Un Premio alternativo per un romanzo d’eccezione

Sebbene mi ritrovi a interrompere ancora una volta la storia del nostro eroico cavaliere barocco, so di farlo per una giusta causa: omaggiare l’opera che si è aggiudicata il primo premio della sezione Narrativa del Premio Cultura Alternativa, tenutosi a Riposto lo scorso 7 Dicembre 2011 e, al contempo, omaggiare e ringraziare l’associazione Cubalibro e gli intellettuali che insieme ad essa coraggiosamente hanno promosso l’iniziativa. Il premio alternativo, infatti, è davvero tale e per innovazione di contenuti e per coraggio nell’assegnare i premi senza dipendere da denaro pubblico né da nomi e titoli “imposti”.

Credo che il modo migliore e semplice, ma allo stesso tempo incisivo sia quello di riportare qui la relazione che ho avuto l’occasione di scrivere e l’onore di leggere durante la cerimonia di premiazione. Un modo come un altro per fare vivere ai lettori di Lunarionuovo che non potevano essere presenti quel giorno, un piccolo spaccato di quella bellissima serata…

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Il romanzo di Sergio Mangiavillano, edito da Prova d’autore nel 2011, fa imbattere il lettore in un coinvolgente viaggio nel tempo della storia in cui lo stesso autore si diverte a far balzare e rimbalzare il lettore da un secolo all’altro, come per volerci avvertire che il passato non può essere dimenticato perché quando meno ce lo aspettiamo riaffiora più vivo che mai. Al centro di questo vivacissimo e allo stesso tempo torbido viaggio nel tempo vi è un protagonista d’eccezione, un’opera d’arte tanto più grande perché a realizzarla fu Raffaello; tanto più importante perché avvolta da un alone di mistero che l’ha preservata dagli attacchi infami di uomini che hanno avuto ben poco da spartire con l’onestà e la sincerità d’animo. Si tratta del bellissimo Spasimo di Sicilia, naufragato in mare e poi recuperato durante il suo viaggio carico di presagi verso la Sicilia del Cinquecento; riprodotto poi in svariati falsi cinque-secenteschi che, come custodi e protettori designati dal destino, hanno resistito al tempo e alle ire dei potenti per portare a termine il loro compito: proteggere la loro fonte originaria e nascondere la verità che la riguardava e di cui forse un solo uomo ne è stato il vero e autentico custode: l’abate Staropoli, del monastero degli olivetani di Palermo.

Ecco il fulcro intorno al quale l’autore magistralmente avviluppa e sviluppa vicende storiche tra il Cinquecento e il Settecento, tra Palermo Caltanissetta e la Spagna e i cui protagonisti sono miriadi di personaggi, artisti, opere d’arte e amanti dell’arte, monaci, abati monasteri, re e viceré  spagnoli, nobili e nobiluomini.

Il tutto condotto con uno stile e un linguaggio ricco e al contempo fluido e con una grande puntualità e precisione storica che lascia intravvedere il grande lavoro di preparazione, ricerca e conoscenza dell’autore, il cui amore per il valore della ricerca sono confermati dalla prima parte del romanzo il cui protagonista, il prof. Brant, affascinato dal mistero dello Spasimo, si metterà sulle orme di un passato lontano per fare chiarezza una volta per tutte sul mistero che avvolge l’opera, ottenendo i risultati desiderati con rigore filologico e dandogli forma e voce, dopo immancabili e significative vicissitudini editoriali, per l’appunto con il romanzo dal titolo L’impostura dell’abate Staropoli.

Molti i temi affrontati e gli spunti di riflessione che suscita l’opera di Mangiavillano: sulla storia del popolo siciliano dominato e angariato da arroganti potenze straniere; sul valore dell’Arte come simbolo autentico di Libertà; sul senso tutto umano dello “scendere a compromessi” con la propria fede per una causa tanto nobile da non lasciare dubbio alcuno sulla via da intraprendere, anche se questa dovesse comportare una contravvenzione alla legge di Dio e un atto distruttivo di lucida follia.

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