Parafrasi “Il Cordimarte” di G. Artale (9)

… Giunto come un fulmine tra i nemici, tuonò per farsi sentire tra gli amici con tali parole: − Chi vi caccia? Dove fuggite? Di che cosa avete paura? Ben mi dorrei di voi se foste colpiti più che dai dardi della morte da quelli ben più duri e mortali del disonore! E come può un sol petto spaventar tanti petti? Possono i vostri volti, ad un solo volto dar le spalle senza tingersi di vergogna alcuna? Possono i vostri cuori di fronte alla ferocità di un sol cuore fuggire senza morire di rabbia? Quale arma preziosa di gloria attendono le vostre tante mani, che fuggono il confronto di una sola mano? Ora, rivolgete quegli sguardi, che temono la morte, a rimirar la mia! […]
Quattro giganti, avanzo delle furie di Cordimarte, Artesindo e Agà, ripresero con nuovo impeto i loro furori che sembravano voler scalare nuovamente i cieli, ma poiché nuovi Tifei si scorgevano lontano dall’Olimpo, giurarono che avrebbero creato i monti con i cadaveri di Bisanzio. […].
Il Capitano dei Circassi, non trovando nemico degno su cui sfogare le sue furie, si scontrò con Artesindo, scorgendolo proprio nel momento in cui con un sol colpo uccise un cavaliere insieme al suo cavallo.
Come fulmine che s’avventa laddove scorge maggiore resistenza, così quel Capitano, avido del sangue di cui nutriva immensa sete, corse contro Artesindo. Quest’ultimo non fuggì lo scontro sebbene fosse da temere e, rispondendo con una stoccata al fendente del nemico, si salvò solo perché le armi di questi non erano perfette. […].
Artesindo, però, non riuscì a resistere alla tempesta di quei colpi e così cominciò a indebolirsi e a sanguinare dalle ferite tanto più quando soggiunse in aiuto del proprio Capitano un cavaliere circasso che in tutti i modi cercava di fiaccarlo.
In quel momento, però, il grande Agà, nonostante il timore di accostarsi a quel gigante, nel vedere il proprio amico avvolto da una terribile nube di sangue, le cui stille (pari se non più forti di quelle delle acque del Fabbro) sprizzarono sulle fiamme del proprio ardore, gettò lontano da sé lo scudo e lasciò andare un colpo animato di tutte le sue forze contro il gigante, così che questi, stramazzato a terra, stordito, non fu capace di difendersi dal secondo colpo che […] aprì sul fianco il varco per la dipartita della sua anima. […].
La regina che, guarnita d’armi, era purtroppo rimasta spettatrice di quei terribili scontri, corse con lo sguardo ad assistere al confuso rimbombo di un altro più crudele combattimento che aveva attirato persino l’attenzione di molti altri combattenti: si trattava di Cordimarte contro tre giganti!

(Continua…)

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