Il dubbio di Manubrio

 

La storiella della statistica che certifica tre polli consumati da ogni italiano in un anno, torna a fagiolo con la tassa sulla casa che il premier Renzi sbandiera da benefattore. Tre polli a testa ma alla resa dei fatti e non dei conteggi statistici, quattro italiani su dieci di polli non ne avevano mangiato in tutto quell’anno. Nemmeno sentito l’odore.

La tassa sulla casa, senza nulla togliere ai meriti del premier Renzi, a me lascia il dubbio che possa fare il paio con quella della statistica sul consumo nazionale dei tre polli a testa.

Il mio dubbio trae origine dalla esperienza: abito in un condominio e sono locatario di uno dei dodici appartamenti del palazzo, sette dei quali sono di un solo padrone. Il quale padrone, quando il governo impose la tassa sulla casa, aveva fatto dell’importo totale della imposta, partita di giro a carico dell’inquilino. Adesso che la tassa non ci sarà più, col cucco il padrone di casa alleggerirà l’importo della locazione. Ma questa, al fin fine, è la consuetudine della “giustizia” praticata nel Bel Paese, e Renzi non c’entra. Renzi c’entra al momento di non mettere nel conto dello sgravio chi paga avendo una sola casa e chi paga possedendone una dozzina o, come il signore di cui non faccio il nome, un centinaio. Torna a far capolino il discorso sui tre polli a testa. Ma il dubbio vero potrebbe insorgere in chi ha a cuore l’interesse collettivo, e si chiede perché un segretario del partito dei lavoratori e dei meno abbienti privilegia, senza arrossire, i ricchi più ricchi?

 

renzi dubbioso

 

 

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