ammazza a morsi i suoi consimili”. Purtroppo la sua poca obiettività spinge quasi sempre Camilo Cela ad annacquare e a deformare la realtà, con un tono crudele ma umano,attaccando duramente ciò che nota di rovinoso e di ridicolo nell’uomo e nella società. L’effetto di questo atteggiamento è da addebitare per metà al suo tremendismo e per l’altra, all’influenza dell’ “esperpento” di Valle-Inclan e delle “ greguerias” di Ramon Gomez de la Serna, oltre che del “behaviorismo”, specialmente nel romanzo “ La colmena”, non a caso definita da Eugenio de Nora “ novela behaviorista”. Illuminanti sono le affermazioni di Valle-Inclan, a proposito della deformazione della realtà: “ Il senso tragico della vita spagnola si può solo dare con una estetica sistematicamente deformata”. E’ proprio quello che fa Cela molto influenzato dall’esperpentismo. Inoltre Cela sente fortemente gli influssi della poesia europea del momento, che è il surrealismo, e della migliore poesia spagnola di sempre. Egli, infatti, ha una forte tendenza verso il surrealismo, contagiatagli da Pablo Neruda, quando venne a Madrid, per ricompattare il gruppo surrealista di Malaga e il poeta Altolaguirre, fin da quando scrive il suo primo libro di poesia “Pisando la dudosa luz del dì”, nella sua adolescenza e negli anni della guerra civile. Fra le tecniche surrealiste, quella prediletta da Cela, anche se prima aveva detto che si sarebbe rifiutato di utilizzarla, è la cosiddetta “ scrittura automatica”, considerata da Freud “ l’espressione del subconscio, che permette di esporre le idee represse come sesso, violenza e fantasmi”. Cela non ha grande interesse per il teatro, infatti, la sua attività teatrale, che indubbiamente completa la sua personalità culturale, non sfiora nemmeno lontanamente i livelli raggiunti nella narrativa. Egli stesso confessa con una espressione simpaticamente efficace, che quello di scrivere teatro “fu come la necessità di perdere la verginità, che la dava per persa con piacere”. Il giudizio estetico, che viene espresso nella presentazione del libro “ Cristo versus Arizona” tra le opere più significative della narrativa contemporanea, ribadisce la fondamentale caratteristica di Cela: “Esempio magistrale di perizia tecnica e dominio espressivo, di una ricerca linguistica e stilistica che rivela le straordinarie capacità di fascinazione verbale dell’autore”.

 

 

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