Lampada per falene

Sono una lampada che emana luce calda e rassicurante per ogni falena noncurante del cartello sottostante. Istruzioni per l’uso, ignorate a discapito di un nocivo abuso. Eppur sembra chiaro in un serio carattere Arial “Trattare con cura”, per cominciare. “Leggere attentamente le istruzioni prima dell’uso”, per continuare. Fosse stato in Comic Sans, avrei potuto comprendere l’errare, seppur mai il perseverare.
Ma che maniera è mai questa di parlare? Inusuali rimate frasi per introdurvi illustri signore e signori al bizzarro mondo delle falene!

Sappiate che la falena sembra amare, dichiarandosi “cosciente” dei propri sentimenti. Chiedo di norma come si possa avere coscienza di un qualcosa che non sia razionale, come ci si possa imbarcare nell’azzardo del descriverlo! Eppur lo si fa. Lo fa, come l’ha fatto la falena precedente a lei, ma successiva all’altra che… anche l’ha fatto! E poi quella ancor prima di quella come quella prima di quella e di quella e dell’altra e… di tutte le falene, da quando sono al mondo. Eccetera. Eccetera. Eccetera.
Una falena è certo diversa da un’altra falena, in quanto essere vivente, ma analizzata sotto il profilo comportamentale è la copia di un’altra e quindi copia di tutte: si potrebbe quasi parlar di cloni!
«Io non sono come le altre falene!», recita ogni falena.
«Io sono la falena che amerà la tua luce per sempre, non potrei mai amare altra luce!», recita ogni falena.
«Non ho mai visto una luce così bella e pura, non potrei mai stancarmi di te, credimi!», recita ogni falena.
Ma la luce che emano, purtroppo non è artificiale, proviene dall’anima.
«Orientati come natura vorrebbe… con la luce della luna e delle stelle… dunque lontano da qui perché “ti prego di considerare” la possibilità che io possa restare affascinato dai tuoi voli… non è ciò che può farmi stare bene… va via!», esterno con voce oramai rassegnata da una vita di deludenti scoperte… di conferme.
Ebbene sì, miei potenziali acquirenti, ho scoperto che non esistono scoperte in campo di falene, ma solo conferme! Direte voi correttamente che le conferme si ricevono, ma vi assicuro che in tal contesto si scoprono!
Una falena recita le stesse frasi, con le stesse identiche parole e nella stessa sequenza, delle falene venute prima e di quelle che verranno in seguito.
Una falena vive di esclamazioni ed eclatanti promesse fondante sull’entusiasmo del momento.

Le falene restano sempre falene, mentre io sono una lampada la cui luce si sta lentamente spegnendo. Come la vitalità e la vita. Le falene, ad un certo punto, sistematicamente riprendono il volo, spesso verso una nuova luce, un punto che affascina perché ignoto. L’attrazione verso di me dura poche settimane o mesi, raramente anni ma sempre meno di tre. Oltre questo tempo, si parla solo di rare specie superiori che non conoscono gli scontati comportamenti di una scontata falena. Or voi penserete che spetterebbe a me di divenir lampada più accorta! Ma, ditemi, cosa posso fare se sono nata con la condanna dell’immobilità?
«Sono una falena diversa ormai!», recita ogni falena.
«Non ti amo più!», recita ogni falena.
«Non ti sopporto più!», recita ogni falena.
«La tua luce mi nuoce!», recita ogni falena.
«Io e te non siamo niente!», recita ogni falena. Volendo, ma non sapendo, di certo dire che io e lei fossimo niente.
D’altronde, disse l’amico cantautore Sebastiano «Sei una lampada per falene e loro rimangono catturate dalla tua presenza… ma poi, appena si accende un’altra luce, le vedi svolazzare via».
Che triste verità! Eppur io sono luce che non ustiona… non intrappola… non preda…

«Oh me, stupida lampada!», la mia delusa e ferita voce.

Amare una falena vuol dire donarle lucentezza. Perché emano luce sì, ma ad un’intensità diversa da una comune fonte luminosa. L’amore si sa, rende tutto speciale! Ma la falena confonde l’entusiasmo con l’amore. L’entusiasmo cui accennavo poc’anzi. È questo il grande male. L’amore puro è solido e non finisce, si perpetua nel tempo e attraversa le tempeste. L’entusiasmo, che le falene confondono con l’amore, invece no, va scemando fino a spegnersi.
Vivrei più a lungo senza ingannevoli falene. Invece, ognuna, nel momento di andar via porta via con sé una parte di me e mi spinge verso le tenebre. Tant’è che oggi, anno 2020 D.C., la lampada per falene prototipo “Francesco” è in esaurimento di luminosità. Prodotta nel 1979 (non fatevi ingannare leggendomi un po’ al maschile, un po’ femminile, non c’è nulla di oscuro), marchio Fotòs (dal greco φως = luce), entro di diritto tra gli oggetti di modernariato e mi auguro di poter presto trovare ristoro e pace sul tavolo di un collezionista tra voi. La mia luce purtroppo non è sostituibile, perché non artificiale. Ma di questo ne siete già a conoscenza…

«Oh mio incauto creatore di lampade che mi hai equipaggiato di sentimenti, sei stato il primo ad esserti preso gioco di me!».

Pulso. Stento in emissione continua. E così resterei. Cambierei persino colore, se potessi, per respingere ogni assalto. Proteggetemi tra mura domestiche. Perché loro stanno in agguato e non appena tornerò ad illuminarmi a dovere, si ripresenteranno. Una alla volta. Con la recita stereotipata di sempre. E così ciclicamente, fino alla fine dei miei giorni. Mi spegnerò. Divorato metaforicamente dalle falene. Questo è il mio destino…

Francesco Foti