Il millimetrico Metternich

 

Benito Mussolini si trovava a Cesena quando venne avvertito dell’uccisione di Dollfuss, il piccolo Metternich. Anzi, il millimetricoDollfuss_Mussolini Metternich come lo chiamavano a Vienna per la sua bassa statura e per le doti di statista. E fu il Duce stesso a darne la notizia alla moglie e ai figli del cancelliere austriaco, ospiti nella sua villa di Riccione. Poi mandò un aereo a Venezia e fece dire al principe Starhemberg, in vacanza nella città lagunare, di rientrare in Austria e di opporsi con le sue milizie al colpo di stato nazista. Gli fece sapere che poteva contare sulla collaborazione del Presidente della repubblica austriaca Miklas. Hitler aveva avviato il piano per l’annessione dell’Austria alla Germania. Che sarà realizzato, mutato lo scenario internazionale, il 13 marzo di quattro anni dopo. Con il consenso questa volta di Mussolini, non più in grado di ostacolarlo. Il principe Starhemberg era un nobile decaduto cui Mussolini non fece mancare denaro e armi per organizzare delle milizie, legate alla polizia italiana, che avevano il compito di sostenere Dollfuss e contrastare l’onda filonazista che voleva fare della Germania e dell’Austria un solo Stato. Il che avrebbe significato per l’Italia avere Hitler alle porte. I rapporti tra Dollfuss e il dittatore italiano erano ottimi. S’incontrarono a Roma e a Vienna almeno tre volte prima dell’uccisione del cancelliere. Per sancire protocolli d’intesa tra i due Stati, ma soprattutto per l’interesse comune a controbilanciare il potere dei nazisti in Austria. Di formazione cattolica ma incline all’autoritarismo, divenuto cancelliere nel 1932, Dollfuss s’ispirò alla politica di Mussolini sino a unire nel Fronte patriottico la destra del suo paese in funzione antisocialista e antinazista. Ma il 25 luglio del 1934, mentre presiedeva il Consiglio dei ministri, 154 congiurati nazisti con la divisa dell’esercito austriaco, irruppero nel palazzo e lo colpirono al collo. Impadronitisi della Radio informarono poi gli austriaci che il cancelliere s’era dimesso. Dollfuss poteva forse essere salvato, ma nessuno si prese cura di soccorrerlo e fu lasciato morire. A chi gli stava vicino in quei momenti fatali disse di pregare Mussolini affinché si prendesse cura a Riccione della sua famiglia. Nonostante il millimetrico Metternich fosse stato ucciso, la reazione austriaca e la mobilitazione delle forze italiane al Brennero fecero fallire il colpo di stato nazista. Gli autori furono arrestati e Hitler dovette aspettare tempi migliori per attuare l’Anschluss. Quando si verificarono questi fatti lo scrittore portoghese Josè Saramago aveva undici anni. L’anno prima aveva visto sul Século la fotografia di Dollfuss che assisteva sorridente a una sfilata di truppe nel suo paese. Non aveva idea di cosa fosse un cancelliere, non poteva sapere che l’anno dopo sarebbe stato assassinato, ma si stupiva di vederlo “tanto bassino”. Qualche tempo dopo un’altra immagine nella prima pagina di un giornale lo colpì. Colpì il bambino che Saramago ancora era. “Il disegno precisissimo di una mano in posizione di afferrare qualcosa”. Era la mano di Salazar, il dittatore del suo paese. “Una mano di ferro in un guanto di velluto” si leggeva nel titolo. Le immagini di Dollfuss sorridente al passaggio delle truppe, ignaro della fine che lo aspetta, e della mano di ferro coperta dalla “morbidezza del velluto ipocrita”, lo scrittore portoghese le ricorderà per tutta la vita. “Salazar, Mussolini, Hitler – dice nelle sue Piccole memorie – erano della stessa pasta, cugini della stessa famiglia, uguali nella mano di ferro, diversi solo nello spessore del velluto e nel modo di stringere”.

 

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