Sotto attacco

Riga dopo riga, la stampante vomita il risultato, sconcertante:

«Ho paura! Se continua così, ci fregano! Ci stanno facendo la guerra… senza pietà, e con terribili armi chimiche… biologiche… Stare a casa, chiusi! Se fosse possibile in eterno… Lo so che dopo un po’la casa scaccia… che a stare chiusi, in tanti, troppi, negli stessi spazi, si rischia di mangiarsi l’un l’altro. Quanto meno, bisognerebbe stare buoni il più possibile, senza farsi accorgere, senza rompere il guscio per uscir fuori il naso, che se ci trovano sono guai… E dovremmo calmarci con la riproduzione­­ – e che è?! – che poi le risorse finiscono e siamo costretti a emergere, cercare un’altra casa, e poi ancora, e ancora… pure un altro corpo celeste, saltando dall’uno all’altro al momento giusto, con tutti i rischi del trasporto sulle capsule idriche… Che qua, lo sappiamo, dopo un po’, il corpo celeste reagisce, si presentano quei malacarne che ti inghiottono in un sol boccone; per non parlare delle sostanze che ti si appiccicano addosso, e ti impediscono di respirare, e poi quegli agenti che sono disposti a bruciarti pure la casa, la prigione, la cella, se sanno che ti sei nascosto dentro… Una guerra, una guerra senza quartiere, senza regole, ne convenzioni… E poi… se la prendono con noi… ma spesso sono proprio i loro soldati, le difese – vatti a fidare! – sono loro a produrre il collasso del pianeta, e non noi, che in fondo consumiamo poche risorse… A noi basterebbe poco… una cella, anche minuscola, un riparo dove ripararsi dalla tempesta, un bozzolo di pace, un nido insomma, dove crescere i nostri figli… Questi invece – gli eserciti – con la scusa dell’immunità arrivano col loro armamentario, l’artiglieria pesante, intasano strade e interstizi, soffocano arterie, vasi e viuzze di comunicazione, vatti a fidare della soldataglia… e poi si sorprendono che il corpo celeste schiatta… gli assegni la difesa e loro occupano il potere fino alla distruzione. Noi ci accontenteremmo dei corpi già consumati… quelli nuovi manco si accorgono di noi: il loro esercito difensivo è ancora imberbe, imbelle, fresco d’imballo, non ha reazioni eccessive, guarda e impara, non sovrareagisce… questi vecchi corpi invece… appena li tocchi s’infiammano, richiamano flotte e frotte, che poco ci manca… e qualche volta manco… Eppure siamo stati bravi: abbiamo imparato, ci siamo evoluti, abbiamo saltato specie di corpo celeste, e questi pianeti sono più grossi e girano di più, delle trottole globali, così nel loro orbitare, ballare, giocare, passano vicini abbastanza ad altri corpi buoni per saltarci sopra e distribuirci, in maniera da non sovraccaricarne nessuno: ci teniamo, noi, al pianeta, non vogliamo che muoia e ci porti nella tomba… Non come le altre razze, i nostri cugini involuti, stupidi!, che arrivano e sconquassano in poco tempo, e fanno tanto rumore che gli eserciti difensivi si mobilitano subito, danno tutto a fuoco, coi lanciafiamme, e la temperatura sale, e il pianeta viene fermato, impedito a passare vicino ai simili, e così non possono più saltare e diffondersi. Noi, invece, quatti quatti, tomi tomi, ci nascondiamo, facciamo passare tempo prima di farci notare, ci facciamo dare un passaggio, alcuni manco li molestiamo ma li utilizziamo come taxi, che così ci portano in braccio alle loro galassie, e ci espandiamo, colonizziamo l’universo conosciuto…

Ma ora sono stanco e impaurito, non trovo altri pianeti su cui saltare da più di quaranta scurellustri, e cominciano a circolare strani eserciti, non autoctoni del pianeta, che ci riconoscono, come se ci avessero visto altrove…, ci fiutano, ci castrano… Io ho paura, non esco da casa mia dalla mia celletta, cellula, non lo farei per nulla al mondo, peccato questa maledetta spinta riproduttiva, mannaggia!, che ci fa riempire la casa, esaurire le scorte e infine costringe a scappare prima del crollo dell’involucro, a cercare un’altra sistemazione, e poi un’altra, e poi… Ma lo so, lo so bene, che prima o poi, qualche fagocitatore, qualche inibitore della riproduzione, un virus creato apposta in qualche laboratorio si attaccherà al mio RNA, confondendone le mutevoli capacità riproduttive, e impazzirò, perdendomi nel nulla inorganico, per essere trangugiato e riorganizzato dal pianeta, che ne farà maledetti soldati immunitari, con idea fissa di distruzione, fino alla autodistruzione, fino alla distruzione delle vita riproduttiva e il passaggio definitivo al nulla inorganico, irriproduttivo, immemore.

Covidio Decimonò»

Forse troppe ore passate in laboratorio e sonno perso: ho le traveggole. D’altronde bisogna pur trovare una cura a questo Coronavirus! Eppure il messaggio sta lì, sullo schermo, davanti ai miei occhi – posso vedere il mio viso semiriflesso sullo schermo – la sequenza ricostruita dal calcolatore nuovo e potente che ci hanno portato (in quella intelligenza artificiale avrà anche lui (lei?) le sue traveggole?) Oppure mi fecero uno scherzo? Lì davanti a me, eccola, stampata, impressa, appena decriptata, dopo ore di calcoli, apprendimenti, interpretazioni: la sequenza genomica: il loro punto di vista… i loro panni in cui mi sono calato, per capirli meglio e magari sconfiggerli… i virus comunicano, con la loro sequenza genomica, ed ecco quel che mi dicono… e non ha alcun senso biologico, alcuna necessità genomica… sembra piuttosto un messaggio nella bottiglia da parte di un individuo perso nella paura della solitudine – e d’altronde non lo sono anch’io? – un segnale alieno ma familiare, da alieno ad alieno, da alieno ad alienato…

Dott. Prof. Curiazio Mairone,
resp. Laboratorio di Genomica dell’Istituto Nazionale Universitario