Si riparano bambole scintillanti

bonomo

 

Ruby appare in un sogno.
Ha i capelli rossi, un sospetto di lentiggini, la pelle lattea, il naso leggermente appuntito, un vestito, morbido, leggero, svolazzante, dei tacchi su cui sgambettare. Sembra irradiata, irradiare, controluce, l’occhio che l’accoglie.
E si schiude. Ruby entra in un romanzo.
Dal sogno a un andamento volontario (il ticchettare di polpastrelli come di pioggia contro un vetro) Ruby esiste perché qualcuno la pensa: la cerca, la trascina da un’immagine a una ricomposizione verbale, lettera dopo lettera i suoi capelli ondeggiano, la sua bocca si muove.
– O forse, semplicemente, qualcuno la sta intercettando.
Così, un magico schiocco irreale (un punto e una virgola fuori riga, una parola irregolare – ma quale, sarà impossibile saperlo), Ruby si materializza.
Voce, respiro, palpebre, mani, gambe: cucina, canticchia, cammina, piange, Ruby ride. E da personaggio si trasforma in persona.
Fedele al suo personaggio, Ruby persona continua ad amare Calvin. L’autore regista sceneggiatore, il suo inventore, un giovane Geppetto: continua ad amarlo con quella prepotenza di cui la parola ‘realtà’ (o visibilità), in un inesorabile trascorrere, si imbottisce, gonfia e poi implode.
Ruby avanza pretese, si sente sola, inutile, vorrebbe di più, non le basta  esserci, esistere accanto a qualcuno, vuole interferire, scommettersi, plasmare a sua volta la visibilità: potrebbe andarsene, tornare al suo appartamento, innamorarsi addirittura di qualcun altro, qualcuno che non la conosce, qualcuno per cui lei è un mistero, e non un gioco di parole, di parate. Ruby persona spezza le grate del suo personaggio, valica le parole che l’hanno generata, parole che sono diventate prigionie. Per imbarcarsi nella gloriosa traversata dei desideri (anche quelli minuscoli). E sui desideri non c’è controllo, di parola, pensiero, immaginazione che possa estendersi, come una nube oceanica.
Calvin all’inizio si dispera.
Come può ripristinare l’originale? Impedirne l’evoluzione, riportare le cose al loro stato di necessità (la sua!) per rimanere felice burattinaio, felice riparatore di bambole, beato di un presente immutabile?
Riga dopo riga, lettera dopo lettera, come pioggia che si scaglia sul vetro senza nemmeno scalfirlo, ogni suo tentativo risulta vano, e la persona che lui vorrebbe (r)intrufolare nel suo personaggio a suon di parole (Ruby non parla francese, Ruby non può stare senza di me, Ruby non deve uscire da quella porta, Ruby con me è felice) potrebbe ammalarsi di noia (e infelicità…).
Ruby Sparks è il primo film che ho visto nel 2013.
Credo sia di buon auspicio alla mimica. Quando nella nostra immaginazione accade qualcosa che predice la realtà e la realtà pretende un’obbedienza al rischio (se diventa il ricordo di quell’immaginazione là: Ruby è semplicemente Ruby Sparks).

 
 

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