Riflessioni sulle idee di democrazia attraverso Platone, Popper e Zagrebelsky

 

democrazia

 

Leggendo la “Repubblica” di Platone, ci accorgiamo che il filosofo ha un obiettivo preciso: imporre al popolo un comportamento di passiva accettazione della struttura classista della società. Infatti lo Stato ideale per Platone s’identifica con quello della classe dominante. Per Platone c’è un gruppo che deve comandare, perché fatto di filosofi-reggitori, che “vedono Verità e Giustizia” e che, pertanto, sono legittimati a ricondurre gli altri sul retto sentiero, che per il filosofo è la via che riporta al passato, agli archetipi, alle Idee. Il principio della leadership di Platone è questo: chi è sapiente ed intelligente comandi, governi e guidi; chi è ignorante lo segua. Karl Reimund Popper accusa, però, Platone di avere teorizzato la “società chiusa”, cioè una “società statica”, in cui domina la morale dell’obbligazione, fondata su abitudini e modi di vita, che garantiscono la solidità del gruppo”. Egli, infatti, nel primo volume della sua opera “La società aperta e i suoi nemici”, dedicato proprio a Platone, considera il filosofo ateniese come il “corifeo della reazione contro la società aperta della democrazia ateniese e il teorico di uno Stato ideale, che dovrebbe bloccare qualsiasi cambiamento socio-politico di uno Stato, strutturato sulla rigida divisione delle classi e sull’esclusivo dominio dei filosofi-reggitori”. Il filosofo viennese definisce Democrazia, la società aperta e Totalitarismo, la società chiusa. Ne “La società aperta e i suoi nemici” Popper, utilizzando la terminologia bergsoniana di società chiusa e società aperta, evidenzia il contrasto fra una società organizzata secondo norme rigide di comportamento, che vengono imposte d’autorità agli individui, che la compongono e una società fondata sulla salvaguardia della libertà dei suoi membri,mediante istituzioni democratiche autocorreggibili. Fra i nemici della democrazia, Popper cita il fascismo e il marxismo che, dice “si rifanno ad Hegel, che a sua volta si ricollega ad Eraclito ed Aristotele e soprattutto a Platone”, contro il quale parla di tradimento nei riguardi di Socrate, campione della società aperta ed amico della democrazia: “Platone fu il Giuda di Socrate e “La Repubblica” fu per lui non soltanto “Il Capitale” ma anche il suo “Mein Kampf”. E’ evidente che il contesto storico, in cui Popper scrive le sue opere politiche è il periodo, in cui in Europa si affermavano il fascismo e il comunismo. Egli dice, infatti, : “Da quando, nel luglio del 1919, avevo chiuso con il marxismo, mi ero interessato alla politica e alla sua teoria, solo come cittadino e come democratico. Ma i sempre più rigogliosi movimenti totalitari di destra e di sinistra negli anni ’20 e nei primi anni ’30 e poi la presa del potere di Hitler in Germania mi costrinsero a riflettere sul problema della democrazia”. In “ La lezione di questo secolo. Intervista di Giancarlo Bosetti”, Popper afferma: “La democrazia, non fu mai dominio del popolo, non può e non deve esserlo”. Il significato del termine democrazia è effettivamente “il comando del popolo”, che è un concetto deviante. I Greci,infatti, avevano capito che realizzare la democrazia non vuol dire istituire “il comando del popolo”, quanto piuttosto preoccuparsi di evitare il pericolo della tirannia. Appunto per questo introdussero l’ostracismo, una misura preventiva adottata nei confronti di un cittadino che era ritenuto pericoloso, perché sospettato di voler instaurare una tirannide. I Greci avevano capito che a fondamento della democrazia non c’è il principio che “la maggioranza ha ragione e quindi ha il potere di fare quello che vuole”.Infatti, in questo senso, una maggioranza potrebbe governare tirannicamente, cioè si verificherebbe la cosiddetta “dittatura della maggioranza”, perché il popolo, a sua volta, potrebbe anche scegliere sia una tirannide sia “ciò che vuole il tiranno”. Questa riflessione sui possibili risvolti della democrazia mi ha fatto ricordare il famoso testo di Gustavo Zagrebelsky “Crucifige e la democrazia”, in cui l’autore ci presenta il processo fatto a Gesù, come esempio dei diversi modi di pensare la democrazia. Infatti Caifa e il Sinedrio rappresentano il potere religioso e sono espressione di una democrazia dogmatica, che si ritiene depositaria di una verità indiscutibile, come Platone; Pilato è il simbolo del potere politico, “campione di una democrazia scettica, a cui tutto è indifferente, tranne che conservare il potere”; il popolo, che è il protagonista “però sobillato, che si sgola con il crucifige!” e altro ma è sondato, cioè come oggetto di sondaggi”. Come si vede la parola democrazia provoca opposte interpretazioni. Ma Zagrebelsky, sempre nella sua suindicata opera, avanza una proposta ed un’ipotesi:quella della democrazia critica, di cui dà la seguente definizione : “Regime inquieto, circospetto, differente nei suoi stessi riguardi, sempre pronto a riconoscere i propri errori, a rimettersi in causa e a ricominciare da capo”. La proposta di Zagrebelsky mi permette di precisare ulteriormente il pensiero di Popper in relazione a quello di Platone. Infatti la questione non è quella di chi deve comandare, come era stata per Platone che, come abbiamo visto, aveva disegnato un progetto di società chiusa, cioè di totalitarismo, ma come si possono organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno. Sia ben chiaro che in qualsiasi situazione attuale o futura la democrazia esiste solo se si costruiscono,si difendono e si perfezionano precise istituzioni, in modo particolare quelle che offrono ai governati la possibilità effettiva di criticare i propri governanti. Per Popper, quindi, la linea di demarcazione tra la democrazia e la dittatura è la seguente : “Si vive in Democrazia quando esistono istituzioni che permettono di rovesciare il governo senza ricorrere alla violenza, cioè senza giungere alla soppressione fisica dei suoi componenti”. Insomma è questo il messaggio, che Popper ci dà in questa interessante opera politica “La società aperta e i suoi nemici”, che il prezzo della libertà è una continua “vigilanza critica”.

 

 

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