Lia coglie i gelsi

(…) Gli era parso di udire dietro il fienile un frascare di passi scoccanti come di una fuga coperta. E il sangue, irrompendo in sussulti tra stomaco e ventre, l’avvertì che quella era Lia. Balzò dal pagliericcio e uscì cautamente, portato dall’aria che gli scioglieva le giunture. Appena all’aperto, vide la fanciulla scantonare dietro lo scoglio di basalto dove la mulattiera stagnava, prima d’avventarsi in salita. Curioso e pieno d’una specie d’astio gelido, Fausto guardava in cima al mattaione l’ombrella immensa del gelso tra le nuvole bianche e tenuissime. Giunse al roveto; prese ad arrampicarsi verso l’erta. E già si pentiva, quando il respiro gli chiuse la gola. Ai piedi del gelso, Lia s’era spogliata e stava nuda, dritta, con le caviglie immerse nel cerchio della veste come in un’acqua verde; le ginocchia convergenti, le mani sui fianchi a carezzarsi la carne, segnata dal filo della cinta. La gola, tesa e ambrata, palpitava nel sole; ma la faccia, in ombra, pareva dimenticata, inutile. Tutto il candore della fanciulla brillava dai piccoli globi del seno, che galleggiavano quieti sul bruno della pelle.

Nel trasalire, Fausto mostrò il volto, bianco bianco tra le foglie d’un querciòlo.

Lia si coprì rapidamente le gambe, tirando la veste alla cintola; e gli sorrise, facendosi guardare.
– Devo cogliere le gelse – disse – se non sto nuda non posso.
– Perché non puoi?
– Macchierei la veste.
– Non hai zolfo? Lo zolfo cancella tutto, io lo so…

Si guardavano: e lei lo vedeva dal suo corpo terragno, fresco e ignaro del sesso.
– Cogliamoli insieme. Vieni.
Il cuore gli si staccò dal petto. Gli alberi, piccoli piccoli in confronto del gelso, gli porgevano i rami per sostenerlo nella salita. Quando fu sulla radura, tra le ristoppie, si fermò ancora. Lia pareva improvvisamente più grande, scolpita sulla parete dei colli che le ardevano alle spalle. Ed ecco, un’allodola s’alza nel cielo, sta ferma, sospesa alle ali. I due giovani la cercano, abbagliati dalla gran luce. La nudità di lei svanisce in una spera d’argento. Fausto trattiene il fiato. Poi senza che Lia se ne accorga, si volge, scivola per la china, torna alla casa. (…)

 

*Pubblichiamo questo minimo brano (Cfr. Capitolo III, pagg 30-32 del romanzo Nascere), brano inserito da Silvio Raffiotta nel suo libro, antologia con saggio critico sulla figura e le opere di Ottavio Profeta, – segnalato qui in altre pagine di questo stesso Lunarionuovo – per gentile concessione dei coniugi prof. Franca Miroddi Profeta e dott. Angelo Grasso, eredi dello scrittore.

 

Gustave Courbet , Donna nuda con cane, 1862

Gustave Courbet , Donna nuda con cane, 1862

 

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