Si riparano bambole maledette

 

Ha un accento particolare, questa (penultima) parola.
Così: una sorta di ghigno trasversale che ruota, a corsa di criceto (se non fosse un compasso).  È dedicata a S.
Come lo sguardo che ci ha tenuti sordomuti a una sedia:  un grafico subliminale di globuli, piastrine, strisce multicolori.
Il download è stato effettuato con successo.
A giro, e per tre volte in tutt’Italia: dentro le orecchie e dentro le case, tra suppellettili e tv: taglia con forbici allungate ogni speculazione.

È mai possibile, si chiede S., che ancora ci debbano pagare?
Lo dice anche l’articolo 4 della Costituzione. Download della Costituzione.
… Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
È passato un anno per quel lavoro lì, sette mesi da quel lavoro là eppure non c’è un soldo. E se telefono mi mandano affanculo: ste puttane. Quelle che piangono ai telefoni degli altri per un figlio (in provetta) e che non viene. C’è chi spende miliardi per obbligare uno spirito a incarnarsi (e poi bello spirito vi viene a trovare!) e chi non ha come sfamare quello che l’ha scelto per discendere. E si lascia rincuorare, dalle pieghe del vestito di un papa in pensione che passeggia indisturbato, avanti e indietro come un orologio incantato, nel corridoio delle sue dimissioni (quanto vengono retribuite al giorno d’oggi le dimissioni di quel proverbio che non esiste più?)
Se ne fa sempre un altro, di papa o di bambino, anche se il morto è vivo e vegeto.

Questa non è la storia del ‘vivo’, perché più che ‘vivo’ è ‘vegeto’.
Come tutti i suoi amanti mafiosi che, in Italia, ci stanno portando alla rovina, come tutti i grandi pensatori, i grandi imprenditori, i grandi banchieri, i grandi giornalisti parolieri, speculatori, filibustieri, ipocriti, intellettuali ‘del dico e ridico la stessa cosa’. Caste della maledizione. Sì, vegeto: in questa nuova era di schiavitù e di ricatto: ‘ti umilio e non ti pago, ho il potere per non farlo’.

Ancora qui,
direbbe Tarantino nella voce di una sublime Elisa Toffoli: ancora siamo qui? Al chi potrebbe e non lo fa, credendo di essersi ‘evoluto’ superiore, al chi dovrebbe e non lo fa, al passo con i tempi. Siamo ancora qui, aggiungerebbero i Djanghi di tutti gli altri controtempi, sempre più chained, formiche alluvionate da un voto, un programma, un cibo in scatola scaduto, o una musica (download interrotto con successo) che non è più nemmeno musica ma trasmissione in impulso ‘OBBEDISCI: io TI UMILIO’.

Ancora tu?
Con tutti i tuoi beati del potere e pratiche onanistiche e ossessioni, labirinti che intersecano labirinti di ricatti, menzogne e umiliazioni, solo verso chi: non ha nessuna colpa né ossessione. E paga quelle degli altri.
Il potere è di chi lo brama: ma chi lo brama è perché sa di non averne altrove. Nell’invisibile, per esempio.

Diagnosi: labirintite, striscia verde come una bomba dentro l’orecchio. C’è chi ha da escogitare nuove armi. I suoi nemici stanno in diagonale, non hanno da mangiare, né vestire, dove dormire. Quindi se li uccidi fai loro un gran favore.
Ricordalo: tu che vuoi domare il sole.
A squarcio dell’abisso il controabisso, e trombe, come raggi accecanti e abuso.

 

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