Tra i luoghi che hanno forgiato la vita

Tornare… dove l’aria era un’esplosione di colori accesi e caldi e dove le acque del mare si fondevano con quelle del cielo, senza mai sapersi distinguere; dove tra giochi, scherzi e bagni assolati una parte di me, sconosciuta e meravigliosa, lentamente muoveva i primi passi per venire alla luce. Travolta dai bagliori di quella tavolozza gaia e armoniosa, cornice di infiniti anni d’infanzia e adolescenza, d’improvviso mi sono scoperta innamorata: prima e inaspettata volta in cui ho abbandonato timori tiranni, che imbrigliavano da sempre la mia volontà.
Affiorare per la prima volta il capo da sotto una coltre asfissiante di sabbia e oscura: questo l’accecante impatto, questo l’immenso respirare e l’incredibile toccare il palpito della vita.

Andare dove castelli, parchi e lunghi corsi e viali sono stati testimoni di una fine… o forse, farei meglio a dire “finale”, che ha lasciato ombre di rancore dentro, ma che ha fatto di me una piccola e forte roccia: parto di un lungo e lento riflettersi dentro, immergersi e farsi travolgere tra le onde dell’anima in tempesta. Rinascita di una nuova Io: persa una parte di me, forse la più fresca e genuina, ne ho ritrovata un’altra più matura.

Riandare, con la mente e con il cuore, tra stanze risuonanti confidenze sospiri pianti silenzi, segreti sussurri intese d’amiche. Tra camere pregne di noi, ricoperte di immagini foto ricordi; tra cuscini celanti, divertiti, biglietti d’affetto o liste di ordinarie “comunicazioni di servizio”; tra libri che nascondevano ovetti kinder e barattoli di Nutella; tra chiacchiere mattutine e al risveglio lotte, tra ante chiuse e ante aperte in cucina.
Ritornare in quella casa, nostra e solo nostra, chiunque l’abbia vissuta prima e chiunque l’abbia vissuta dopo. Noi l’abbiamo riempita e solo noi potremo portarne l’immagine, quell’immagine unica e irripetibile, senza tempo e senza spazio, sempre. Casa che mi ha visto cambiare e cambiare, in una graduale metamorfosi spirituale e intellettuale. Fragile, mi ha visto solcare la soglia e mille volte più forte mi ha visto riattraversarla, per un eterno umano per sempre. L’ultima, io, ad averla spogliata, l’ultima ad averla carezzata, l’ultima ad averla baciata con lo sguardo… uno sguardo carico di emozioni, un cuore gonfio di ricordi e le mani ricolme di pacchi e valige mai più fatte e disfatte con quel fare ormai divenuto quotidiano e familiare.

Riportare gli occhi della memoria ancora una volta al percorrere lesto e ansioso di quegli immensi e ampi corridoi; infinitamente piccola tra mura possenti, imponenti per la storia secolare che conservano.
Ancora oggi stupisco alla vista di quelle nere, meravigliose facciate; ancora oggi mi commuovo al respirare l’aria di quei luoghi a osservarne l’infinito chiacchierio allegro e colorato in cui mi rispecchio, ritrovandomi insieme a colleghe conosciute per caso e divenute amiche di e da sempre.
Qui le ansie più forti e le lunghe attese, chine su cumuli di pagine tra cui cercare il senso del futuro; qui, dove pensieri parole risa e rossori hanno creato legami e dissolto catene; qui, dove uomini e donne hanno formato alleanze e distrutto amicizie.
Come non ritornare nel luogo che più di ogni altro mi ha forgiato? Come non riandare nel posto che mi ha abbattuto e sollevato tante volte? Come non desiderare di conservare fortemente nella memoria quelle sale, quei corridoi, quelle aule che hanno plasmato sogni e speranze in un futuro che è ancora lotta, incognita lotta, da combattere giorno per giorno e ora dopo ora…

Non più sola, non più sola.

Tornare dove?

Nei luoghi che hanno mutato il volto della mia vita, solcandolo di indispensabili cicatrici e di irrinunciabili rughe; rigandolo di salubri e benefiche lacrime e illuminandolo di immancabili baleni di gioia…

© Erik Johansson, Scala a chiocciola

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