Un angelo di poesia maledetta (bellezza della visione rivoluzionaria)

aldamerini

 

A Baudelaire, Rilke, Rimbaud sono bastate un pugno di poesie per andare da qui all’eternità. Il genio si accompagna sempre col dolore: ogni poeta autentico non può che essere maledetto e la maledizione è un marchio a fuoco della società che lo sorveglia e lo punisce per la bellezza della sua visione rivoluzionaria. Chi soffre di più, chi sente di più? Alda Merini e la follia. Il manicomio, il marito, le figlie, gli amanti, poi la poesia, Manganelli, Spagnoletti, Pasolini. Una delle voci più grandi della poesia contemporanea viveva come una barbona. Lei, essere speciale, dotata di una insostenibile sensibilità, donna e madre dai mille volti, ha sempre amato la vita, nonostante la depressione e la profonda inquietudine esistenziale. Le sue foto coi capelli scarmigliati, lo sguardo profondo, la sigaretta in mano, un po’ di rossetto sbaffato sulle labbra, le unghie rosse verniciate alla meglio ci ricordano che la follia merita i suoi applausi e la sua follia ne merita sicuramente più di qualsiasi normalità. L’amore sfrenato per la vita emerge con intensità dalla sua poesia che ricca di suggestioni visionarie si avvicina all’orfismo di Dino Campana, per l’accostamento quasi onirico di immagini che apparentemente non manifestano tra loro alcun legame razionale. Dolcezza e scontrosità, misticismo e filosofia, religione e passione. Le sue poesie sono illuminazioni di chi ha passato una stagione all’inferno. “Perdersi nella giungla dei sensi, asfaltare l’anima di veleno”: inni alla gioia i suoi, ma allo stesso tempo grida di morte e di paura. Ci troviamo dentro una poesia di forti contrasti: l’amore, l’ansia, i confini sbarrati della reclusione e lo slancio vitale della resurrezione sono i temi che si inseguono lungo l’intero arco produttivo di Alda Merini, con ossessioni liriche, con andamenti a spirale, ghirlande, asteroidi inanellati nelle orbite ellittiche di un sistema poetico assolutamente singolare. La sua poesia è una voce particolare, sovente straordinaria, un corpo estraneo, un canto dell’esilio nella letteratura contemporanea; il suo destino fu e continua ad essere quello di avere nuotato a lungo controcorrente.

 

 

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