Dalla finestra di Mario Grasso

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Acedd’i Puddu.

(L’uccello di Giuseppe)

Acedd’i puddu è una locuzione che molto conferma sull’indole scettica e ironica dei siciliani. L’uccello di Giuseppe può essere veramente esistito, potrebbe esistere da sempre e ancora da qualche parte, o essere solo un riferimento a qualcosa di virtuale, l’araba fenice degli etnei.

“Hai vinto al lotto?”, “Sì” risponde impassibile l’interpellato, “acedd’i puddu!” E sarebbe già qualcosa se il frutto della vincita fosse l’uccello di Giuseppe, custodito in qualche luogo, quasi sicuramente in una gabbia, perché trattandosi di un volatile, per addomesticato che fosse, resterebbe sempre il pericolo di non trovarlo più. Questo si potrebbe immaginare. Poi capita di sentire la medesima risposta per altre occasioni, per le quali non viene prospettata alcuna vincita. “Domani ci sarà un bel sole e andremo tutti alla spiaggia”, dice uno. “Sì, acedd’i Puddu”, risponde l’altro che aveva sentito appena le previsioni metereologiche, foriere di pioggia a secchi riversi. A questo punto si propone una tesi ideale, affermando: “I nostri governi sono stati sempre composti da persone onestissime”. Ma il protervo interlocutore non si arrende e, ancora una volta, risponde: “Sì, acedd’i Puddu”. Sarebbe schizofrenico pensare che i governi siano stati costituiti da un uccello, quello di Giuseppe, appunto.

Non resta che rassegnarsi: l’uccello di Giuseppe può essere tutto, perché è il nulla, è la deludente realtà negativa dell’eterno scettico, di chi rimette in discussione tutto, anche se non sempre a torto. Invece di optare per l’accettazione della speranza preferisce preservarsi con quanto non lascia spazio all’ottimismo. Ma che razza di uccello è mai quello di Giuseppe? passero, tordo, usignolo, gheppio, corvo, pappagallo? E giù una voliera di nomi da enciclopedia ornitologica. Di certo non c’è che il nome di Giuseppe (Puddu), salvo il dubbio che senza un patronimico che ne agevoli l’identificazione, quel Giuseppe sia da considerare “nome d’arte”, pseudonimo, maschera di comodo, dietro cui si cela chissà quale carismatico potere.

Ed ecco l’imponderabile, l’indefinibile, l’inesistente, il vuoto di ogni possibile ipotesi. L’uomo conquisterà l’immortalità? Sì, acedd’i Puddu!   Chistu m’alliscia picchì volu u pilu? Si? Acedd’i Puddu!. E questa volta la reazione verbale potrà essere accompagnata da una gestualità, non da salotto né da educande, portando la mano sinistra sull’avambraccio destro, come esibisce l’attore

irrompendo silenzioso in ribalta nell’atto primo scena seconda della Clizia di Machiavelli.

(mariograsso)