Un tale ha la mano ferma

Solo le persone superficiali
non giudicano dalle apparenze.
Oscar Wilde

disegno tratto da devescovART

Un tale, seduto per terra in un angolo della piazza, ha la mano ferma, distesa sul selciato. La gente, incuriosita, si accalca intorno.
Uno dice: «Ha la mano ferma».
Un altro dice: «Tiene la mano ferma».
Un altro dice: «Non la può muovere».
Un altro aggiunge: «Potrebbe muoverla ma non vuole».
Un altro ancora: «Se uno ha una mano e non la muove, è come se non l’avesse».
Un altro si domanda: «Perché non la muove?».
Un altro suggerisce: «Mano o non mano, l’importante è che ce l’abbia».
Un altro aggiunge: «Mano o non mano, l’importante è che almeno una gli funzioni».
Allora il tale dalla mano ferma sorride a lungo. Sorride e tace e tiene la mano ferma.
Uno dice: «Se vuole tenerla ferma, nessuno può impedirglielo».
«Bisognerebbe domandargli che cosa vuol fare con quella mano» suggerisce un altro.
Un altro si chiede: «Che mano è? Quella dritta o quella storta? Non sempre la mano dritta è la destra, spesso la mano sinistra è quella giusta».
«Molta gente è mancina» afferma un altro.
«Costui com’è? Mancino o destrimano?» si chiede un altro.
Un altro dice: «C’è gente che è ambidestra. Chissà costui?».
Quel tale dalla mano ferma continua a sorridere, poi si decide a dare una risposta a tutti. A quelli che hanno pensato qualcosa e a quelli che l’avrebbero pensato con l’andar del tempo. Si offre all’ammirazione con un semplice gesto. Prende un sasso dalla strada e ripetutamente lo batte sulla mano ferma. A tutti è allora evidente che la mano è di legno dipinto color mano, con i peli e le unghie e tutto, perfino le venuzze sotto la pelle: una mano di legno ben fatta, in tutto simile a quella che quel tale muove stringendo il sasso e picchiando duro sul legno della sua mano finta.
«Quando si dice che una cosa finta sembra vera e una vera sembra finta» commenta uno.
«Contenti ora?» sembra dire quel tale. «Potevate pensare a qualcosa di finto, no?». Sorride ancora e, dopo aver gettato il sasso a terra, si alza in piedi, calza un guanto di cuoio nero sulla mano di legno dipinto e con quella mano comincia a battere l’aria e a farsi strada fendendo la folla dei curiosi fitta fitta intorno a lui. Non dice nulla, non apre bocca e se ne va.
«È anche muto» dice allora uno.
«Se fosse muto sarebbe anche sordo, eppure ci ha sentiti» dice un altro.
«Non sempre i muti sono anche sordi» afferma uno.
«Non sempre i sordi sono anche muti» afferma un altro.
«Allora perché non ha parlato?» domanda uno.
«Forse poteva parlare ma non ha voluto» dice un altro.
«Se non ha parlato, avrà avuto i suoi motivi» suppone un altro.
«Che motivi poteva avere?» si chiede uno.
«Chi non parla, o non vuol parlare o non ha niente da dire» sentenzia un altro.
«C’è chi non parla con le parole ma parla con i gesti» dice uno.
«I gesti bisogna interpretarli» osserva un altro.
«Se è per questo, anche le parole bisogna interpretarle» aggiunge un altro.
«Gesti o parole, l’importante è farsi capire» dice uno.
«E che avrà voluto dire con quella mano ferma?» si chiede un altro.
«Che le apparenze spesso ingannano. Lo ha scritto un famoso favolista latino» spiega uno.
«Questo concetto è di dominio comune» osserva un altro.
«Io non sono d’accordo» dice un altro ancora.
«E perché?» domandano alcuni.
«Se si guarda bene, le apparenze non ingannano» afferma quello.
«Le apparenze ingannano chi si lascia ingannare» precisa un altro.
«Ciascuno, in fondo, ama gli autoinganni che si crea» conclude un altro.
Intanto, alla spicciolata, si allontanano tutti.

Angelo Maugeri