Personaggi scomodi contro poltrone comode

Siamo uomini e quindi esseri abitudinari. Amiamo le grandi battaglie verso nemici confezionati, attendiamo che le nostre paure e angosce vengano raffigurate da un mostro comune, lontano dalle nostre vite, perché immaginato in alto, sulle nostre teste e non accanto, magari visto in TV e non incontrato al supermercato.
Siamo nel 1993. La storia ci ricorda un periodo animosamente caldo, soprattutto vissuto in Sicilia. Le stragi: la paura entrava nelle nostre case perché diventava tangibile il nemico. Non più solo bisbiglii tra la gente, ma boati, interrompevano i pomeriggi dominicali.
pantaleone grassoSiamo nel 1994. In quei tempi Michele Pantaleone parlava. La voce era quella di Mario Grasso.
In occasione della presentazione del libro: “Michele Pantaleone personaggio scomodo” (Ed. Prova d’Autore, 1994). Le sue testuali parole, commosse, pungono ancora oggi. Sono macigni che interrompono il lento fluire del percorso dei nostri pensieri, speranzosi che il bene possa trionfare sul male, e risvegliati dal torpore del caldo della nostra Isola, apriamo gli occhi infastiditi da un’eco che giunge da una registrazione di quegli anni.

Michele Pantaleone, diceva:
“La mafia da industria del delitto si sta trasformando in industria di potere. E mano a mano che riesce a contaminare il potere, contamina, contamina anche personaggi come me. Io vengo da 50 anni di lotta alla mafia. Sono stato protagonista di vicende strane e straordinarie, assurde. Il mio primo articolo contro la Mafia è apparso su La Sicilia con il titolo “Fascismo, mafia, separatismo” nel 1954. Sono costretto a continuare a denunciare e parlo per legittima difesa. Denuncio i fatti dove sono stato comparsa e protagonista. Il libro di Mario Grasso mi é di conforto per non sentirmi isolato. La comunità non reagisce. Se la mafia è oggi la piovra che condiziona la vita pubblica, la via per sconfiggerla è l’unione di tutti e la denuncia. E questo libro assolve questo compito. La mafia non considera le manifestazioni della domenica, ma le notizie contenute nel libro sono autentiche denunce. Solo denunciando si può sconfiggere la mafia”.

Parole forti, autentiche. Parole che oggi fanno male. Parole che ci riportano indietro nel tempo e ci rivestono di malinconia. Niente è cambiato, o meglio tutto è cambiato per restare uguale: e il concetto di De Roberto resta sempre più che mai attuale.

Quelle parole così dure riecheggiano dalla stessa voce di Mario Grasso, che allora affermava:
“Non ho scritto questo libro su ordinazione. Ho cercato di capire perché Pantaleone sia diventato un personaggio scomodo nella vita sociale e politica. A Pantaleone vengono attribuiti molti fatti inesatti. Il Generale (allora Colonnello) Dalla Chiesa rilevò situazioni che contengono (intenzionalmente) delle imprecisioni gravi per dimostrare delle conclusioni inesatte: ed è difficile che si sia potuto trattare di errore! Addirittura si disse che Pantaleone fosse il figlio di Don Calogero Vizzini!
Io posso affermare di aver guadagnato tempo a cercare notizie: il mio non è stato tempo perso.
Niente accade per caso. Io Mario Grasso ho fatto questo per un fatto giornalistico. La Mafia è una filosofia: c’è troppo ottimismo nel pensare di poterla sconfiggere in poco tempo. Io non sono mafiologo ma c’è un filo di pensiero che va a permeare e incorporare forze intellettuali, in ambienti che coinvolgono anche le nuove leve giornalistiche. Dall’incesto tra il diritto e la giustizia scaturisce la Mafia. Io spero che Pantaleone abbia ragione: denunciamo! Mi sento di dire: ‘Calunniate, calunniate! Qualche cosa resta!’
Come nel mito della Medusa, Michele Pantaleone è pietrificato perché ha guardato in faccia la Mafia. Al contrario Leonardo Sciascia non è rimasto pietrificato perché ha guardato la mafia attraverso uno specchio.
Vogliono tirarmi una carabinata? Me la tirino! La vita è fatta anche di questo!”

Siamo nel 2015. Che altro aggiungere?
Sappiamo bene cos’è successo. Michele Pantaleone oggi inizia ad avere la sua dignitosa posizione in quella che fu ed è la lotta alla Mafia. Mario Grasso per fortuna non ha ricevuto alcun colpo di carabina. Noi siamo qui, in questa isola bruciata dal fuoco e bagnata dal mare.
Dove la Mafia non fa più clamore. Dopo più di 20 anni il timore è che la Mafia sia sempre più “Cosa nostra” di allora perché è sempre “Cosa più comoda”. Comoda nel sistema sociale e politico, dove attinge linfa vitale in cambio di morte. Morte non più plateale e rumorosa, ma assopita e infima, lenta e silenziosa. La Mafia oggi più che mai é la “poltrona comoda” del concorso pubblico truccato, è la mazzetta per una visita medica, è il parcheggiatore abusivo dietro casa nostra.
Ma Michele Pantaleone ha lottato con animo e forza per il futuro. Quel futuro è il nostro presente. La sua storia il nostro esempio. Ha ragione Mario Grasso quando dice che ci vorrà del tempo. Ma di tempo ormai ne sta passando troppo. Svegliamoci dal torpore.
Apriamo gli occhi, andiamo oltre l’apparenza, per fortuna, ormai, le carabine della Mafia ormai non sparano più. Fanno più male le parole, ma soprattutto l’indifferenza!

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