Bruschette settembrine siciliane

 

Uragani elettorali nelle nove province siciliane.
Non ci sarà un “Secondo Vespro” perché indietro non si torna. Si va.
La pace dei cani e dei lupi era nell’aria prima di scendere in terra.
Le colpe dei padri non cadranno dagli alberi né dal cielo. In Sicilia c’è l’Etna.
Solo un ritorno di fiamme potrebbe salvare la Sicilia.
Niente più cannoli; la Sicilia ha il diabete.
A Palermo un docente universitario di lettere scrive di letteratura a pagamento.
Nell’ovvio c’è tutto anche la mafia.
Tracce lombarde in Sicilia. Nel concorso di colpe il giallo replica (?).
Le benedizioni dei cardinali garantiscono il Purgatorio (iniziale maiuscola).
Siracusa non sa di Archimede e non adopera la leva.
I conti non tornano i baroni sì.
Novanta posti di sine cura a ventimila euro al mese. Concorso aperto al pubblico.
L’amore politico per la Sicilia induce a pervertimenti insospettabili.
Poeti in Sicilia: Andrea Genovese torna da Lione per candidarsi a sindaco di Messina.
La mafia non si è mai vista passare da qualche parte se ne sente inebriante l’odore dovunque.
Se la mafia fosse febbre la grande politica morirebbe.
Tutti in Sicilia sappiamo tutto ma come raccontare l’indescrivibile?
Da babbiare, verbo caro al siciliano, deriva babbiaturi sostantivo, all’occorrenza aggettivo.
Due proverbi siciliani: 1) Stuppa mi dasti e stuppa ti filai tu mi tingisti e iu t’anniricai;
2) U manicu d’a fauci niscìu, appresso veni chiddu ca tagghia.

 

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