La panna sul cono come diritto del consumatore

 

Con l’estate alle porte e il gradevole clima da primavera inoltrata, è buona abitudine concedersi un cono o una coppa gelato, come la miglior tradizione culinaria italiana consigli, voglia ed imponga. C’è da aggiungere che questa preparazione alimentare andrebbe gustata e ingerita solo se artigianale, ovvero preparata con ricetta lungi anni luce da quella del primo manigoldo improvvisatosi gelataio per miscellanea di numero tre ingredienti acqua, zucchero e colorante, a discapito di una varietà di materie prime, accuratamente selezionate e fresche.Il costo della vita è in continuo aumento, così come quello del gelato: ricordo quando trentadue primavere addietro, bambino sognatore, mi recavo in uno dei bar storici della città, e pagando mille lire, una mano gigante mi porgeva da sopra il bancone il cono strabordante di gelato al gusto che avevo scelto. L’aggiunta della panna prevedeva un costo supplementare che non ricordo a quanto ammontasse, fatto sta che la panna si pagava, e per giunta cara! Nelle scorse settimane, durante la mia permanenza in terra d’Abruzzo, frequentando gelaterie della Pescara perbene, capitò di imbattermi in una piacevole sorpresa, allorché al momento della consegna del cono, che al momento di munirmi di scontrino avevo scelto senza panna, mi fu chiesto se desiderassi della panna. Sentendola nominare, ne sopraggiunse la voglia, quindi risposi affermativamente e aggiunsi che mi sarei recato nuovamente alla cassa per pagare la differenza tra il mio cono tradizionale e ciò che stava per diventare con l’upgrade panna. Il gelataio rispose che la panna era omaggio ed io mi resi conto che era trascorso troppo tempo dall’ultima pulizia del condotto uditivo per mano e strumenti del mio otorino di fiducia acese. Replicai, allora, che avrei provveduto al pagamento della panna, ma la voce al di là del bancone pronunciò nuovamente le stesse parole di qualche secondo prima “La panna è omaggio!”. La sorpresa mutò in meraviglia. Episodio esilarante accadde qualche giorno più tardi, quando in un’altra gelateria, alla consegna del cono chiesi al gelataio, con sicurezza ed aria da goloso, se potesse cortesemente aggiungervi della panna: l’uomo si scusò per non avermelo chiesto e rispose che certamente sì poiché era un mio diritto. Colto dall’entusiasmo per la sorprendente scoperta che a Pescara la panna sul cono è un diritto del consumatore, non tardò lo sconforto nel ricordare che in Sicilia la panna sul cono, granita o altro, non è affatto un diritto del cliente, bensì un costo aggiuntivo di entità variabile compresa tra cinquanta centesimi e centoventi centesimi. Interrogativi irriverenti assalirono la mia mente, come perché pagare la panna nel meno ricco sud. O se l’aumento del costo della panna e l’annullamento dello stesso costo fossero inversamente proporzionali al diminuire del costo della vita in una determinata regione d’Italia. O ancora, che senso avesse non far aggiungere la panna al gelato quando questa è un diritto del consumatore: significherebbe rinunciare ad un proprio diritto, ma in virtù di cosa? Altro interrogativo fu se il desiderio di gelato degli abruzzesi nascesse in virtù dell’idea di avere la panna gratis. Inoltre, mi chiesi se si potesse accomunare la panna sul cono alla stregua della famosa ciliegina su di una torta, ovviamente ricoperta di panna, e così via. Trascorsero notti insonni e giornate sia calde che fredde, cosa che poco m’importava poiché non mi feci mai mancare un gelato con panna (gratis). Continuerò così, approfittando bonariamente della generosità dei gelatai della città del delfino, fino al mio ritorno in Sicilia. Come recitava il qui natale Gabriele D’Annunzio “La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua”. E allor che sia lieve o tra le più grandi, gelato con panna ad libitum!

 

 

 

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