A tempo di fado

 

Rimedi DIY*

Eravamo gli unici rimasti in quel bar, era circa l’una del mattino e non si vedeva la città addormentata sulla sponda opposta del fiume. La nebbia sembrava aspettarci impaziente fuori dalla porta, indecisa se entrare o no.
Con le guance rosse per il freddo e il vino di Porto sedevamo al tavolo a vuotare diverse bottiglie brindando al viaggio che a breve si sarebbe concluso. E difficile da descrivere, ancora a distanza di tempo, la particolare ebbra malinconia che ci accompagnava quella sera sulla strada del ritorno.
Attraversando il ponte di Eiffel sul Douro presi a far tintinnare le conchiglie che avevo raccolto giorni prima sulla spiaggia a Cascais e che tenevo in tasca. Il rumore delle conchiglie e la sensazione dei granelli di sabbia sotto le unghie sono stati per molto tempo efficaci antidoti alle cose che non andavano, alla noia, alla nostalgia o anche solo un modo per ingannare il tempo durante le lunghe attese in corridoio. Dopo un po’ si sono perse la tasca di un cappotto di velluto – a riguardarlo adesso un po’ largo e da girovago – non è una spiaggia e mi piace pensare che siano tornate a guardare l’oceano dall’ultimo avamposto d’Europa in direzione del tramonto.

*Do It Yourself

 

Appunti di meccanica

Una notte, qualche settimana prima, avevo preso in prestito una bici da passeggio sufficientemente alta per un bambino, una di quelle con una vite in mezzo per piegare il telaio in due metà, comprata al mercato dell’usato la domenica mattina vicino allo stadio. Quasi scherzando le ho offerto un passaggio fino a casa, lei abitava dall’altra parte della città, fuori c’era un freddo tagliente e nessuno in giro.
I circuiti di videosorveglianza dei negozi del viale hanno registrato le prime pedalate a zigzag e le foglie secche sul marciapiede hanno attenuato la prevedibile caduta. Divertiti da quel primo goffo tentativo abbiamo ritentato. Dopo qualche centinaio di metri, mentre attraversavamo plaza Espana la catena non girava più, stava masticando l’orlo dei suoi pantaloni di velluto e per poco abbiamo evitato un’altra caduta. Ci abbiamo messo un po’ a tirare via la stoffa incastrata tra la catena ed il pignone, non siamo riusciti a rimettere in sesto la catena e la ruota restava bloccata. Con le mani unte di grasso abbiamo trascinato la bicicletta fino a casa sua. Arrivati all’ingresso dello stabile dove abitava ricordo che ha sorriso e subito abbassato gli occhi, l’ho fatto di riflesso anch’io, a guardare le sue scarpe che giocavano a pestarsi l’un l’altra. Ho accettato di salire su per lavarmi le mani, aveva trovato casa all’ottavo piano di un palazzo con la facciata in mattoni uguale e mille altri di edilizia pubblica costruiti trent’anni fa, dalla finestra si vedeva la ferrovia e oltre un intero quartiere di palazzi uguali a quello, con le stesse finestre che si aprivano allo stesso modo. Alcune avevano fioriere, come quella che avevamo davanti, riconvertite in posacenere. Lei ha preparato una tisana che abbiamo bevuto seduti sul davanzale a guardare la distesa di antenne e camini nella notte, i piedi appoggiati sull’ex-fioriera davanti la finestra del soggiorno. Tornati coi piedi per terra mi ha regalato un manifesto de La Settimana del Cinema staccato da un muro qualche notte prima tornando a casa quando la colla era ancora fresca.

 

Del disordine accogliente

Il Sud Express collega Parigi a Lisbona, a me ricordava molto la freccia del Sud, il treno dei pendolari e delle manifestazioni, quello che si occupava il Primo Maggio prima che la direzione delle Ferrovie Italiane – non più di Stato – imponesse una seria politica di controllo sulle partenze per il concerto di piazza San Giovanni.
Partendo alle due del mattino da Valladolid si arriva a Lisbona prima di pranzo. Una volta fuori dalla stazione di santa Apolonia le prime cose che notiamo sono gli azulejos e un allegro disordine tutto portoghese. La guida, una Routard presa in prestito da Louise, suggeriva ai voyageurs désargentés una pensione economica con un pastore tedesco su Rua de Atalaya. Per arrivarci passiamo dentro l’Alfama, le strade sono strette ed ai lati si affacciano le bancarelle del pesce. Lisbona è un continuo salire e scendere.
Raggiungiamo la pensione indicata dalla guida ma una volta entrati ci accorgiamo che dovevamo essere i primi dopo molto tempo, decidiamo di tentare per un’altra sistemazione nonostante il benvenuto del cane che ci arriva dal cortile. Troviamo in zona una sistemazione economica in una pensao che curiosamente espone la bandiera bretone accanto ad un negozio di dischi su una calçada che dal Bairro Alto scende al Rossio. Il bagno è in comune, non ci sono riscaldamenti ma strati su strati di coperte di lana. Il proprietario ovviamente è bretone e non la smette letteralmente di parlare, si rivolge a noi in francese e non capisco quasi nulla. Il Rossio ci offre invece una lieta accoglienza domenicale, di quelle domeniche prima di Natale col sole mite. Il giorno dopo decidiamo di andare a vedere l’oceano a Cascais.
Ad un chiosco dei giornali trovo La Repubblica del giorno prima, Rita Borsellino ha vinto di larga misura le primarie del centro-sinistra per le regionali in Sicilia. E’ una bella notizia che in quel momento sembra quasi la rivoluzione d’ottobre e durante il tragitto in treno tento di spiegare ai miei compagni di viaggio chi è lei, chi era suo fratello, quali sono le differenze con l’altro candidato che da poco non è più rettore della mia università e come per una volta sembra che ci sia veramente un atteggiamento diverso dalla rassegnazione. Le cose poi sono andate diversamente ma nonostante sia passato un po’ di tempo continuo a sorprendermi pensando che sia la volta buona perché qualcosa cambi.
In spiaggia mi sono messo a raccogliere conchiglie.

 (Continua…)

 

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