Cose che capitano alle ore ventuno

 

Tanti anni fa avevo un maglione, un bel maglione. Ma era vecchio e mia madre decise che era ora di buttarlo. “Le cose vecchie poi puzzano” diceva, “ fanno quell’odore un po’ tipico delle cose vecchie” , diceva. Io non ero d’accordo, l’avrei tenuto. Ma bisognava fare spazio nell’armadio, così …
Le cose fanno il loro corso, e non ci puoi fare niente, devi fartene solo una ragione. Anche le persone in fondo invecchiano, a volte persino loro sono per sempre come spettri. Quindi perché mia madre dette via il maglione all’epoca, proprio non lo capii. Si vede che gli faceva antipatia. Alle volte io conservo pure le uova scadute, o le salse. L’avete mai condita la pasta con la salsa inacidita? Di norma, dopo cinque giorni è ancora buona. Quel giorno però decise di inacidirsi prima. Quella cosa divenne rancida e orrenda. E’ così anche per le storie d’amore. Cos’era accaduto tra il pranzo di ieri e di oggi? Niente. Semplicemente avevamo fatto il nostro tempo.
Uscivo con una tanto tempo fa, del mio paese, una ragazza veramente perfetta, con due occhi a mandorla e capelli scuri, nerissimi. Sguardo vivo, praticamente non aveva difetti a parte quelli che lo sguardo di una persona disinteressata poteva trovargliene. Io invece di difetti me ne sentivo un bel po’. Un brutto giorno la lasciai. Mi partì la testa, non so dirvelo meglio. Fui un folle. Il fatto era che non potevo accettare quella perfezione. Era talmente meravigliosa che io non mi sentivo adeguato. Ed è una brutta cosa sentirsi inadeguati. Avrei voluto che non me ne importasse, davvero.
Mi aveva confezionato pure un braccialetto fatto con le sue mani, un regalo fine, discreto. Sapeva lavorare il cuoio molto bene. Io invece non sapevo niente su come si lavorasse il cuoio. Per me era materiale insignificante quanto fascinoso, bruno ed emanava il suo odore, certo, ma non avrei saputo riconoscerlo, tantomeno avrei saputo lavorarlo.
Poi un giorno di settembre, circa tre mesi dopo che l’ebbi lasciata, decisi d’incontrarla. Ma lei aveva già un altro. Anche lui lavorava il cuoio, come passatempo. Mi sembrò una cosa giusta e piansi. Piansi per giorni, mesi e anni. Solo che i giorni furono più duri degli anni. Ti sembra che quelle siano le tue ore fatidiche, ma poi non è mai così. Al massimo dormi per due giorni e ti svegli più magro di qualche chilo. Ma ritorni più vivo che mai. O almeno, così sembra.
Sta di fatto che non ti ricordi più come ci si senta alla fine di una bella storia d’amore. E ringraziamo il padre eterno per questo, quelle tribolazioni da cani proprio non ti mancano. Ma forse il peggio arriva nei periodi successivi. Ti porti dentro salsa rancida imbottigliata per un bel po’. E quando la apri, spffffff… e tutta la melma esce fuori e non è finita: puzza come la bocca di una vecchia. Inizi a gustare il vero cibo, inizi a ingrassare e a diventare un ubriaco, e le serate non ti bastano mai. Ti ci vogliono mille nottate e mille alibi. La cosa buona è che ti fai delle belle dormite, e nemmeno i tuoi incubi vengono a disturbarti, talmente li hai gettati nel dimenticatoio. Ogni tanto qualcuno ti dice che sei bello e interessante. Ed è più disperato di te. A volte bisogna sorbirsi anche questo. Ma la storia che contava era solo una ed è bello quando questa consapevolezza arriva come una vecchia amica. Allora nessuno fa più il torto all’altro. E non devi più spremerti le meningi per cercare di pensare a cosa dire. Ma qui quest’utopia non potrà mai accadere. La realtà un po’ preoccupante è Enna, il paese in cui non succede mai niente, e in cui quindi non si perdona mai niente, quando qualcosa succede, dove la semplice gentilezza è un’utopia. E camminare tranquilli e pacifici, senza pesi sulle spalle, equivale a essere spensierati e senza un avvenire. Enna è il paese dell’inferno. E io questo l’ho sempre saputo.

 

fine

 

 

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