Intervista a Laura Giordani

Laura Giordani è persona solare, e in quanto splendidamente tale trasmette subito simpatie. Aggiungiamo che è il modello dell’attrice classica moderna. Anche se non ci sono, né ci possono essere attrici moderne o d’altri tempo. Attrice si è o non si è. Che se poi l’attrice il proprio “mestiere” lo ha nel sangue fin dalla nascita, come per il caso di Laura Giordani, allora diremmo che c’è la così detta “marcia in più”. La dote della comunicazione immediata propria che contraddistingue quelle che definiamo “Belle persone”, e Laura appartiene a questo genere di personaggi-personalità. E piacevole intrattenersi con lei a parlare di argomenti culturali e specialmente di teatro. Una sua risposta che i lettori troveranno a conclusione di questa intervista conferma inoltre la capacità che l’artista dimostra nel momento di definire un momento, un genere, una occasione. E siccome si parlava di attori e di teatro eccovi la definizione che ne dà Laura: La cosa bella del mestiere dell’attore è che non si smette mai di imparare. Chi crede di non aver più nulla da apprendere farebbe bene a cercarsi un altro lavoro. Il Teatro è altro. È un immenso mondo dove tutto è utile e riciclabile, dove tutto si trasforma, si trasfigura, si vede, s’intuisce, si sente, si odia e si ama (…).

Dobbiamo dare atto a Laura Giordani di aver arricchito la nostra opinione su alcuni aspetti dell’arte dello spettacolo, arricchito nel breve spazio di questa intervista che è stata svolta come tra amiche da sempre che si incontrano, spontaneamente si confidano e scambiano pareri di esperienze personali. In realtà c’è di più, perché il discorso della Giordani spazia con riferimenti alla universalità di quanto vibra nel cuore e negli impegni artistici di chi fa teatro. Ma ecco tra le mie domande e la ricchezza delle informazioni in ciascuna risposta di questa geniale artista etnea nazionale e oltre. (Laura Rizzo)

 

D.1Ricordi che siano collegati all’infanzia di Laura Giordani, qualche aneddoto, qualche particolare.

R.1 – Dell’infanzia ho ricordi sempre sereni e giocosi, grazie anche allo spirito creativo ed allegro di mio padre, che mi ha avvicinato all’arte ed al teatro, e mi ha fatto viaggiare per tutta l’Italia. Momenti particolarmente belli ed armoniosi, anche se estremamente “casalinghi” erano quelli in cui ci guardavamo alla tv tutti i tipi di documentari. Dicevo poc’anzi che fu proprio mio padre a farmi scoprire il teatro, andavamo spesso a vedere spettacoli in tutti i teatri di Catania, e quando gli dissi che volevo fare l’attrice ne fu entusiasta, e mi appoggiò sempre, in tutto il mio percorso.

 

D.2C’è stato un momento in cui lei ha deciso che avrebbe intrapreso la via dell’attrice? Lo rievochiamo?

R.2 – Non so come e perché la sacra fiamma del Teatro mi ha pervasa, ma so precisamente “quando”: avevo 9 anni, una mattina mi alzai e dissi ai miei genitori, con sicurezza e decisione: “Io un giorno farò l’attrice”. Ero una bimbetta deliziosa, devo ammettere, infatti ai miei venne il sorriso sulle labbra per come tanta caparbietà e sicurezza potesse esserci nelle parole di una ragazzina così piccola, con le codine e le guanciotte rosse, eppure non mi hanno mai contrariata, anzi… Poi a 19 anni feci il provino per la “Scuola di avviamento al teatro” del Teatro Stabile di Catania e fui ammessa, diplomandomi dopo tre anni di corso.

 

D.3– I primi successi le prime emozioni. Cosa si prova nel momento di affrontare il confronto con il pubblico?

R.3 – Ci sono delle cose, nella vita di ognuno di noi, che a volte non riusciamo a spiegare: sensazioni, profumi, momenti, emozioni… emozione, esattamente lei, quella forza che, da forma di concetto, diventa forma fisica, diventa un acceleratore di battiti cardiaci, di secchezza delle fauci, un concentrato di “MA CHI ME LO FA FARE!” detto fra sé e sé, dietro la quinta, prima di mettere il piede sul palcoscenico, che poi una volta entrato non puoi più tornare indietro, e una volta li, sotto i riflettori, davanti a un numero imprecisato di persone che sono li per te, ti passa tutto: dolori, pentimenti, tachicardia, confusione e timidezza… passa tutto, rimane solo la voglia di comunicare, emozionare, di “arrivare” al cuore ed alla testa di tutti, indistintamente.

 

D.4– Le sue esperienze spaziano oltre quella dell’attrice, ci sono momenti di regista e anche di arrangiamento di opere oltre che di autrice. Parliamone.

R.4 – Qualche anno fa mi posero la fatidica domanda: “Vorresti firmare una regia?” Risposi che volevo pensarci qualche giorno, ma non per tirarmela, ma perché non avevo mai diretto nessuno, se non me stessa in qualche recital o spettacolo musicale. Lessi il testo più volte, trattavasi di una commedia americana, e più la leggevo e più mi divertivo ad immaginare le varie scene, tutti i personaggi, i costumi, la scenografia… insomma, mi ero resa conto che ero pronta e piena d’ idee, di conseguenza accettai, e così ho arricchito la mia crescita professionale aggiungendo un altro tassello importante alla mia carriera, e, cosa fondamentale, confrontandomi con i colleghi, ma stavolta dalla postazione della regia. Come spesso accade operai dei tagli al testo, fatto che avviene moltissime volte per “adattare” fatti e personaggi alla messinscena che si vuole operare, ma anche per potere far fluire meglio il testo.

Invece per quando riguarda il lato della scrittura non posso definirmi, per correttezza, una autrice, in quanto non ho frequentato corsi o laboratori di scrittura, certo però mi sono data delle possibilità che magari difficilmente arrivano nella vita, e cioè fare spettacoli interamente da sola, con argomenti vari: e così ho scritto testi comico-brillanti, e testi drammatici, come quello del cortometraggio basato su una storia vera, “Etta D’Ignoti”, coadiuvata dalla fotografa Barbara Fasano, o lo spettacolo-concerto “Rosa, la Cantatrice del Sud”, in coppia col chitarrista e compositore Mimmo Aiola. Darsi delle possibilità è fondamentale nel mestiere dell’attore, bisogna mettersi in gioco, recitare, scrivere, dirigere, sbagliare, rifare, ridere, cozzare con le idee degli altri, confrontarsi continuamente e soprattutto, una volta messo in scena lo spettacolo, arrivare al cuore della gente, che si faccia con una risata o con profonde riflessioni  poco importa, a teatro la gente vuole “vivere” e mettersi nei panni dei personaggi, e noi attori dobbiamo essere in grado di accontentarla.

 

D.5 – Ci vuole parlare del Teatro e dei teatri a Catania? Una sua opinione anche derivante da sue esperienze.

R.5 – Le dolenti note… il Teatro è in crisi-issima, ma questo già si sapeva… in un periodo di grandissimo buio politico/culturale, quale quello che stiamo vivendo da almeno un ventennio, è automatico attuare tagli alla Cultura, ma non alla televisione con tutti i suoi programmi di bassa levatura socio/culturale… eh no, quelli anzi si moltiplicano! I tagli economici li adoperano al Teatro, quello fatto di carne e ossa, di sofferenze e magie, dove ad ogni apertura sipario avvengono fatti straordinari e strepitosi… e così gli operatori dello spettacolo si ritrovano a reinventare se stessi ed il proprio lavoro. Altra dolente nota il teatro a Catania: io dico sempre una cosa che, ahimè, è verissima: “il siciliano è il primo nemico del siciliano”, poiché le istituzioni non ci garantiscono opportunità né sopravvivenza, e questo virus si è sparso anche tra coloro che gestiscono i teatri, spalancando le porte a chi non ha talento (ma qualche santo in paradiso e alla giunta comunale), a chi dice di essere un operatore dello spettacolo senza mai aver studiato qualcosa di inerente a questo MESTIERE; ai finti produttori; a chi promette di riempire la platea ogni sera, ma di talento non se ne parla; a chi si costruisce le carriere grazie a mariti, amanti, famiglie, amicizie e quant’altro, ma non ha idea di cosa significhi portare la voce, stare di tre quarti e fare emozionare il pubblico. Ecco le mie dolenti note. Catania è sempre stata una grande fucìna di artisti, e lo è ancora: ci sono grandi attori, cantanti, pittori, registi, a Catania, ma il problema dei catanesi sono i catanesi, ecco, l’ho detto!!!

 

D.6 – Torniamo alla sua attività, vorremmo che lei ci confidasse momenti particolarmente significativi della sua carriera artistica.

R.6 – In realtà, per come io vivo il mio mestiere, tutti i momenti della mia carriera sono significativi, anche quelli negativi, poiché si trae sempre insegnamento anche dalla bruttura ed inutilità di certi spettacoli ed avvenimenti, si impara a dire di no, la volta successiva, e a capire quando è bene donare il proprio tempo e talento a determinate persone. Premesso ciò il primo momento importante e significativo per me è stato quando debuttai, per la prima volta in assoluto da professionista su un palcoscenico, con il musical “La Barunissa di Carini”, con la regia di Angelo Tosto, straordinario attore e regista, dal quale ho imparato moltissimo. Da comprimaria con Pippo Franco e Manlio Dovì ho aggiunto nuovi tratti d’ironia alla mia recitazione. Andando avanti negli anni fatidico e fondamentale fu il mio provino con Luca Ronconi, a Siracusa, per la trilogia di tragedie che mise in scena nel 2002; fu meraviglioso fare parte del coro di questi tre spettacoli diretti da Ronconi, regista dotto, intelligentissimo, che amavo profondamente. Importante recitare nelle fiabe per ragazzi, pubblico attento e impietoso; grazie alle mie doti canore mi hanno scelta anche per importanti ruoli in musical, operette e commedie musicali, in giro per l’Italia. Insomma mi ritengo un’attrice fortunata per l’ampia tipologia di personaggi che ho potuto interpretare, e felice di sorprendere sempre il mio pubblico.

 

D.6 BIS- La sua esperienza cinematografica con Emma Dante.

R.6 BIS – ME-RA-VI-GLIO-SA! Entusiasmo a mille per questa esperienza! Il cinema è molto diverso dal teatro, in passato partecipai alla puntata Giro di boa della serie del “Commissario Montalbano”, di Andrea Camilleri, con protagonista Luca Zingaretti (proprio con lui girai la mia scena), ma un conto è girare UNA scena, un conto è girare un film da protagonista assieme ad altre meravigliose attrici, con le quali ci siamo legate moltissimo, e con una regista del calibro di Emma Dante: grandemente messe alla prova, noi attrici, dalla follia-simpatia-imprevedibilità-talento straordinario tutto siciliano, forte, impetuoso, dolce, emotivo, di questa straordinaria Artista, creatrice di bellezza. Esser scelta e fare parte del film “LE SORELLE MACALUSO” mi ha dato tanta gioia e orgoglio.

 

D.7 – Cosa prepara Laura Giordani per i prossimi mesi?

R.7 – Tanti progetti bollono in pentola: “Don Chisciotte e Sancho Panza”, nuova produzione di Poetica Eventi del Teatro Ambasciatori di Catania, repliche di spettacoli vari, inclusi il mio “SUD’dui” e “Rosa, la Cantatrice del Sud”, con Mimmo Aiola, col quale abbiamo finito di registrare il nostro cd sulle canzoni di Rosa Balistreri.

 

D.8 – Ci parla della sua esperienza del Musical con Raimondo Todaro?

R.8 – La Compagnia Artisti del Sud, interamente composta da giovani e talentuosissimi performer attori-cantanti-ballerini, una sera mi propone il ruolo di protagonista di un musical, scritto e coreografato da loro, che volevano mettere in scena dopo qualche mese… risposi immediatamente di si, perché nei loro occhi vidi chiaramente quella sacra fiamma che animava me quando avevo la loro età, giovanissima, scattante e felice. Da li nasce “Save the Cotton’s”, storia ambientata nell’America degli anni ’40, e grande fu il mio stupore quando mi dissero che tra gli attori c’era Raimondo Todaro, bravissimo ballerino, tra i protagonisti tv di Ballando con le Stelle. Sin dai primi giorni di prove Raimondo si è rivelato uno straordinario partner di scena per tutti noi, svelando il suo talento anche nei panni d’attore. Anche questa è un’esperienza bellissima, per me, perché essere l’”anziana” del cast, composto da giovani attori, attrici, cantanti e ballerine di gran talento e tutti siciliani, è grande motivo d’orgoglio e di crescita, per loro ma soprattutto per me.

La cosa bella del mestiere dell’attore è che non si smette mai di imparare. Chi crede di non aver più nulla da apprendere farebbe bene a cercarsi un altro lavoro.

Il Teatro è altro. È un immenso mondo dove tutto è utile e riciclabile, dove tutto si trasforma, si trasfigura, si vede, s’intuisce, si sente, si odia e si ama, dove tutto ciò che vedi è li in quel momento, ma che poi ti porti a casa; è un insieme di parole che vengono piantate nell’anima e che al momento giusto germogliano, diventano concretezza, progetti, risposte. Il Teatro è al contempo finzione e verità, ed è immensa bellezza e ricchezza.

Grazie.