Poesie come pensieri

1

Nemmeno la notte tu hai rinunciato,
assennato e instancabile
al lavoro e alla meditazione
alla segreta armonia delle cose.

Come sono io stretta al laccio
Profanando affluenti di poeti
tentando di rendergli grazia.
Come levo alte le fiamme
sulla parola e l’immagine

E invece venivano da un caldo ventre
dove la città tutta, tetra, spariva

Not even in the night did you give up,
sensible and tireless
at work and at meditation
on the secret harmony of things.

How straight is my noose
Profaning emissions from poets
trying to be grateful.
How high I carry the flames
of the word and the image.

Instead they came from a warm belly
in which the whole bleak city disappeared

(Traduzione di Ute Margaret Saine)

 

2
Sono un’anima stretta da una colpa
e non sono costante nel campo di lavoro,
perché un sogno ricorrente mi consuma
Nel sogno fendo la freccia
sono la stessa freccia
Vado dritto al cuore della mia regina
e la rinchiudo nelle mie segrete.

 

3

Un giorno andrò per le tue terre,

ricostruirò le palizzate abbattute dai venti

e mi tramuterò nel tuo esercito,

ti toccherò quando nessuno più osò toccarti

farò parlare il tuo cuore ammutolito.

 

4

Nelle oasi zampillavano amanti,
le acque universali
Ma non le trova ora l’uomo …
… né un freddo sole, ventre di donna.
Vidi in te la radice del linguaggio, fiorire.
I versi tuoi germogli, poesia dell’immediato.
E’ tempo di strane parole
dì la tua al ramo, fratello
perché non è folle tutto ciò
che fece comunione con il sangue
Guarda l’albero
che strozza le fronde
a gennaio come a maggio
quanta meraviglia

 

5

Forse nel sottile involucro
troverai la tua sillaba.
Innalzerai il capo smilzo
e non sfilando un inno a Dafne
ti purificherai.
Non puntando alle alte cime.
Ma calando diritta
verso una lunga agonia
partorirai il figlio della prima bramosia,
il figlio generato e non voluto…
una foglia di verso,
che ti desterà vergogna

 

6

Ragazzo scaltro

perché ti resero
dimentico di ogni grazia ?

Guardati intorno, e vedrai che al mondo

non v’è niente di puro
che sopravviva più
nemmeno tu che un tempo eri puro,
hai resistito alla modernità.
Ovunque vedrai che tutto
è un deserto inconsolabile
Come tutto sfiorisce rapidamente quì
anche la rosa più bella sfiorisce
anche due gote accese
diventano smorte
All’oltre che sta nella rosa
non mettere le dannate catene.
Nulla ti dissero dell’anima
della Venere dai folti capelli
che abitava un tempo il cuore degli uomini?

Nulla ti dissero,
di una mente leggera e indomabile
che si guadagnava il giorno e la notte
e separava il sì dal no?

 

© Nico Piotto, Il paese delle ombre lunghe, 2009

© Nico Piotto, Il paese delle ombre lunghe, 2009

 

 

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