Umberto Saba: Tra Poesia, Fotografia e Stendhal

Questo volto che indurano gli affanni
ed il tempo, e tu a volo,
Nora, gentile fotografa, hai colto;
è il mio, tu dici. – Io, se mi vedo, è solo
morto. O ragazzo di quindici anni.[1]
 

Il 16 maggio 1951, il poeta triestino scrive alla figlia Linuccia:
Questa è la terza lettera che ti scrivo oggi. Con la seconda ti ho mandato una bella fotografia che mi ha fatto la Nora Baldi (col Ciu) [il nome del canarino di Saba]. Te l’ho subito mandata, e, sul rovescio della stessa, ti ho scritto una breve poesia improvvisata a tavola, assieme alla Nora e alla mamma. Poi, trascrivendola, l’ho tanto migliorata, da essere diventata una delle DIECI (invece che NOVE) POESIE. [e che andranno nella raccolta Quasi un racconto].

Fotografa di Umberto Saba è un’istantanea che testimonia chiaramente la collisione e l’intreccio di due linguaggi diversi che diventano scrittura: poesia e fotografia. Una scrittura dell’istante, del momento quotidiano colto nella sua essenzialità ed essenza, calibrata nel pieno peso della familiarità e della stessa vita, che viene fermata nel momento dello scatto fotografico, ma che riesce ad avere eco grazie alla poesia di Saba, alla sua scrittura che restituisce un’immagine che continua per altre vie, in un possibile racconto in cui il dettaglio visivo viene messo a fuoco.

E’ una contrazione a più livelli: il tempo della fotografia corrisponde al tempo stesso della poesia, dell’attimo afferrato e cristallizzato, impresso appunto, in due forme diverse ma nello stesso spazio vitale, che scavano in superficie e che rimandano a quella teoria della cristallizzazione formulata da Stendhal nel De l’amour: senza un lungo processo di conoscenza e apprendimento simile all’innamoramento, il fotografo non avrebbe la percezione del momento decisivo in cui accostare il suo cuore a la sua sensibilità alla realtà da catturare. E se il tempo della fotografia, nel caso di Saba, corrisponde allo stesso attimo fulmineo dell’obiettivo fotografato, l’analogia tra Nora e il Poeta triestino diventa emblematica raffigurazione di una poetica dell’immagine che innesta un cortocircuito di significati e corrispondenze.

Saba colto nella contemplazione del quotidiano, sposta il processo d’innamoramento del reale dentro i suoi versi, senza disperdere l’attimo dentro il negativo: il bianco e nero del negativo della gentile fotografa crea un continuum sinestetico nell’inchiostro nero impresso sul dorso bianco della fotografia, ovvero testimonianza istantanea dell’analogia particolare che lega l’occhio sensibile della fotografa al cuore del poeta, in un gioco di sonorità tra lo scatto dell’obiettivo di Nora e il battito Di Saba.

 

Immagine mostra. Umberto Saba. La poesia di una vita