A-TU-PER-TU. Se riuscissi a leggere più veloce

[rubrica di consulenze psicologiche]

Gent.le redazione di Lunarionuovo, mi rivolgo allo spazio di consulenza A-tu-per-tu per un dilemma che sono sicuro accomuna molti lettori. Nella società frenetica di oggi, a tutte le età (io ne ho 34), non c’è tempo che basti, per il lavoro, la famiglia, gli amici, è sempre più difficile ritagliarsi tempo per leggere. Oltretutto, essendo io un lettore ambizioso, mi sento sempre indietro con i programmi che mi creo, sempre in mancanza a fronte dell’enorme quantità di libri che vale la pena e vorrei leggere nella vita. La pila sul mio comodino sale sempre più e io resto a guardarla. Mi chiedo: se riuscissi a leggere più veloce, potrei raggiungere i miei traguardi! Chiedo consigli su eventuali allenamenti mentali per sviluppare la velocità di lettura. Grazie e un saluto cordiale.

Un lettore mortificato

Caro lettore mortificato, l’immagine della pila sul suo comodino, come una torre di Pisa pronta a crollarci addosso, mi ha inquietato e forse perché l’ho sentita vicina. Siamo tutti mortificati. Non posso che comprendere il suo cruccio e rischio di deluderla dicendole che non ho una formula magica.

Sì, è vero, esistono alcuni esercizi che possono aiutare, per esempio ad aumentare l’agilità dei movimenti oculari e la memoria di lavoro (quella che ci permette di fare le operazioni matematiche), ma, a fronte di tutte le altre componenti coinvolte, sarebbero una goccia nell’oceano. Esistono tecniche di lettura veloce (queste corse affannate per sfuggire a un assassino), che addirittura qualcuno sostiene si possano applicare anche alla poesia. Che grande perdita! Da uno studio dell’Università della California è poi ufficialmente emerso che l’aumento della velocità va sempre a discapito della comprensione del testo. È vero che a volte sopravvalutiamo la necessità di doverci soffermare su qualcosa, tuttavia, a volte, per assaporare, bisogna rallentare. Quel che si può fare è semmai ottimizzare l’esperienza-lettura.

Una grande alleata è l’organizzazione. La lettura deve essere routine, abitudine come il caffè. Solitamente scegliamo un momento particolare per il caffè, un orario che coincide con qualcosa (il risveglio, la pausa con i colleghi), a scandire la giornata. La lettura può essere intesa come il caffè. Qualcuno ha l’abitudine, per esempio, di portarsi un libro in bagno (quando non lo sostituisce con lo smartphone), qualcun altro a letto, sul pullman, o lo tira fuori tutte le volte che c’è fila da qualche parte. Basterebbe oggi dedicare più tempo alla lettura (e lo consiglio a lei per consigliarlo a tutti). Rallentiamo!

Ora farò una riflessione che non può essere equivocata perché appartengo a una generazione giovane: non ce ne rendiamo conto, ma il tempo che passiamo sui telefoni cellulari è enorme! Una quantità che non monitoriamo e che ci mortificherebbe – questa sì! – se ne venissimo a conoscenza. Ogni volta che non sappiamo cosa fare, o cosa dire, lo tiriamo fuori un po’ come il bambino si infila il dito in bocca se non ha il ciuccio. Una collega qualche tempo fa lanciava una sfida sui social: ogni volta che si esce di casa, portare con sé, sempre, almeno un libro, anche se non si pensa che si avrà il tempo per leggerlo. Il telefono non deve essere un passatempo. Ogni volta che avremo la tentazione di prenderlo in mano (a meno che non dobbiamo fare telefonate finalizzate), ravvediamoci e tiriamo fuori il nostro libro (ma anche una rivista, un giornale, un kindle o simil-tale). È vero che si può usare lo smartphone anche per leggere articoli, ma non è la stessa cosa, anche per via delle altre trecentomila distrazioni che nel frattempo avremmo, per il da-cosa-nasce-cosa.

Questo apre l’altro aspetto della lettura: la concentrazione. Adeguare le condizioni ambientali affinché siano confortevoli e non distraenti (es. luminosità, postura). È consigliabile preporre qualche momento per liberarsi da preoccupazioni che giungerebbero con pensieri intrusivi, ma anche porsi ritmi sostenibili introducendo, ogni tot minuti, una pausa di movimento corporeo per sgranchirsi o ricaricarsi. Le è mai capitato di vivere periodi di grande efficienza nonostante le molte cose da fare, a fronte di periodi più scarni di impegni ma in cui si è sentito meno in forma? Il movimento fisico ricarica la batteria.

A rallentare e scoraggiare la nostra lettura, in molti casi, può essere anche la povertà lessicale. Faremo più fatica a decodificare parole sconosciute o che frequentiamo poco. Arricchiamo il nostro vocabolario introducendo ogni giorno una parola nuova. Padroneggiando meglio il linguaggio, saremo più disinvolti nel riconoscere e comprendere i grafemi di un testo.

Un altro trucco è porsi obiettivi a breve termine. Quelli a lungo termine divengono angoscianti nella misura in cui la programmazione dei sotto-obiettivi è scoordinata, si vive la sensazione di non giungere mai alla meta. Porsi obiettivi il cui raggiungimento è più alla portata: ci sentiremo più gratificati, si rinsalderanno in blocco motivazione, autoefficacia e autostima, perfezioneremo la nostra organizzazione, aumenteremo il tempo da dedicare a quell’attività gratificante, senza accorgercene avremo fatto più di quel che speravamo.

Detto questo, attenzione con gli obiettivi. Che non si creda di poter leggere tutti i libri che val la pena leggere nella vita. Anche fossimo grandi intellettuali, siamo comuni mortali. A supporto della rispettabilità delle nostre strutturali lacune, le riporto un estratto da una Bustina di Minerva di Umberto Eco:

«Prendete in mano quello che rimane il più ricco repertorio di opere letterarie, il Dizionario Bompiani delle Opere, trascurando i volumi dedicati ad Autori e a Personaggi. Nell’edizione attualmente in commercio le Opere contano 5450 pagine. Calcolando a occhio che vi siano in media tre opere per pagina, abbiamo 16.350 opere. (…) Un repertorio del genere registra le opere che costituiscono il Canone, quelle che la cultura ricorda e che considera fondamentali per l’uomo di buona cultura. (…) Quanto tempo ci vuole per leggere un libro? Parlando sempre dal punto di vista del lettore comune, che dedica alla lettura solo alcune ore del giorno, azzarderei per un’opera di medio volume almeno quattro giorni. È vero che per leggere Proust o san Tommaso occorrono mesi, ma ci sono capolavori che si leggono in un giorno. Atteniamoci dunque alla media di quattro giorni. Ora quattro giorni per ogni opera registrata dal Dizionario Bompiani farebbe 65.400 giorni: dividete per 365 e avete quasi 180 anni. Il ragionamento non fa una grinza. Nessuno può aver letto o leggere tutte le opere che contano.»

E con questa voce autorevole chiudo la mia digressione, augurandomi che le sia stata utile, ma anche di conforto.

Dott.ssa Giulia Sottile psicologa

 

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