2021: cento anni dalla morte tragica di Nino Martoglio

La pubblicazione da parte della Casa editrice Prova d’Autore (che rappresentiamo in quanto lettori ed estensori di pareri sulle opere inedite che giungono con richiesta di pubblicazione) di due saggi su Nino Martoglio, ci sollecita a riflettere sul destino dei libri, come lo aveva definito quella remotissima volta Terenziano Mauro (Cfr. verso 1286 del De litteris, De syllabis, De Metris, “La fonetica, le sillabe, la metrica” di Terenziano Mauro).

Ma per questa occasione del centenario della morte del siciliano etneo Martoglio, (Belpasso, 3 dicembre 1870 – Catania, 15 settembre 1921), la “sentenza” del grammatico latino ci induce a riflettere più sulla fortuna dell’Autore che su quella dei suoi libri. I lettori che conoscono la storia della vita, delle opere e della tragica morte del Poeta, (regista, geniale operatore culturale, innovatore tra teatro e cinema), osservata l’eccezione di quanto continua a essere organizzato e realizzato a Catania e nella città natale di Martoglio, ammetteranno che il genio martogliano e le sue opere non sembra siano stati granché ricordati a misura dei meriti, in sede nazionale. Eppure non ha operato solo a Catania, Martoglio. A parte il valore delle sue opere basta scorrere a vol di rondine su quanto è documentato sui rapporti con Pirandello o con il più diretto significato delle sue innovazioni in materia di teatro e di cinema, per chiedersi in quale rapporto troviamo corrispondenze di dovuti riconoscimenti per questo catanese singolare protagonista della realtà culturale nazionale degli anni tra il 1904 e il 1921.

Morire all’età di cinquanta e un anno non è certo giovato a dare una fisionomia completa – si sente dire – rispetto alla produzione che sarebbe potuta giungere dalla così definita “maturità”. Una valutazione che accentua l’offesa a quanto Martoglio aveva già dato di originale e di eccelso significato creativo e innovativo. Una riflessione che induce a estendere la locuzione di Terenziano Mauro, accentuando la carica implosa in quell’ Habent sua fata libelli, che nella realtà può essere riscritto sostituendo a libelli, la voce homines. Evidentemente è una invenzione dell’acqua calda questa nostra, a fronte della grandiosa metafora terenziana, che non aveva proprio bisogno della nostra osservazione, implicito come è nel suo avvertimento un ventaglio di palesi allusività. E allora, cavalcando l’evidenza, non resta che accettare il fatalismo che, proprio per Nino Martoglio trionfa fin dal mistero della sua “Morte annunciata”, come ha intitolato Maurizio Cairone il suo poderoso saggio su un ordito creativo a proposito della tragica vicenda, che Elio Gimbo ha ripercorso con la sua ricerca intitolata “Le tre porte”. Un gridare e non sottovoce quello di Maurizio Cairone nel suo libro “Nino Martoglio e l’anatomia di una morte annunciata”, che come nell’ordito delle tragedie greche classiche dimostra magistralmente, al posto del mistero che viene annunciato dall’anghellus, la logica inoppugnabile che ricostruisce un percorso evidente, deducendo non più con le parole del deus ex machina del messaggero che giunge trafelato per annunciare la volontà degli dei, ma con lampante conclusione la verità sulla morte tragica di Nino Martoglio.

Due libri, quelli pubblicati da Prova d’Autore per la ricorrenza del centenario che si integrano nel ricostruire l’intera vicenda umana del geniale Poeta e Regista: quello di Giulia Letizia Sottile che, con la sua ricerca scientifica basata su documentata ricerca, dimostra come il giornalismo del giovanissimo Martoglio del d’Artagnan, con le sue inchieste senza sconti per alcuno, è stata la cambiale a carico della propria vita. Cambiale firmata dal giovane giornalista battagliero e disinibito, che sarebbe stata riscossa venti anni dopo con la criminale vendetta di chi era stato bersaglio del coraggio del geniale incorruttibile “inquisitore”.

Il saggio di Maurizio Cairone, a sua volta, evita la facile chiave del giallo poliziesco, cui la vicenda si presta con promettente effetto, ricorrendo alla creatività letteraria che diluisce e rimescola i fatti per creare un compatto esito sillogistico. Il sillogismo che, come per una equazione algebrica, conduce a un esito inoppugnabile: la tragedia della morte del personaggio scomodo come tappa finale di un percorso che era stato inaugurato, come antefatto rispetto al criminale epilogo a opera di già noti.

Adesso, obiettiamo noi, se l’esumazione della salma confermerà la tesi evidente della uccisione, non potrà confermare chi è stato a uccidere per mandato, né far sapere chi è stato il mandante. Si dovrà ricorrere alla letteratura per capirlo inequivocabilmente. E a questo hanno provveduto le deduzioni caironiane basate su fatti concreti, la cui evidenza non può essere messa in dubbio. Insomma, Martoglio non solo non ha avuto giustizia dalle testimonianze dovutigli dalla storia della letteratura italiana, pur essendo riconosciuto da tutti che ne ha abbondanti titoli e meriti, ma non ha avuto nemmeno la fortuna di vedere puniti mandanti e killer della sua morte, pur se essa era stata largamente annunciata.

Habent sua fata libelli; et homines, aggiungiamo noi, per banale tautologia.

Ludi Rector