Ancora su Pantalica

Non vengo a evocare silenzi,
solitudine e tempo oltre ogni ragionevole
controversia: da solo o in combutta;
Angelo e Samuele, alcuni ignari
turisti si mostrano instancabili
pellegrini almeno quanto me,
come me sono disposti
a lasciare una traccia e un auspicio.
Davide non resiste ancora:
le sue inquietudini, l’estro selvaggio
e futurista. Eppure amiamo da sempre
questo polveroso pianoro incolto,
nessuno escluso.
Osserviamo respiri e palpiti dentro
il cuore di questa civiltà, cuore
violato che resiste per sola fede.
Vengo a compulsare le rovine,
i malumori insepolti che aleggiano
su queste tombe utero;
Pantalica in fondo si lascia scrutare
con apparente docilità:
esiste ancora quel sapere, nelle macerie
a cui è stato ridotto. Vengo a meditare i lutti,
le lacerazioni, le piste umane scolpite
nell’indignazione e nel coraggio.
Qui si rimane levigati sassi,
sentieri tortuosi che si confondono
con la fitta sterpaglia, canaloni profondi
dove fischia il vento, lo spirito rumoreggia.
Massimiliano Magnano