Timeo hominem unius libri

(dai timori per i cultori di libri al panico per coronavirus e movide)

A proposito di libri e di lettori, Giacomo Casanova nelle “Memorie” non si espresse in modo sibillino come Tommaso d’Aquino, cui viene attribuita la locuzione del nostro titolo. Casanova probabilmente aveva attinto da san Tommaso, il filosofo aristotelico autore della Summa che tutti sosteniamo d’aver letto in quanto nostro proposito in attesa dell’occasione propizia. Casanova ha scritto: “Guardati da colui che non ha letto che un libro solo”. Non ha aggiunto distinzioni, infatti avrebbe potuto espletare meglio con un escludente: “la Bibbia che sia”. Ma si tratta di riflessioni che nell’era di internet non trovano spazio per un briciolo d’attualità, come lo può continuare a trovarlo Alessandro Manzoni, che tra realistica e prudentistica, due abbondanti secoli or sono ha sentenziato, scrivendo l’introduzione a I promessi sposi: “Di libri basta uno per volta, quando non è d’avanzo.” La parte ovvia è che ne basta uno per volta, il “quando non è d’avanzo” poteva risparmiarselo don Lisander, almeno ripensandoci noi, con l’esperienza dei nostri giorni.

Quello che ha confessato parsimonie personali è stato il Foscolo che nella lettera a Vincenzo Monti afferma: “Poich’io cultor di pochi libri vivo.” Confessione che bisognerà interpretare alla luce dei rapporti piuttosto acidi che correvano tra i due, come confermano altrettante dediche che nei rispettivi ritratti esposti nel salotto della Teutocchi Albrizzi inequivocabilmente dettano. Infatti sotto quello del Foscolo il Vincenzo Monti aveva scritto: Questi è il rosso di pel, Foscolo detto sì falso che falsò fino sé stesso / quando in Ugo cambiò ser Nicoletto. / Guarda la borsa se ti vien appresso. [dalla lettera all’abate Urbano Lampredi, Milano, 27 marzo 1827].

Delizia gratificante per Ugo Foscolo che ricambiando la cortesia scrisse sotto l’immagine del rivale. “E questi è Monti, poeta e cavaliero, gran traduttor dei traduttor di Omero”. Rosolio per i biscotti da inzuppare da parte di dame e cavalieri di quella volta. Alimento salottiero di prima portata. Quindi quale significato poteva avere e quale interpretazione dare al Foscolo che scrive a Monti professandosi “cultor di pochi libri” è un tema da lasciare al commento-svolgimento dei posteri.

Senza sibillinare, ironizzare o celiare in materia di libri esprime invece un parere stimolante Giuseppe Giusti in un epigramma indirizzato a Gino Capponi: “Gino mio, l’ingegno umano / partorì cose stupende / quando l’uomo ebbe tra mano / meno libri e più facende”.  Il facende (e non faccende) è un latinismo che allude a fatti da sbrigare o sbrogliare o operare. Con altre parole si potrebbe dire che Giusti allude al grande libro della vita, quello che tutti abbiamo da sfogliare giorno dopo giorno finché viviamo. Vero strumento che forgia inducendoci a “fare”.

Il grande libro che istruisce e forma dando il bene dell’esperienza e della saggezza tra confronti umani, osservazioni, lotte sconfitte e vittorie tutti e “apprendimenti” che ricaviamo leggendo nell’ordine naturale che ci circonda. Libro della Natura di cui noi tutti continuiamo a stracciare pagine ogni giorno, sconvolgendo ogni ordine persino con i quasi innocenti OGM.

Siamo approdati sulla luna, stiamo programmando navicelle spaziali per il turismo interplanetario di domani, ma… arriva lo scherzo tragico e invisibile all’occhio nudo di un tale mostriciattolo che abbiamo definito coronavirus… e gli airbus della produzione in serie presso la BAE Systems plc (BAE) per scampare fuggendo su Marte o sul bel pianeta che ad amar conforta non sono ancora pronti. Solo i teenager, i futuri reggitori delle sorti politiche economiche civili e sociali, hanno capito tutto forse perché sono proprio loro i lettori di un sol libro in quanto fautori di tacitiani nunc demum redit animus, riverenze verso l’Alceo di: νῦν χρῆ μεθύσθην (ora bisogna ubriacarsi), e oraziani nunc est bibendumnunc pede libero pulsanda tellusaprono all’umanità nuove frontiere senza più problemi per libri e timori verso chi ne abbia letto uno che sarebbe già d’avanzo.

Ludi Rector