Pasta frolla e talenti a bagnomaria

Ho sempre pensato che i sogni non debbano restare chiusi in un cassetto, il posto loro è altrove: in un luogo indefinito, ma che consenta a chiunque di poterli ammirare.
Il mio lavoro è quello di creare ricette, piatti sì, cose da mangiare. Fin dal giorno, o dalla notte, in cui ho sentito di voler e dover cucinare per soddisfare i palati altrui, ho aspirato alla perfezione delle mie creazioni. Tanto studio prendendo esempio dai grandi Chef, riproducendo meticolosamente le loro bontà, apportandovi mie personali variazioni, fino alla creazione di personalmente mie ricette originali, e sottolineo personalmente mie. Privo di mezzi economici per aprire un ristorante, pensai di propormi come cuoco presso altri. Non posso affermare che mi siano mai state chiuse porte in faccia, poiché non mi sono state aperte, neanche per un istante. Anni di duro lavoro nella cucina di casa, preparando cene per amici che hanno sempre apprezzato e che mai si sono capacitati di come io non riuscissi ad aver la possibilità di mettermi alla prova. E fu ad un certo punto, un punto certo, che pensarono bene di iscrivermi, a mia insaputa, ad un concorso nazionale, di quelli che si vedono nelle TV importanti, tale talent “CheChefrega… di cosa cucini!”. Colletta per biglietto a/r più pernottamento, perché le selezioni rigide di questi grandi eventi si tengono nelle metropoli, mentre io ero e sono paesano.
Ore cocenti sotto il sole, un giugno: dall’alba code infinite. In prossimità del mezzogiorno, iniziarono le riprese della folla di partecipanti festanti in attesa del loro grande momento. Vigeva ancora il divieto di accesso, poiché si necessitava ammassare fuori i concorrenti per poi propinare ad ignari telespettatori un backstage con clamoroso successo di partecipazione al format. Le selezioni cominciarono solo nel tardo pomeriggio, contro le prestabilite menzognere ore otto a.m. puntuali pena l’esclusione! Poco dopo le diciannove il mio turno: entrai, nome e cognome, foto anonima gettata in una scatola e domanda di partecipazione senza foto consegnata all’esaminatore. Insieme a me altri tre partecipanti, perché i provini erano davvero rigidi: si chiamavano quattro di noi per volta! Ci fu chiesto «Primo piatto preferito?», ed io a mia volta chiesi se avessi potuto descrivere un piatto di mia creazione, ma l’esaminatore impettito rispose «Solo piatti classici della tradizione, il resto verrà in seguito per chi passerà la selezione», allora risposi pasta alla carbonara, un tizio spaghetti aglio olio e peperoncino, gli altri due non ricordo cosa e non ricordo e basta. «Bene, potete andare, vi faremo sapere!». «Ci farete sapere cosa? Che razza di selezione è mai questa? E le mie competenze culinarie?» furono le mie ultime parole prima di restare basito.
Deluso non partecipai più a concorsi: quando si dice la prima e l’ultima volta.
Gli amici non credettero alle loro orecchie, né alla mia voce, per fortuna non faccio il cantante: si immagini una voce poco credibile per un cantante?
«Hai mai provato a portare una ricetta al Tallo De Tal che ha aiutato un cuoco a diventare famoso perché questo si era appostato dietro casa aspettando che uscisse e quando ciò è accaduto colui ha dato le sue ricette a costui che l’ha aiutato?». Ignoravano e ignorano che la gente famosa non dà affatto soddisfazioni per la soddisfazione di soddisfare uno sconosciuto insoddisfatto!
Non mi persi d’animo e inviai foto e ricette dei miei piatti alle più grandi aziende di piatti innovativi: nei loro siti internet c’era scritto che cercavano nuove ricette per pubblicazioni. Pochissime risposte, tutte molto simili tra loro: “Gent.mo Chef grazie di avermi scritto. Ho visto le foto del suo piatto, l’ho cucinato seguendo la sua ricetta e le porgo le più sincere congratulazioni poiché lei è innovativo tra i fornelli e ciò che ho assaggiato è davvero gustoso! Purtroppo, in questo periodo a causa dei tantissimi impegni e disagi intestinali, l’azienda che rappresento non può dedicarsi alla sua arte culinaria, ma la ringraziamo del materiale spedito, le porgiamo un grosso augurio e i nostri più cordiali saluti”.

L’Italia è il Paese delle grandi opportunità, si ricercano disperatamente nuovi talenti, e lo si urla ai quattro venti perché tutti devono saperlo! I talenti poi vengono ripetutamente respinti e massacrati, posti in bagnomaria, perché in realtà a chi dovrebbe fregare qualcosa, frega davvero nulla. Il talentuoso sbriciolerebbe l’intero sistema di meno talentuosi di pastafrolla. E una ricetta innovativa farebbe passare per insipidi molti piatti (realmente insipidi). Conviene dunque preservare la mediocrità che c’è in giro, ma continuando a sostenere (con ipocrisia di facciata) che si cercano giovani talenti, che questi vengono spesso scovati dal nulla, perfino dalla strada, e portati clamorosamente alla ribalta. Però quando verrà propinata la solita minestra, scaldata anche male, si abbia almeno buonsenso di non lamentarsi perché il piatto fa schifo: all’amico dell’amico, resterebbe davvero l’amaro in bocca, se venisse a saperlo!

Talent-show-italiani

 

 

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