(a)more solito

 

(bava d’angelo in frantumi d’immagine)

passa
e non sa da dove
passa
e non sa per dove
ripassa non sa perché

pulviscolo di fiamma
registra il suo passaggio
invisibile
scritto in sabbia di
specchio dissolto

bevono alcuni
in spazi di gelo surriscaldato
le bave del suo trascorrere
curandone la sparizione
accanita

il sabba alchemico occulta
i risvolti d’ala e l’occhio d’angelo
in riparazione
solo a un altro angelo flagrante
nella spelonca che il deserto spalanca

c’è gran silenzio
un granello arriva freme gode
sentendo ali provarsi al volo
un attimo prima che luce
lo inghiotta

l’immagine finisce, celata nei sacchi di sabbia
posati sulla sabbia che soffia via

 

Bartolomé Estebán Murillo, L’invenzione della pittura, 1660