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Il ridicolo

        COMMA UNO – Tutti i sacrestani in servizio permanente effettivo che nelle parrocchie aggiungono ai loro compiti istituzionali quello di far eco al celebrante nel ripetere ad alta voce  per la perfetta percezione dell’uditorio dei fedeli presenti, la formula sacramentale e codificata: SCAMBIAMOCI UN SEGNO DI PACE, dopo venti anni di ininterrotta consuetudine hanno diritto a essere candidati dalle Diocesi di appartenenza al’annuale Premio Nobel per la Pace. Da tale diritto sono esclusi i celebranti in quanto religiosi di parte (cattolica).

              COMMA DUE – Tutti gli scrittori siciliani, poeti, romanzieri e saggisti, possono candidarsi all’annuale Premio Nobel per la Letteratura osservando la prassi speciale di versare la somma di euro cinquemila alla Istituzione internazionale svedese dei diritti paritari per candidatura al Nobel, Istituzione che provvederà a inoltrare osservando quanto codificato per fruire della Candidatura al suddetto Premio Nobel per la Letteratura. La Istituzione Internazionale per i Diritti Paritari tra tutti gli scrittori siciliani residenti o di origine, non garantisce alcunché sull’esito della candidatura.

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       I dizionari della lingua italiana, alla voce “Ridicolo” spiegano che tale aggettivo viene appropriato per definire persone, cose o vicende che muovono al riso non solo o non tanto perché comiche ma perché assurde, e prive di logica. Spesso però sono da definire ridicoli eventi spacciati per culturali, quindi con risvolti che rasentano il reato di truffa, quando dimostrano una macchinazione, una montatura ingannevole a vantaggio di qualcuno, come capita per certi premi portati a risonanza pubblica locale senza che siano sorretti da regolarità, assegnati presupponendo un bando che non c’è stato o lavori di una giuria fantasma e per sommo grottesco pletorica quanto a nomi-prestanome e, per tale obiettiva evidenza, tale giuria, effettualmente impossibilitata a giudicare un numero esorbitante di opere di cui si vanta la partecipazione  al concorso di valori.

La Sicilia non ama il ridicolo e ne dimostra ragioni di rifiuto nella sua realtà. Eppure capita di dover registrare  sono i siciliani spesso inclini a cavalcare il ridicolo più ridiolo, forse per malcelate ragioni egocentriche di grandezza. E l’insularità, favorendo l’egocentrismo, non può che agevolare il bisogno di vivere momenti di quel genere di esibizione che i francesi definiscono grandeur. Pirandello si è divertito nel descrivere casi di ridicolo. Ma non solo lui tra i siciliani, da Brancati a Francesco Lanza, con metafore e allusività quando non a carte scoperte, come capita di sentir definire quanto viene riferito a bocca aperta e lingua sciolta, cioè papale-papale. Sarà perché a volte il ridicolo salva la vita di chi lo cavalca, come si dice per chi ricorre alla scrittura creativa per disintossicare i propri crucci interiori? E su questa presenza umana non c’è molto da appulcrare al momento di non potere escludere l’umanità intera. Lascio scritto Metastasio: Se a ciascun l’interno affanno si leggesse in fronte scritto tanti son che invidia fanno ci farebbero pietà, si vedria che i lor nemici hanno in seno e si riduce nel parere a noi felici ogni lor felicità. Per umana fortuna soccorre il sognare e la grandiosa lezione dell’abate Calderon de la Barca, che induce a capire oltre.

2. Ma perché il ridicolo come marchio di squalifica senza possibilità di appello, se è poi uno dei risvolti umani comuni quello di giocare per vincere, e se non si vince arzigogolare che la vittoria c’è stata? Si dovrebbe ammettere lo stato di necessità umana, per quanti hanno bisogno di esibire vanti di gloria improbabili, rispetto alle loro capacità, alle loro opere di romanzieri, poeti, artisti,  atleti, quando non ledono o offendono le comuni convenzioni non scritte o non scritte della civile convivenza. Una necessità umana di cui Esopo ci ha tramandato un esempio come modello: l’atleta gonfio di sé che racconta agli amici della propria città natale  di essere appena rientrato da Rodi dove aveva ottenuto trionfi per avere eseguito salti da superare, da un piede all’altro il famoso Colosso. Benissimo, fa dire Esopo all’ interlocutore  del vanitoso “ballista”: Hic Rhodus, hic saltus (fingiamo sia qui Rodi, salta qui). Secoli e secoli sono passati ma l’indole umana è immortale. C’è ancora chi vanta di essere stato proposto per il Premio Nobel per le proprie opere letterarie pubblicate in Italia e apprezzate a tal punto all’estero, in un altro Paese europeo, da essere state lì candidate al Nobel per la letteratura. Consapevole di aver pagato profumatamente una impresa che sfruttando la vanità umana di certi poeti, romanzieri o comunque autori di opere letterarie,scientifiche etc.  imprese che sono pronte, dietro congruo compenso, a trovare la via adeguata al regolamento del premio Nobel per fare presentare a una istituzione locale la candidatura. Chi accetta questa via finisce col coprirsi di ridicolo, perché  l’importo salato della tangente che ha pagato alla intraprendente impresa non la saprà mai nessuno, ma la conoscenza dell’impresa e della sua fruttuosa operatività è nota a tutti.  Ed ecco la figura ridicola di chi si prestasse a simile operazione che fa subito pensare a quel detto di greve quanto efficace figuralità che suona: “Testa dentro e chiappe fuori!”

3. Di uno dei casi più ridicoli, che si è verificato una ventina di anni or sono, proprio in Sicilia è stato gongolante protagonista il sacrestano di ***, che servendo messa in parrocchia e facendo eco alle parole sussurrate del celebrante esortava ad alta voce in chiesa: “Scambiamoci un segno di pace”. Ebbene, dopo  anni di questa consuetudine il buon sacrestano  non si è peritato di chiedere e pretendere  di essere proposto al Premio Nobel per la pace. Da non crederlo, ma è stato proprio così. E ancor più incredibile il particolare che ha trovato la istituzione culturale disposta a soddisfare l’aspirazione del buon sacrista, avallando la pratica rituale della candidatura, come da prescrizione per chi voglia proporsi all’alloro (e oro) di Stoccolma. Chiunque che sia disposto a indagare troverà abbondanti tracce giornalistiche e  biobibliografiche in pamphlet sul mite soggetto e sul fatto.

4. Si sente dire: “In Sicilia può accadere di tutto”, e altri aggiunge: “Nulla accade a caso in Sicilia” L’una non esclude l’altra osservazione. Ma che accada proprio di tutto è ordinaria consuetudine: basterà indagare, leggere i giornali, seguire la storia di certi personaggi. Il ridicolo? Intanto quel mite sacrestano di *** ha continuato a fruire della soddisfazione di presidiare convegni parrocchiali ed essere citato puntualmente dalle cronache come “Il candidato al Premio Nobel per la Pace” e questo fino al giorno del coccodrillo e del “pregate per l’anima sua di mancato Nobel”. La sarcastica trovata di Trilussa a proposito del numero di piedi del centopiedi a confronto con il numero di quelli del millepiedi, conclude con l’inossidabile morale espressa in romanesco trilussiano, appunto: “Cè un fottìo di gente che è diventata celebre così”.

5. Il ridicolo? Immaginiamo adesso che nel volgere delle ore di uno stesso giorno squillino dalle cronache dei giornali siciliani cartacei e on-line, annunci conditi a dovere di informazione d’alta cultura, su due casi, in Sicilia, tra l’edificante e il ridicolo; ciascuno lettore di questo divertimento deciderà a quale categoria assegnare i casi (virtuali, per carità)di una ipotetica candidatura di autore siciliano all’alloro intestato all’inventore della dinamite, candidatura, proposta da istituzione di altro Paese europeo e  in attesa di maturare secondo le attese del titolare –  e ci si auspica che la rosa fiorisca, da siciliani non si può che auspicarlo – . E di un caso di premio letterario da sagra turistica  assegnato da una commissione che non si mai costituita né riunita, per un premio mai preceduto da uno straccio di bando  del premio stesso  che  intanto fiorisce (questo momento sì) tra applausi e scatti di fotoreporter in un ambito dell’alta cultura (Risate!) di una  importante provincia siciliana. Dico immaginiamo, perché potrebbe sembrar vero questo nostro calembour a cavallo di inviti tra essi ossimori, citazioni e paramiologie: eppure non solo non è vero ma sarebbe ridicolo il solo pensare che simili avventure possano avverarsi, (Codice morale e penale a parte) fosse pure in una regione del mondo dove, in mancanza di confronti, ogni millepiedi potrà essere acclamato tale, anche se, in realtà, quanto a piedi ne ha meno di quanti ne ha in dote realmente un centopiedi.

Ludi Rector