The universal sense of nowhere

 
ilary

 

L’universo in cucchiaio è l’insieme distratto di lattei punti, globi accennati, stanziati su traballante superficie.

Terrosa, come le pelli brune ai fumi del peyote. Fresca, sobbalzante. Chicchi di limpido cielo su tetti di latta. Se l’universo fosse in un cucchiaio. Avvolto, cullato. Se, l’universo. È porzione d’infiniti – contenuti dove, e circolari quando.

Se, il cucchiaio trattiene e accoglie, se. L’accoglienza fosse un gesto tondo, ascendente. Se. Le interrogazioni non fossero ipotesi confutabili, ipotetiche elucubrazioni suscettibili di rettifiche e abiure.

Se un “se” non fosse “if” ma solo se-mplice, se-rafica se-gnalazione seguitante lettere. Ne permarrebbe forse, comunque, l’aleatoria caratteristica. Di dubbio.

 

E se il dubbio fosse motore, principio d’attivazione, allora la forza del “se” sarebbe spinta creatrice e un cucchiaio conterrebbe, in potenza, universi giacenti in barattoli. E gli universi, puntini di latte e panna screzianti amerindi cioccolati e questi, primordiali brodi d’endorfiniche propensioni.

 

 

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