San Giuda – 18

[… continua dalla puntata precedente]

Il sorriso di scherno trasformò il suo volto serio, mentre d’improvviso, in uno scatto selvaggio, padre Giordano artigliava con la mano arcuata il collo di Martino. Stava facendo segno di no con la testa. «Ma che idiota… che stupido passare l’intera esistenza così! Possibile che tu non sappia vivere in modo semplice? Dimmi un po’, per quale assurda ragione non pensi una buona volta, per esempio, a innamorarti? Ti passerebbero tutte…».

Ma dovette ammutolirsi, quando scorse il brivido accapponare la pelle del suo torace, quando si accorse che Alessandro Martino sbarrava gli occhi e dilatava le pupille, quando capì di aver toccato un tasto disperato, perché Martino non aveva mai avuto l’amore, perché Martino non l’avrebbe mai avuto. Il brivido che lo squassò, infatti, fu talmente violento, che parve, sì, sorgere dalla pelle che gli aveva accapponato, ma penetrare fino al cuore, perché, no, non era un ragazzino, Alessandro aveva vissuto e probabilmente l’aveva percepito, quell’amore che, come per Turi Torre, non era stato vissuto normalmente, che era stato violento e così sembrava averlo violentato, sì, proprio fino al cuore.

Poggiandosi nell’umidità del pomeriggio montano alla parete scrostata e bagnaticcia della cappella, Alessandro Martino restituì dignità ai propri occhi martirizzati dalla droga, chiari e freddi come quelli di un cieco, poi schernì: «Ma guarda! Sono tanto disperati che per risolvere il problema del gigante hanno portato un bambino! Forse perché era l’unico tanto incosciente da provare a cambiare le cose. Forse perché proprio un essere imberbe, una tabula rasa capace di porgersi come tale può sperare di cercare una via d’uscita diversa da quella che un esperto può offrire, diversa, dunque originale, nuova. Tu non immagini che cosa possa voler dire la parola “vivere”, tanto meno nel modo in cui la sperimentiamo noi.

«A occuparsi di Cosma sono in tanti, prete. E molti sono davvero illuminati, sono unici al mondo, ma non sono comunque riusciti a brillare di fronte alle sue crisi. Che puoi fare tu che non sei niente?»

«Nessuno di voi ha compreso che potrebbe essere possibile donargli equilibrio, usando la semplicità che purtroppo non regna neanche in me… non abbastanza, comunque!», rispose padre Giordano, per la prima volta sentendosi spiazzato, confuso.

Seguì un silenzio spezzato dal canto in coro dei passeri che andavano a dormire su un pino più in là, un silenzio imbarazzante, ricco di omissioni su concetti che non serviva più esprimere perché troppo chiari per essere pronunciati. Poi Giordano aggiunse: «E ora elencami questi illuminati, perché ne vorrei incontrare almeno uno… così… tanto per non ripetere i suoi stessi, inutili tentativi».

«Il suo creatore, per esempio», sorrise Martino, a modo suo divertito, facendo guizzare i muscoli inquieti sotto il gilet nero. «Lo scienziato che ha bramato quest’ibrido e l’ha poi maldestramente liberato nel mondo. Va a parlare con lui e forse potrai cominciare a immaginare qualcosa su come in realtà giri l’universo, perché per ora sei bianco da far pena!»

Il suo sorriso si fece più pronunciato. «L’amore!», recitò dall’oltretomba, mentre i lineamenti si tiravano. «Che concetto elementare, infantile e ridicolo!»

Era come se fosse già morto da un’eternità.

Marcella Argento

[continua nella prossima puntata….]

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